A partire dagli ultimi decenni del ‘700, il neoclassicismo trova eco e suggestioni molto diversificate e, come in tutte le epoche culturali e artistiche, a fianco dei linguaggi alti, si diffondono anche espressioni di arte riproducibile. Prende forma un artigianato importante che contribuirà alla diffusione della cultura figurativa italiana: un made in Italy alla portata della media e piccola borghesia di fine ottocento.
Su questo sfondo si colloca l’importante patrimonio del Museo di Coreglia che oltre che essere una gipsoteca del le opere di scultori e formatori del gesso, documenta una produzione che alimenterà una linea di manifattura del gesso a fianco di quella della tradizione cattolica dei personaggi del Presepio, senza trascurare quella dei personaggi storici e dei “grandi” della musica.
Si trattò di una forma di marketing molto interessante che si avvalse di nuove modalità di produzione e che trovò nel treno il suo mezzo di trasporto. Nel 1898 la Ferrovia, i cui lavori erano iniziati dieci anni prima, coprì il tratto Lucca-Borgo a Mozzano e subito dopo raggiunse Bagni di Lucca – Fornoli. A partire dal 1905 la stazione di Barga sarà un volano per la creazione di nuove industrie e per la circolazione di modelli e manufatti.
In due cataloghi di vendita che indicano in copertina le rispettive sedi di esposizione in due strade che immettono nella Piazza della stazione di Monaco di Baviera, si riferiscono rispettivamente agli anni 1895 e 1899. Tutti e due i cataloghi propongono in fotografia gessi bianchi, non ancora trattati con il procedimento del gesso avoriato o bronzato; non indicano la provenienza delle copie che sono accompagnate delle misure e dai prezzi. Colpisce la varietà di riproduzioni di famose opere di scultura del mondo classico, da artisti del rinascimento italiano e fiorentino in particolare*.
Da un’analisi compiuta sulle copie conservate nel Museo Civico della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione “Guglielmo Lera” di Coreglia si può ipotizzare che i gessi “Amore e Psiche” da Antonio Canova,” Hermes” da Giambologna, la “Velata”, il Mosè da Michelangelo, la Venere di Milo, la testa di Dante che compaiono nei cataloghi sopracitati insieme ad altre copie che si riferiscono al medesimo soggetto, la cui provenienza è ignota, appartengono alla produzione coreglina.
In questa produzione di gessi di cultura classica e di tradizione mitologica si può rintracciare una componente culturale e formativa tutta “coreglina” rappresentata dalla Scuola di disegno e plastica che il Cav. Carlo Vanni (Coreglia 1824-Wien 1915) insieme ad un gruppo di amici, fondò nel 1883 per fornire le conoscenze di disegno e plastica agli abitanti del Comune “che emigrano per esercitare all’estero il mestiere delle figurine in gesso”**.
Un materiale povero e leggero come il gesso dette origine a un’arte, a un lavoro e in taluni casi anche a riconoscimenti pubblici e a titoli nobiliari, come nel caso del Cav. Vanni che poté fregiarsi del titolo di Barone. Quel materiale fu all’origine delle gipsoteche moderne, una tipologia di museo che a partire dal ‘700 si diffonderà tra le capitali europee per poi passare in America anche nell’altra forma plastica del museo delle cere. Si diffuse anche la moda della copia-suppellettile, spesso un souvenir acquistato sulle bancarelle da strada o nelle gallerie di esposizione di copie.
Si sviluppa nell’ottocento nei più diversi strati sociali il gusto di abbellire gli interni con statue di varie misure in materiale da riproduzione che rappresentasse un poeta, talora un musicista e a livelli culturali più alti, personaggi dei miti. Di questo diffondersi della passione per le suppellettili non possediamo i nomi degli “influencer” per usare un neologismo dei tempi nostri… Ma possiamo, citare il più famoso dei ritrattisti lucchesi, Pompeo Batoni, nel cui studio romano sostavano i viaggiatori del “grand tour “per definire i particolari del ritratto e dell’ambientazione d’interno. La varietà di copie di statue, di mezzi busti e di figure mitologiche che arricchiscono le sue tele sono una citazione ricorrente e una dimostrazione di abilità pittorica per committenti raffinati e danarosi.
Nel secolo successivo la moda delle suppellettili e dei souvenir in gesso si diffonderà nei più disparati strati sociali e se le grandi composizioni pittoriche sono molto diffuse nelle pinacoteche pubbliche e nelle gallerie dei palazzi aristocratici, la stampa su carta e la stampa in gesso avranno una diffusione importante, contribuendo alla diffusione dei miti risorgimentali e alla memoria dei personaggi delle opere liriche e dei poemi classici e rinascimentali.
————————————————————————————————–
*TOSKANISCHEN INDUSTRIE IN BAYERSTRASSE nr 61 MONACO DI BAVIERA – Archivio Fondazione Paolo Cresci per la storia dell’emigrazione italiana; FELIX MARTINELLI & CO.KUNST-ANSTALT in ARNULFSTRASSE.26 – Biblioteca Rijksmuseum di Amsterdam di questo una copia “lucchese” presso la Biblioteca dell’Associazione” Lucchesi nel Mondo”. Si tratta della prima scuola popolare (con una mission di ascendenza mazziniana che si rintraccia anche nelle scuole della valle del Lima che furono istituite quaranta anni dopo, in Marchi Ave: Andavano “ alle figure”con Canova e Donatello. Quaderno n°8 della Fondazione Paolo Cresci. Lucca 2016).
** Micheletti Bruno – Dalle bancarelle alle Gipsoteche, Tau editrice, 2023
Foto di Giovanni Nardini
coreglia: 50 anni del nostro museo
I gessi di tradizione classica e rinascimentale dei figurinai lucchesi nel centro-Europa tra ‘800 e ‘900
zona
Mediavalle


