Sogna, ragazzo, sogna…
È il pensiero che accompagna tanti giovani italiani che lasciano il Paese per lavorare all’estero, spesso molto lontano. Non è una scelta leggera: nasce dalla difficoltà di costruire qui un futuro stabile.
Studiano, si diplomano, si laureano. Lo Stato investe nella loro formazione, le famiglie fanno sacrifici, eppure molti si trovano davanti a un bivio: restare senza prospettive o partire?
Anche nella Valle del Serchio questo fenomeno è evidente. Alcuni partono per necessità, perché non trovano lavoro; altri lo fanno pur avendo un’occupazione, perché qui non hanno trovato meritocrazia, riconoscimento e opportunità di crescita. In altri Paesi, invece, il loro talento viene valorizzato.
Appena arrivati, la strada è dura: lavorano come lavapiatti, camerieri, baristi e in agricoltura. Sacrifici, orari lunghi e stipendi inizialmente bassi li accompagnano, ma con costanza e determinazione riescono a costruirsi lentamente il futuro che sognano.
E quei sacrifici vengono ripagati: laureati in biologia diventano ricercatori, laureati in lettere trovano sbocchi nell’insegnamento; chimici lavorano nell’industria chimica; ingegneri minerari e elettrotecnici trovano impiego coerente con la loro formazione. In questo modo, la preparazione acquisita in Italia viene finalmente valorizzata.
A tutto questo si aggiunge un problema che in Italia pesa ancora di più: gli stipendi, spesso non sono adeguati al costo della vita. Arrivare a fine mese è faticoso, comprare una casa o formarsi una famiglia è quasi impossibile. Così, partire diventa spesso l’unica alternativa per realizzarsi.
Ogni giovane che se ne va porta con sé competenze, energie e speranze che il Paese perde. Le famiglie vedono partire i propri figli per inseguire un sogno perché qui non ci sono prospettive concrete.
E allora quel verso di Vecchioni, sogna, ragazzo, sogna, assume un significato diverso. Il vero sogno dovrebbe essere poter restare: lavorare con dignità, costruirsi una famiglia, avere una casa, vedere riconosciuto il proprio valore. Senza dover scegliere tra le proprie radici e il diritto a un futuro.
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