back to top
Pubblicità
Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
barga

Quando il dolore diventa voce: la canzone di Sergio per suo padre Roberto Bianchini

Ci sono ferite che non si chiudono, non subito almeno. Ci sono mancanze che non si raccontano con frasi ordinate, ma con respiri spezzati, silenzi, e parole che a volte tremano. A volte l’unico modo per sopravvivere a un dolore che strappa è trasformarlo. Metterlo in musica. Dargli un nome, una casa, un suono.

È quello che ha fatto Sergio Giuseppe Bianchini, 18 anni, figlio del vigile del fuoco di San Pietro in Campo Roberto Bianchini, scomparso prematuramente a Barga il 28 ottobre dello scorso anno. Una perdita che ha profondamente scosso l’intera comunità barghigiana, lasciando un vuoto difficile da colmare.

Sergio oggi frequenta il quinto anno all’alberghiero di Barga, gioca a calcio nell’Asd Barga e vive a San Pietro in Campo. “La musica è il respiro in questa vita molto caotica”, racconta. E proprio la musica è diventata il ponte tra lui e suo padre, un ponte fatto di memoria, amore e incompletezza.

A due settimane dal doloroso anniversario, è arrivata l’urgenza: “E se facessi un testo su mio papà?” È nata così “Impronta”, una canzone scritta di getto, in ore di pensiero profondo, e rielaborata insieme agli amici, un lavoro nato dal cuore e cresciuto nel calore del gruppo.

“Mi sono liberato di un peso, avevo un macigno addosso. Nella parte finale non vedevo il microfono… era come ascoltare già tutto finito. Ora quando lo riascolto sento l’emozione che si muove dentro di me.”

A sostenerlo in questo viaggio emotivo, i suoi amici: Tommaso Monticelli (produttore barghigiano, classe ‘99 – ha curato la produzione: beat e sonorità), alias Monticelli; Simone Espinoza (rapper della Mediavalle, classe ‘96 – rielaborazione testo ed emozioni), in arte “Randy Chronic”; Patrik Lazzarini (supporto in testo e produzione); Lorenzo Leone (supporto in produzione).

“Non è stato solo un gruppo di lavoro ma un gruppo di amici. Alla base c’è amicizia, aiuto. Sono stati una spalla importante. Abbiamo fatto le 5 di mattina e non so come ringraziarli.” La canzone è stata chiusa in meno di una settimana. Ore e ore in studio, un flusso continuo di emozione e verità.

Il nome d’arte scelto da Sergio è Prils: “Era un tatuaggio di mio babbo sulla spalla, le iniziali della nostra famiglia: Paola, Roberto, Irene, Lucia e Sergio.” Quando è nata l’idea del progetto, l’ha condivisa prima con la sorella Irene, poi con la mamma Paola e la sorellina Lucia. “Si sono emozionate e commosse.”

“Impronta” è un viaggio interno, una battaglia con se stessi, un monologo di amore e rabbia: “Parte piano e poi nel ritornello spinge forte. È un viaggio dentro le emozioni, come ferite, rimpianti… e nel ritornello esplode la rabbia.” E quella ferita ha un nome: “L’ho chiamata Impronta perché le cose che ho passato con lui e la sua scomparsa sono rimaste lì, è una ferita aperta difficile da guarire.” Uno dei messaggi più toccanti che Sergio vuole lasciare è per chi vive un dolore simile: “Non rimpiangere ciò che hai avuto, sii grato di averlo avuto.”

E la canzone si chiude con un sussurro che sembra un abbraccio in bilico tra cielo e terra: “Ormai tutti questi mostri sono diventati miei amici, ci ho provato a rimpiazzarti ma non c’è nessuno come te, ti voglio bene pa’… per sempre insieme.”

“Impronta” è disponibile su Soundcloud e YouTube, ed è più di una canzone: è un figlio che tende la mano al padre, è memoria che diventa musica, è amore che trova una strada anche quando il dolore sembra trovarne solo muri.

Nel suo gesto c’è tutta la forza di chi ama e soffre, ma sceglie la creazione invece della chiusura. Sergio, un ragazzo di 18 anni ci ricorda che il sentimento è resistenza, e che a volte l’arte nasce proprio dove la vita fa più male. E Barga, che ha pianto per Roberto, ora applaude suo figlio Sergio: perché dare voce al dolore è un atto di coraggio. E perché certe impronte restano per sempre.

Dalla homepage

Ultimi articoli in Cultura e spettacolo