Ieri sera al festival “Mont’Alfonso sotto le stelle” è stata la volta di “Canto Libero”, un gruppo musicale che rivisita le musiche del duo Battisti-Mogol, formato da 10 elementi, con musicisti incredibili.
La loro provenienza geografica è Trieste, un aspetto questo che li ha accomunati a Battisti anche se per poco – raccontano loro – per il bellissimo brano “La luce dell’est” che proviene proprio da territori molto vicini alla bellissima città triestina.
L’inizio del concerto non mi è piaciuto. Il cantante appariva, ai miei occhi e a quello di miei amici, troppo diverso da Battisti, soprattutto nel modo di porsi; ma anche nel modo di cantare e per gli arrangiamenti.
Io sono cresciuta con Battisti e conosco tutti i brani parola per parola, o quasi, e sono molto legata al suo modo di cantare. Così l’inizio mi ha fatto storcere un po’ il naso. Faccio parte di una generazione venuta su con Lucio, la sua musica era ovunque e amata da tutti. Sì, qualche canzone riceveva critiche da molti perché alcuni testi erano “discutibili”; ma le parole – discutibili o no – restavano impresse dentro e facevano riflettere. Qualche volta poteva uscire una critica, come su “Emozioni”, nel passo “Capire tu non puoi….”, proprio perché sembrava che trattasse male il genere femminile; però quel pezzo lì, parole o no, è uno dei più belli di Battisti.
Si è discusso a lungo di questo duo Mogol-Battisti, di come scrivevano le canzoni, da chi venissero le idee. E Mogol ci ha messo il suo, dopo la morte di Lucio. La sua musica è mancata, non si sa perché (o meglio si sa!), a tutta una generazione – gli attuali 30enni – perché non la passava per radio e non c’era possibilità di ascoltare i brani, se non in qualche registrazione su Youtube. Finalmente la disputa dell’eredità, complicatissima – e si parla di “soldi” – è finita e, finalmente, si è potuto riascoltare Battisti in radio e in streaming.
Quindi si arriva anche a “Canto Libero” e si ritorna al nostro spettacolo che, a un certo punto, è decollato: sarà stata la scelta dei brani, il fatto che hanno incoraggiato il pubblico a cantare e ballare e il coinvolgimento attivo si è visto e c’é stato alla grande. Non sono mancati i brani con il “Sing Alone” o il cantare in coro con il gruppo. Naturalmente, i pezzi – tutti grandiosi e super conosciuti – hanno favorito il gruppo; nei bis, poi, i musicisti hanno davvero dato il meglio raccontando aneddoti su Battisti e Mogol, sul modo di comporre i brani. Il frontman, Fabio “Red” Rosso, ha raccontato che, una volta, Mogol gli aveva detto: “Il genio è uno solo, e non sono io”. Forse voleva fare il modesto, quella volta lì – aggiungo io!
Poi è iniziato un altro brano del sodalizio Battisti/Mogol, “E penso a te”, un pezzo “gigante”. Insieme avevano scritto brani anche per altri musicisti nei primi anni ’70, come “Vendo casa” per i Dik Dik, per Patti Pravo “Il paradiso”, o per la “Formula tre” e il brano che è seguito era proprio il loro “Eppur mi son scordato di te”.
Alla fine dello spettacolo, Fabio “Red” Rosso ha avuto una bellissima iniziativa: ha dedicato il concerto ad una volontaria degli autieri, Annamaria, per quello che lei aveva raccontato loro, durante la cena. Un gesto speciale davvero, e Annamaria si è commossa e ha mandato loro un ringraziamento. Un gesto semplice, che ci permette di evidenziare i rapporti speciali che si creano tra le persone attraverso la musica in questo bellissimo festival.
Battisti, attraverso “Canto Libero”, non poteva mancare nella mia rubrica “Il teatro è servito”, ovviamente insieme a tutto quanto fa spettacolo: E via ancora per spettacoli che ci emozionano sempre e che vale la pena di vedere. Sempre!