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Redazione
ANNO XIVdomenica 25 Ottobre 2026
castelnuovo di garfagnana

“Lieve”, inaugurata la mostra di Valeria Coli: l’identità oltre la retorica

C’è uno sguardo in grado di posarsi sulle cose con rispetto e verità. È da questo sguardo che nasce “Lieve. Ognuno è uguale solo a sé stesso”, la nuova mostra fotografica di Valeria Coli, inaugurata ieri pomeriggio, sabato 24 gennaio, nel centro storico di Castelnuovo di Garfagnana, nei locali al civico 4 di via Nicola Fabrizi, in località La Barchetta. Un progetto intenso e delicato, capace di parlare di identità, relazione e umanità, senza mai cedere alla retorica.

“Lieve” racconta la storia di Daniele, un ragazzo nato con sindrome di Down, ma soprattutto racconta la persona che Daniele è, al di là di ogni definizione. “Daniele non è la sindrome di Down – spiega la fotografa castelnuovese –. Come tutti noi, ha i suoi alti e bassi, i suoi momenti di gioia e quelli di tensione. Lo stereotipo che lo vorrebbe sempre allegro non esiste”. Un lavoro durato quattro anni, dal 2020 al 2024, nato dal desiderio di raccontare Daniele per ciò che è, attraverso una relazione costruita nel tempo, fatta di ascolto e condivisione.

Il progetto, infatti, non si limita allo sguardo dell’autrice: Valeria Coli ha scelto di consegnare una macchina fotografica anche a Daniele, lasciandolo libero di scattare, scegliere e raccontare. Le sue fotografie, in bianco e nero come quelle di Valeria, fanno parte integrante del percorso espositivo, contribuendo a costruire una narrazione a due voci, mai sbilanciata, mai dominante. “Non volevo sovrastare il soggetto – racconta Coli – ma rappresentarlo per come lo vedo, lasciandogli spazio e autonomia”.

All’inaugurazione sono intervenute Luisa Bondoni, curatrice del Museo Nazionale della Fotografia di Brescia, che ha scritto il testo critico della mostra, e la dottoressa Valentina Miniati, docente universitaria specializzata in bisogni educativi speciali. Bondoni ha raccontato di essersi “innamorata” del lavoro di Valeria, riconoscendone la forza poetica e la coerenza.

Miniati ha invece sottolineato il valore etico e sociale del progetto: “Questa mostra parla di relazioni umane, di sguardi che si incontrano, una persona neurotipica che racconta una neuroatipica. È una narrazione che utilizza l’arte come lente rivelatrice, capace di andare oltre i bias cognitivi e gli stereotipi”.

La mostra nasce anche con l’obiettivo di stimolare un dibattito sugli stereotipi legati alle malattie genetiche e mentali. In Italia, circa un bambino su mille nasce con la sindrome di Down; oggi le persone con questa condizione sono circa 38 mila, di cui 23 mila adulte. Numeri che rendono evidente quanto sia necessario continuare a interrogarsi sul modo in cui la società guarda, racconta e accoglie la diversità.

Anche il sindaco Andrea Tagliasacchi è intervenuto definendo il lavoro di Valeria come “una storia resa visibile” attraverso la fotografia, l’incontro di due anime che si toccano. Ha infine rinnovato i complimenti all’artista sottolineando l’importanza di questo progetto.

Dopo aver viaggiato in tutta Italia, l’esposizione torna finalmente “a casa”, a Castelnuovo, nella sua versione più ampia e completa, includendo anche le fotografie realizzate da Daniele. Un ritorno carico di emozione, come ha sottolineato la stessa autrice, e salutato con partecipazione anche dal sindaco, che ha definito “Lieve” «una storia resa visibile, l’incontro di due anime e di due punti di vista diversi».

Un invito a fermarsi, osservare e lasciarsi interrogare da immagini che non spiegano, ma accompagnano. Perché, come suggerisce il titolo, ognuno è davvero uguale solo a sé stesso, e riconoscerlo è forse il primo passo verso una comunità più consapevole e umana.

La mostra resterà aperta tutti i giorni fino al 28 febbraio, dalle 16 alle 18.

Foto di Elisa Togneri

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