Non una serie di eventi simbolici, ma un percorso che attraversa scuole, famiglie, spazi culturali e frazioni. È questo l’impianto del Programma di attività 2025–2026 della Commissione Pari Opportunità, approvato dal Consiglio comunale di Camporgiano nella seduta del 27 gennaio 2026 e illustrato dall’assessora Monica Magazzini.
Al centro c’è un’idea semplice e insieme impegnativa: la parità di genere non si costruisce solo con leggi o ricorrenze, ma attraverso l’educazione, le relazioni quotidiane e la presenza sul territorio.
Dalla scuola: prevenire prima che intervenire.
Il punto di partenza del programma è la scuola. L’educazione alla parità viene indicata come lo strumento più efficace per prevenire discriminazioni e violenza, lavorando sulle nuove generazioni prima che stereotipi e ruoli rigidi si consolidino.
Sono previste attività nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado: animazione, letture, giochi di ruolo, riflessioni su linguaggio, modelli culturali e libertà di scelta.
Non interventi “calati dall’alto”, ma percorsi integrati nella didattica, costruiti insieme agli insegnanti e adattati all’età degli studenti.
L’obiettivo è aiutare bambine e bambini a crescere senza l’idea che esistano mestieri, comportamenti o aspirazioni “da maschi” o “da femmine”, valorizzando al tempo stesso figure femminili spesso assenti dai racconti tradizionali.
Famiglie e adulti: il cambiamento passa anche da casa.
Il programma riconosce però che la scuola da sola non basta. Molti stereotipi si trasmettono infatti nella vita quotidiana, spesso senza intenzione: in famiglia, nel linguaggio, nelle aspettative verso figli e figlie.
Per questo è previsto un ciclo di quattro eventi formativi sulla violenza contro le donne, pensati come momenti pubblici di informazione e confronto. Gli incontri affronteranno temi come il riconoscimento dei segnali di violenza, il ruolo educativo degli adulti, la prevenzione, ma anche aspetti attuali come la violenza digitale e il modo in cui i media e i social contribuiscono a normalizzare comportamenti violenti o discriminatori.
Un programma che entra nelle frazioni.
Uno degli elementi più interessanti del documento è l’attenzione alla dimensione territoriale. Il lavoro sulla parità non viene confinato a sale istituzionali, ma pensato come presenza diffusa.
Sono previsti incontri nelle frazioni, momenti di confronto serale, passeggiate tematiche in occasione dell’8 marzo, appuntamenti dedicati all’ascolto e alla condivisione di esperienze. Iniziative che puntano a far emergere bisogni, domande e vissuti, soprattutto delle donne, valorizzando ciò che spesso resta invisibile nella vita quotidiana.
Accanto a questo, il programma prevede proiezioni di film e documentari, incontri con donne del territorio che raccontano percorsi professionali e personali, e una collaborazione strutturata con la Biblioteca di Camporgiano, sia per creare sezioni tematiche sia per organizzare presentazioni di libri e percorsi di lettura.
Risorse contenute, ma obiettivi chiari.
Il costo complessivo del programma è di 7.500 euro, di cui 4.500 a carico del Comune e 3.000 finanziati dalla Regione Toscana. Risorse limitate, ma distribuite su più azioni, con l’intento di costruire continuità piuttosto che eventi isolati.
Una scelta che riguarda tutta la comunità.
In un territorio come quello del Serchio, fatto di piccoli centri e relazioni ravvicinate, il tema della parità di genere non è astratto. Riguarda il modo in cui si cresce, si lavora, si comunica, si sta insieme.
Il programma approvato dal Consiglio comunale prova a tenere insieme tutto questo: scuola e famiglia, centro e frazioni, cultura e quotidianità. La sfida ora sarà tradurre le linee guida in appuntamenti concreti e partecipati. Ma il segnale è chiaro: la parità non è una questione “di nicchia”, bensì una responsabilità collettiva che passa dal territorio.
Nel concreto, per Camporgiano e per tutta la valle del Serchio questa è anche una scommessa sul modo in cui si fa comunità: nelle frazioni, nei luoghi di ritrovo, nella scuola che tiene insieme generazioni diverse, nella biblioteca come presidio culturale.
Se questi appuntamenti riusciranno a coinvolgere non solo chi è già sensibile al tema, ma anche famiglie, ragazzi, associazioni e cittadini “normali”, allora il programma potrà diventare qualcosa di più di un calendario: un’occasione per mettere in rete energie locali, far circolare strumenti e parole nuove, e rendere più solida — qui, nei paesi — l’idea che rispetto e pari opportunità non siano un discorso astratto, ma un modo di vivere il territorio.