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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
castelnuovo di garfagnana

Fosco e Dacia, un’odissea familiare: a Mont’Alfonso Maraini ritrova la sua Itaca

È stato un gigante. Alto quanto le vette che ha scalato, esotico come i paesi che ha visitato. Fosco Maraini. Un esploratore di universi. Un viaggiatore dell’anima.

Pensare che un personaggio così – che ha girato il mondo in lungo e in largo, che ha vissuto esperienze umane così profonde e segnanti, che ha visto luoghi incantati e conosciuto bellezze sconfinate – abbia consapevolmente scelto, dopo tanto girovagare, di stabilirsi definitivamente lassù, alla Pasquigliora, nella natura più selvaggia, è un fatto davvero straordinario.

Un messaggio forte, significativo che, oggi più che mai, è necessario interpretare alla luce della deriva insostenibile di un mondo che sembra ormai autofagocitarsi nel suo delirio di onnipotenza eterna.

Ieri sera, nell’evento inaugurale in Fortezza del festival “Mont’Alfonso sotto le stelle”, la Garfagnana è come se avesse riabbracciato un caro, vecchio amico. E lo ha fatto proprio all’ombra di quelle Alpi Apuane tanto amate da Fosco, quelle “rosee guglie di gotica bellezza” – come le definì il poeta castelnuovese Olinto Dini – che oggi accolgono il parco culturale a lui dedicato, con sei sentieri didattico-emozionali e la sua casa-museo.

Palpabile l’emozione in sala. C’erano Mieko Namiki, la moglie, che, sul palco, ha ricordato di quella scalata sulla Pania, partendo dal Piglionico, quando, in lontananza, il suo sguardo ricadde su quei tetti rossi, tra le vegetazione, che Fosco le promise avrebbero raggiunto insieme, senza sapere che uno di questi, sarebbe divenuto il “loro” tetto per quasi 30 anni.

Debutto nazionale per lo spettacolo teatrale “Fosco Maraini. Il gioco dell’universo” per la regia di Consuelo Barilari e la drammaturgia di Maria Dolores Pesce. Una bellissima messa in scena che ha dato voce e corpo ad un padre (Fosco) e ad una figlia (Dacia) attraverso l’interpretazione magistrale di due formidabili attori: da una parte Manuela Kustermann, icona del teatro del ‘900, nei panni della Maraini (autrice dell’omonimo libro al quale la rappresentazione si è ispirata), e dall’altra Maximilian Nisi, eccezionale nel rendere lo spirito avventuriero del protagonista.

Ad introdurre la serata una testimonial d’eccezione, Licia Colò, che, con il suo programma “Eden”, aveva già avuto modo di conoscere la Garfagnana; la scoperta della Fortezza, però, ha suscitato in lei una reazione sincera di meraviglia e di stupore. La presentatrice ha definito Fosco Maraini un “cittadino del mondo” e “un orgoglio italiano“, un personaggio molto conosciuto nel mondo dell’alpinismo, dell’antropologia, dell’orientalismo, della fotografia, della poesia, della scrittura, ma da scoprire di più tra il pubblico di massa.

Due ore intense, tra suggestive foto recuperate dal prestigioso archivio Alinari, musiche evocative e testimonianze dirette di chi, Fosco Maraini, non solo lo ha conosciuto, ma ha anche stretto con lui un legame di amicizia: su tutti Feliciano Ravera, autore del volume “La 34^ casa di Fosco Maraini”, edito dalla collana Banca dell’Identità e della Memoria dell’Unione Comuni Garfagnana, ed Eugenio Casanovi, ex presidente del C.A.I. Garfagnana e coordinatore del progetto del parco culturale intitolato a Fosco.

Il sindaco di Castelnuovo di Garfagnana, Andrea Tagliasacchi, la presidente dell’Unione Comuni Garfagnana, Raffaella Mariani, e il sindaco del comune di Molazzana, Andrea Talani, hanno portato il loro saluto istituzionale, di fronte ad una numerosa cornice di spettatori tra i quali, in prima fila, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca Massimo Marsili.

Purtroppo, un problema tecnico non ha permesso di sentire la viva voce di Dacia Maraini collegata in video. Rimane il ricordo di una serata piena di pathos, che ha provato a tracciare il ritratto di una personalità eclettica a partire dal tenero rapporto con sua figlia: la storia di un Ulisse del novecento, tornato alla sua Itaca di montagna, e di una scrittrice-Telemaco che si è messa per mare alla ricerca di un padre che, anche nelle sue lunghe assenze, ha fatto sentire la sua presenza. Il suo segno. Il suo lascito.

Foto di Nicola Tognetti

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