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Redazione
ANNO XIVsabato 10 Ottobre 2026
il teatro è servito

Reunion di classe: noi, quelli del corso 1973-78

Nel marzo scorso, un bel po’ di mesi fa, ci siamo ritrovati, io e i miei compagni di scuola.

Sono stata coinvolta molte volte in pranzi o cene con studenti e sopratutto con ex studenti, cosa che ovviamente capita a chi ha fatto l’insegnante per quasi 35 anni; ma questa volta ero anch’io in veste di studentessa, con i miei compagni di classe.

Si ci siamo ritrovati – e per alcuni era la prima volta da quando ci lasciammo dopo l’esame di maturità – in 20 compagni di classe del corso C e con quattro dei nostri insegnanti.

Abbiamo ricordato fatti e storie della nostra classe, risalenti ormai a più di 50 anni fa. Il nostro corso era il C al liceo scientifico Galileo Galilei di Castelnuovo di Garfagnana, iniziato nel 1973 e terminato con la maturità nel 1978.

Abbiamo cercato di rintracciare tutti quelli che hanno fatto parte nelle nostra classe, in quegli anni.

L’idea è partita da un mio compagno, Giovanni, che è venuto a casa mia e mi ha proposto di organizzare questa reunion. Ci siamo convinti della sua fattibilità e abbiamo coinvolta la Laura. Con i potenti mezzi social, in primis WhatsApp, è stato abbastanza facile. I gradi di separazione, ormai si sono ridotti. Così, con l’aiuto di tutti, siamo riusciti a rintracciare quasi una trentina di persone, tra studenti e insegnanti, che avevano avuto un qualche ruolo della nostra classe. Ovviamente, non tutti sono riusciti a partecipare, infatti sarebbe bello riprovare per il prossimo anno.

C’e stato un grosso entusiasmo, fin da subito, e tutti sono stati felici di accettare questa sfida: quella di rivederci dopo così tanti anni. La maggior parte di noi è in pensione o molto vicino ad andarci.

Così si è parlato di cosa abbiamo fatto in questi 50 anni e che cosa faremo nel futuro, in modo lieve e senza stress, come si confà a chi ha già dato molto e aspetta quello che accadrà, ma con fiducia, cercando, ovviamente, di sperimentare cose nuove.

Gli anni, i ’70 appunto, che trascorremmo insieme, partiti da adolescenti, verso l’età adulta erano tremendi, e l’eco ci arrivava a scuola, o meglio ai “Cappuccini” in cima al colle, a fianco all’ospedale, nell’ex convento, dove era allora la sede del liceo scientifico Galileo Galilei, oggi inglobato nell’Isi Garfagnana.

Ci arrivavano le notizie delle stragi (quelle importanti come la strage di Piazza della Loggia) e al telegiornale c’erano sempre fatti di sangue di tutti i tipi, per culminare nel ’78 con il rapirmento e l’uccisione di Moro. Quando successe, ormai, eravamo in quinta e qualcosa si capiva, ma non troppo.

Ci arrivavano gli echi delle manifestazioni studentesche del ’77, e non ci trovarono impreparati: infatti occupammo anche noi la scuola, per vari giorni, e protestammo a lungo perdendo giorni e giorni di scuola con obiettivo di avere degli spazi a misura di noi giovani, che poi non arrivarono, o poca roba. Mi ricordo ancora il prof. Pieraccini che ci diceva “attrezzatevi per la notte“.

In quegli anni si diventò maggiorenni a 18 anni, prima di allora la maggiore età era 21. Un successo, quello di poter firmare le giustificazioni per le assenze; tardi, comunque, per poter votare per il divorzio o per l’aborto. Non che mi servisse molto poter giustifice le assenze: “salare” la scuola non mi interessava, credo di averlo fatto una volta sola e fui anche sgamata subito.

La scuola smise di iniziare il primo ottobre e incominciò, proprio nel ’77, il nostro ultimo anno. A fine settembre (mi ricordo perché, proprio quel giorno, avevo l’esame per la patente). C’era anche stata la legge sui decreti delegati, del 1974, che aveva introdotto gli studenti e i genitori nella organizzazione e gestione della scuola e noi avevamo sperimentato per primi questa partecipazione.

Sì, furono anni incredibili. La prof.ssa Mauro (che doveva partecipare, ma poi non ce l’ha fatta), in prima ci fece fare un’ampia ricerca sulla questione israelo/palestinese (pensate un po’) che si era riacutizzata proprio in quegli anni, e tutti – più o meno – la ricordavamo; ma certo, c’erano pochi mezzi per reperire le informazioni, sopratutto quelle più recenti. La ricerca passava essenzialmente attraverso libri e giornali.

Poi, ovviamente, la musica di quegli anni: tutti, rigorosamente, ascoltavamo i cantautori italiani, Guccini in primis, quindi Venditti, De Gregori, De André, Bertoli, Paoli, Vecchioni, e naturalmente Battisti, che ci piaceva molto. Mi ricordo le gite scolastiche dove i ragazzi più grandi ci facevano imparare le canzoni sulla resistenza come quella sui Fratelli Cervi, che ancora so a memoria.

Poi le cose importanti, tipo cosa fare dopo le superiori, per cercare di fuggire dal nostro piccolo mondo, per poi capire che andarsene non era così fondamentare (come Springsteen, in Born to Run (1974), correre via di casa per poi ritornare nel suo New Jersey, ovvero il suo paese di origine, anni dopo). Non potevo non citare il Boss, visto quanto sono sua fan. Oggi. Allora, invece, non sapevo niente di lui, ma gli anni erano gli stessi.

Non tutti siamo rimasti qui, ma la maggior parte di noi sì, anche se sparsi nella valle. Il rivederci è stata una botta di vita incredibile, è stato come tornare ragazzi, ritornare a quando si andava a scuola, familiarizzare tra noi proprio allo stesso modo, come quando eravamo compagni di scuola, cancellando di botto 50 anni. Felici di ritrovarci, e di ritrovare anche i nostri quattro insegnanti: due di quarta (il Bertacca di inglese e il Peraccini di matematica) e due di quinta (la Bernardi, di matematica e la De Ranieri di italiano). Qualcuno di loro ha detto che era stato con noi solo un anno: è vero, infatti praticamente tutti i docenti erano stati con noi solo un anno. Questo era il destino di essere capitati nel corso C, un corso incompleto (i corsi completi erano A e B), in una scuola a Castelnuovo di Garfagnana, lontana e poco collegata da tutto, ai margini della provincia di Lucca, come poi ho constatato io stessa facendo l’insegnante.

Ognuno di noi aveva dei bei ricordi di tutti i professori, presenti e assenti, alcuni tornati alla memoria attraverso i racconti.

Durante il pranzo, infatti, sono riaffiorate le varie dinamiche che si instauravano tra noi in classe, quelle più divertenti perché – come dice Laura – “siamo sempre o soliti, e ci vogliamo bene ancora come allora”. Ed è vero: è una specie di magia, che non si trova facilmente. E io di classe ne ho viste.

Ovviamente, la nostalgia riaffiora per forza e ti fa pensare e ricordare. Per questo sto scrivendo queste poche riflessioni. È passato del tempo, forse sarà stato il periodo così complicato, ma i ricordi sono stati totalmente positivi e tutti i miei compagni e i prof. sono stati felici di questa reunion, che ci ha unito di nuovo, come allora….

Ora che è passato un po’ di tempo, ne posso serenamente parlare. Non è facile condividere questa esperienza, perché mi sta ancora dentro il cuore. Proprio lì. Ed è una bella sensazione, che penso sia condivisa con i miei compagni. Ogni volta che ci rincontriamo, si vede che è scattato qualcosa, di bello e di positivo, che è rimasto dentro di noi.

Niente teatro questa volta, per la mia rubrica di fine anno. Un evento straordinario. Uno spettacolo nel mio cuore, un periodo importante che ci ha davvero segnato e che mi fa piacere condividere con voi.

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