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Redazione
ANNO XIVdomenica 25 Ottobre 2026
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Il “Sillabario dei tempi perduti” di Maria Pia Pieri: un viaggio tra memoria e presente

Un pomeriggio di intensa partecipazione emotiva e culturale quello che si è tenuto ieri alla Fondazione Ricci, per la presentazione del libro “Sillabario dei tempi perduti” di Maria Pia Pieri. Una scrittrice amatissima, dalla penna sensibile e profonda, capace di intrecciare memoria e attualità in modo delicato ma mai scontato.

La presentazione è stata affidata alla storica Sara Moscardini, che ha condotto con sensibilità e competenza un dialogo sincero con l’autrice, offrendo al pubblico numerose chiavi di lettura del volume.

“Il Sillabario dei tempi perduti – ha spiegato Moscardini – compie simbolicamente il suo primo anno di vita. È il secondo sillabario scritto da Maria Pia, un formato ormai raro e prezioso, che qui prende vita in 21 racconti divisi in tre sezioni. Il tono è quello del flusso di coscienza controllato, in cui l’autrice osserva la realtà con sguardo lucido e partecipe, tra passato e presente, senza mai indulgere nella nostalgia o nel giudizio».

Le tre sezioni – Tempi speranzosi, Tempi sfiduciati e Tempi angosciosi – scandiscono un percorso narrativo che attraversa l’età matura, la riflessione politica e sociale, fino a toccare le date dolorose della nostra memoria collettiva. Non mancano osservazioni sul mondo attuale, sulla guerra, sulla vecchiaia, sempre trattati con una voce gentile, autentica, che invita alla riflessione.

“Quando torna indietro – ha detto ancora Moscardini – Maria Pia lo fa con delicatezza, con uno sguardo di indulgenza verso se stessa e verso gli altri. Il suo stile è semplice e scorrevole, ma mai banale”.

Durante il dialogo, Pieri ha raccontato come nascono i suoi testi: “Sono situazioni di vita e ricordi che avevo dentro, ma per i tempi sfiduciati è stata fondamentale la riflessione politica. Anche la vicenda del fumettisata Zerocalcare ai Comics ha contribuito a stimolare il mio pensiero”.

Uno degli elementi più interessanti del libro è la presenza di post scriptum a fine di quasi ogni racconto: “Sono una persona che parla molto – ha detto Maria Pia sorridendo – ma quando arrivo a casa mi rendo conto che ci sarebbero state ancora tante cose da dire. Qui, finalmente, ho avuto lo spazio per aggiungere quelle parole mancanti, e mi sono sentita liberata”.

E con grande sincerità, ha poi confessato: “Il libro è piccolo perché, a un certo punto, non riuscivo più ad andare avanti. Troppe notizie tristi. Se avessi continuato, non so cosa sarebbe uscito. Avevo detto che non avrei scritto più. Pensavo fosse una scaramanzia, ma in realtà oggi non riesco più. Non mi mancano le idee, ma l’angoscia per le guerre e per i morti mi blocca”.

A chiudere l’incontro, la domanda di Moscardini su quale racconto le fosse più caro. 

“Sicuramente quelli che si riferiscono alla guerra in Italia tra il ’43 e il ’45. In particolare, la storia di Pietrino e quella di Teresa Talotta Gullace, una donna calabrese, medico, che grazie anche al sostegno dei fratelli si impegnò attivamente durante il conflitto. Le donne calabresi, spesso dimenticate, hanno dato molto. E Gullace è un simbolo di coraggio e dedizione”.

Gli applausi finali, lunghi e sentiti, hanno suggellato una serata intensa, in cui il valore della memoria, della parola e della sensibilità ha trovato piena espressione.

Foto di Nicola Tognetti

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