Un performer di razza, un fuoriclasse della risata. Il suo spettacolo non solo diverte, ma, inevitabilmente, porta anche a riflettere: “Vado a vivere da me“, infatti, è molto più che una serie divertentissima di sketch; è la parodia riuscita di una generazione alle prese con il dramma della sindrome di Peter Pan.
Ridere fa bene perché permette di affrontare le questioni serie con il giusto distacco. Jonathan Canini, attore e comico pisano (di Pontedera, per la precisione), questo lo sa bene e, abilmente, indolora l’amara pillola con dosi abbondanti di umorismo. Il risultato è uno show esilarante, che, alla fine delle risate, lascia con il dubbio: non starà mica parlando di me?
Il parco della scuola primaria di Ghivizzano, ieri sera, non riusciva a contenere l’entusiasmo del pubblico. Un evento da sold-out. Sarà che Jonathan, da queste parti, è un po’ come giocasse in casa. Eh sì, perché la sua famiglia ha origini garfagnine. E uno dei suoi personaggi più riusciti, sul palco, è proprio lo zio Dino di Campocatino: pragmatico, risparmiatore, operoso.
C’è molta autobiografia nella messa in scena. Due ore no-stop di recitazione e improvvisazione, senza mai un calo. Un animale da palcoscenico. Canini è il simbolo di chi ce l’ha fatta a realizzare il suo sogno partendo da un mezzo democratico come il web dove i suoi video sono diventati virali.
La sua storia è emblematica dei nostri tempi. Parla di quel gap generazionale tra genitori e figli, della difficoltà a spiegare ai primi che lavoro fanno i secondi, del linguaggio mutato. Che lavoro fa tuo figlio? Il padre di Jonathan risponde: “I videi su intranet“.
Spassosissimo. Ma “Vado a vivere con me” è anche un fermo immagine dell’Italia di oggi dove i giovani – anche se, ormai, non più giovani – faticano a lasciare il nucleo familiare ed emanciparsi. Figli mammoni? Può darsi. Ma anche mamme iper-protettive. Un senso di inadeguatezza che poi si riverbera nelle relazioni con il partner al momento della convivenza, tanto da far dire al protagonista che, forse, era meglio quando stava in casa con i suoi…
Tutte riuscite le caricature dell’attore: dal maranza al fattone, fino all’irresistibile Pamela di San Miniato. Una delle maschere più centrate è quella dell’ingenua comare del sud alle prese con il nipote spacciatore. Da piegarsi in due. Immancabile, infine, il siparietto – vero e proprio marchio di fabbrica – tra pisani e livornesi.
La serata è stata realizzata dal comune di Coreglia Antelminelli in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo. Un’occasione per abbandonarsi al sorriso, dopo le fatiche del giorno, ma anche per rinforzare quel senso di comunità che ancora si respira nei nostri borghi.
Foto di Nicola Tognetti
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