A 50 anni esatti dalla nascita del nostro museo, ho sentito il bisogno di ricordare la figura di un uomo, di un amministratore, di un imprenditore, un artigiano che, con il suo agire ha fatto sì che oggi, la nostra Comunità, sia qui riunita a celebrare il museo di cui è stato uno dei padri fondatori.
Sia subito chiaro, che il mio, non ha la pretesa di essere un intervento storico, altri per competenza e merito, svolgeranno questo ruolo, io intendo dare un contributo dal taglio giornalistico, una ricerca fra documenti, foto, testimonianze, racconti che, uniti dal filo della memoria e del ricordo, si leggano così, come per tanti anni è stato fatto, come una pagina del giornale di Coreglia, da conservare poi, con cura, per le generazioni che verranno.
Nel ricoprire il ruolo di vice sindaco, prima ancora quello di dipendente del comune di Coreglia, da 46 anni frequento potrei dire quotidianamente il Capoluogo, il Palazzo Comunale la nostra Comunità.
Lo faccio con passione, amore, conoscenza di retta della nostra storia recente, anche se, nel 1975 quando nacque il Museo, non ero ancora sulla scena, essendo arrivato nel 1980 e il personaggio di cui vi parlerò, aveva lasciato l’Amministrazione Comunale nel 1978, dopo esserne stato a lungo vice sindaco.
Un vice sindaco che ricorda un vice sindaco dopo 50 anni, un periodo di tempo breve se rapportato all’universo ma, lungo, immenso, più che sufficiente per dimenticare persone, fatti, vicende, storie che si sono intessute nel percorrerlo.
Così non è stato per Alberto Bambi, il personaggio che ancora oggi, anche attraverso il mio scritto, fa parlare di se, lo fa in modo vivo, passionale, perché così è nella memoria e nel cuore delle persone che ho intervistato; lo fa perché il suo operato è stato profondo, sincero, dando voce e gesta, ad altri che credevano in lui e, prima di lui avevano fatto parte di quella grande famiglia dei figurinai; lo fa perché, i più lo sentivano uno di loro, un uomo più del fare che del parlare, un trascinatore, uno che si schierava in prima fila, non per apparire ma per dare l’esempio, il contributo spontaneo e gratuito.
Se così non fosse stato, l’oblio e la disaffezione che oggi si manifesta nei confronti della politica e della cosa pubblica, l’avrebbe fatto scomparire sotto una fitta coltre di polvere e disinteresse.
Ma così non è stato, anzi, alcuni anni fa, l’Amministrazione Comunale ha inteso intitolare alla sua memoria il civico teatro comunale, il locale che proprio oggi ci ospita.
Un gesto di attenzione e di rispetto che in genere si riserva a chi è stato un benemerito della propria Comunità, di tanto Coreglia non ne ha mai disconosciuto i meriti, avendo Alberto Bambi avuto anche nella realizzazione e gestione del teatro, un ruolo di primo piano.
Tuttavia, è rimasto nel comune sentire, il desiderio, la voglia di riconoscere al Bambi, anche un ruolo, come più sopra ho detto, di “Padre Fondatore” del nostro Museo Civico.
Non per cattiva volontà, sia chiaro, ma per l’incedere che talvolta nella cosa pubblica hanno questo genere di pratiche, o per innata mancanza di sensibilità di alcuni amministratori verso il culto della memoria e della riconoscenza.
Ecco, questa premessa era doverosa per rendere chiaro e trasparente a chiunque, la ragione di omaggiare la figura del vice sindaco Cav. Alberto Bambi in occasione del 50° anniversario della fondazione del museo che oggi porta con lustro, il nome del Prof. “Guglielmo Lera”.
Ma veniamo ai fatti: Alberto Bambi nasce a Livorno il 15.05.1905, si trasferisce a Coreglia nel 1942, muore a Barga nel Arriva a Coreglia da Livorno, non so se per eventi storici legati alla seconda guerra mondiale o se stimolato da opportunità lavorative nell’artigianato.
Di fatto risulta essere ben inserito nel tessuto sociale e ben presto raggiunge importanti incarichi nell’Amministrazione locale fino al ruolo di vice sindaco.
Un percorso comune ad altri personaggi di origini livornesi che hanno lasciato traccia nella zona di Coreglia.
Da buon livornese, manifesta un carattere aperto, solare, scherzoso, (lo dico perché comunque ho avuto modo di conoscerlo) e ben presto lega amicizie, consenso e sa farsi apprezzare sia in campo lavorativo che pubblico, ricoprendo il ruolo di consigliere comunale e di assessore vice sindaco.
Nell’anno scolastico 1972/73 a Coreglia viene realizzata la nuova scuola elementare, fino ad allora ospitata nel palazzo Vanni. Il palazzo, una volta sgombrato dalla scuola, conservava al suo interno in una stanza, vario materiale didattico derivante dalla ex scuola di disegno e plastica fondata dal Barone Vanni.
Nell’estate del 1973, Bambi ideò di esporre questi reperti assieme a quelli posseduti dal maestro Molinari e dati in consegna alla locale proloco, allora presieduta da Trento Gonnella, proprio nella locale sede in via Antelminelli,1. Fu una collocazione provvisoria che vi rimase per oltre un anno.
Ancora, su suggerimento di Alberto Bambi, prese corpo l’idea di trasferire tutti gli oggetto esposti, nei locali della ex scuola elementare, ipotizzando di adibire l’edificio a futuro Museo.
Al professor Lera, piacque l’idea e ebbe così inizio una “avventura culturale” collegando i gessi esposti, alla originale storia della emigrazione locale.
Nell’anno 1974, sempre su interessamento del vice sindaco Bambi, l’Amministrazione Comunale, approvò il progetto di recupero dell’edificio Palazzo Vanni, progetto redatto dall’ufficio tecnico comunale, la cui direzione lavori fu affidata al geom. Sandro Catignani.
Dagli atti, ho verificato che era prevista una spesa presunta di 38.000.000 di lire. Abile fu l’assessore Bambi a incontrare l’assessore regionale alla cultura Filippelli, livornese come lui, convincendolo a sostenere l’iniziativa. I lavori, principalmente interessarono il piano terra e il primo piano e le aperture dei collegamenti fra le sale principali. I lavori furono affidati alla ditta Cavani, fra le maestranze impiegate, da ricordare Coltelli giu seppe e suo figlio Adriano.
Bambi, ancorché Amministratore pubblico, di fatto era un “Capo Mastro” ruolo che gli derivava sia per l’esperienza che per la grande volontà e passione che lo coinvolgevano in questo progetto: gli amici del bar subito lo definirono “l’Assessore con la Mestola”…
A seguire furono affrontati i lavori per gli arredi, in buona parte quelli che ancora oggi avete modo di vedere.
Furono commissionati alla ditta Lunardi oliviano di Piano di Coreglia che, successivamente eseguì anche gli arredi della sala consiliare.
Altri fornitori misero in opera le vetrine espositive.
Alla fine dell’anno 1974, il “Contenitore” del nuovo Museo era realizzato. Ora, dovevano essere collocati i gessi e attrezzature varie legate alla produzione delle figurine. Un lavoro oscuro ma importante, la cui regia è sempre stata curata dall’infaticabile Bambi e dal fido collaboratore italo ollietti.
Al professor Lera, in virtù dei suoi studi, fu affidato l’incarico di curare l’allestimento, le didascalie e il percorso iconografico.
Naturalmente il Professor Lera curò in ogni det taglio la parte storica in particolare quella legata alla emigrazione e relativa documentazione archivistica.
Finalmente, nell’anno 1975, con Decreto della Regione Toscana, fu istituito il Museo che oggi conosciamo e che nel 1981 fu affidato dall’Amministrazione Comunale nelle mani del Dottor Paolo Tagliasacchi che oggi ci onora della sua presenza.
La fruizione e la cura del Museo avveniva su base volontaria, meritoria rimane la figura di Italo Ollietti. Il Cav. Alberto Bambi, figura semplice, ma al tempo stesso originale e complessa, merita di essere ricordata anche per altre lungimiranti iniziative: la costruzione del cinema, per tutti “il Teatro” unitamente alla impresa Cordogli; l’apertura della prima gelateria ante litteram in via Antelminelli, incrocio via della Piazzetta;
L’Italarte, fu il core business della sua attività, nata nel seminterrato del palazzo di proprietà del cognato Ulisse Viviani. Questa azienda, possiamo definirla la madre della sua viscerale passione per i gessi, i figurinai, quest’arte povera che ha toccato ogni parte del mondo, attività che a Coreglia è stata fonte di reddito per tante famiglie fino alla seconda metà del secolo scorso.
Naturalmente in quegli anni, a Coreglia molte e fiorenti erano le aziende che si dedicavano all’attività gessistica, tuttavia riteniamo di poter affermare che senza la presenza, la tenacia, la passione, la volontà del Bambi, oggi forse non saremmo qui a celebrare questa storica ricorrenza.
Una menzione meritano persone che a lui in questo percorso sono state vicine e di grande ausilio: Guglielmo Lera, Italo Ollietti, Sandro Catignani, Foscolo Vanni, Ulisse Gonnella “Ulissino”, Sergio Pisani, Giuliano Pisani, Luigi Pisani, Enrico Benassi, Luigi Benassi, i fratelli Marsili di Gromignana, i cui gessi, provenienti dal loro laboratorio di Roma, sono al piano seminterrato del Museo, i Molinari, Manlio Giannotti.
Piace lasciare traccia di alcuni aneddoti, raccontati dal geom. Sandro Catignani e dal figlio Carlo.
Riferisce il geom. Catignani: “Nel piano seminterrato dove erano le cantine della ex scuola elementare, fu deciso in un secondo tempo di ricavare e allestire il Laboratorio del Figurinaio e altre stanze espositive. Da vecchie planimetrie venne fuori che di fatto, un locale era stato riempito con materiale di risulta risalente agli anni 1920. Bambi non si perse d’animo, decise di svuotarlo e creare una apertura. Così fece, solo con l’ausilio di una carretta. Raggiunto lo scopo, su un lato della stanza apparve un bellissimo arco a tutto sesto in mattoni. Durante una visita di ispezione dell’allora Soprintendenza, la funzionaria disse: “Questo arco va intonacato, altrimenti sembra di essere in una pizzeria”.
Lera, Catignani e Bambi, pur annuendo, lasciarono quell’arco in bella vista, così come oggi potrete ammirare….
Riferisce il figlio Carlo: “Con il progetto redatto dall’ufficio tecnico, mio padre si recò in Regione per sottoporlo all’assessore alla cultura. Successivamente la Regione, discretamente sollecitata, approvò il progetto e finanziò i primi lavori che furono assegnati alla ditta Cavani. Siccome mio padre da giovane aveva fatto il muratore, riprese i ferri del mestiere contribuendo, con la sua opera ai lavori di ristrutturazione. La ditta Cavani voleva pagare il lavoro da lui prestato, che ammontava a un milione di lire. Ovviamente mio padre non volle assolutamente niente e quando la segretaria dell’Assessore regionale venne per controllare i lavori mio padre le disse che c’era un problema: avendo lui lavorato gratuitamente dal finanziamento erano avanzati un milione di lire. Ma come, disse lei, normalmente mancano sempre, qui sono avanzati. Allora concordarono che quei soldi potevano essere impiegati per dotare le finestre del palazzo di relative inferriate e così fu fatto. Ma la cosa più importante fu quella che riuscì a convincere molti abitanti del Capoluogo, a consegnare al museo i tanti reperti che in molte case si trovavano nelle cantine e nelle soffitte e che, fiduciosi dell’importanza del museo, offrirono volentieri arricchendolo con molte testimonianze dell’attività svolta dai loro padri e nonni nel saper lavorare il gesso in ogni genere…”
Termino questo viaggio nel tempo facendo una domanda: ma avete capito chi è stato Alberto Bambi? Certamente. Un personaggio eclettico, un po’ fuori dagli schemi, un inguaribile sognatore, un amministratore onesto, un leader come solo sa essere un li vornese verace trapiantato a Coreglia.
A Lui, dobbiamo molto.






