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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
intervista

Otto marzo, otto storie di donne vittime di violenza all’Alfieri. Innocenti: “Progetto nato da un’urgenza”

Per parlare del prossimo spettacolo al Teatro Alfieri, fuori abbonamento, realizzato dalla Compagnia Teatrale Il Circo e la Luna, La Gazzetta del Serchio ha incontrato la regista e drammaturga Michela Innocenti per farsi raccontare il percorso creativo, dall’ideazione alla messa in scena di questo lavoro, “8: Otto storie di donne vittime di violenza”, che andrà in scena l’8 marzo, in occasione della Giornata internazionale della donna, in prima serata.

Com’è nato il progetto “8”?

“È nato da un’urgenza. Da tempo, come Compagnia, sentivamo il bisogno di affrontare in modo diretto e responsabile il tema della violenza di genere. L’idea di costruire uno spettacolo corale, composto da otto storie vere, è maturata lentamente, ascoltando testimonianze e confrontandoci con chi lavora ogni giorno accanto alle donne vittime di violenza. Volevamo che il teatro diventasse uno spazio di coscienza e non solo di rappresentazione.”

Otto storie, come otto marzo, festa della donna...

“Il numero otto richiama naturalmente l’8 marzo, ma non è solo un riferimento simbolico. Otto sono le attrici in scena, otto i racconti, otto i punti di vista su un fenomeno che purtroppo attraversa età, contesti sociali e culturali diversi. Ogni storia è realmente accaduta e questo per me era un punto fermo.”

Come ha lavorato per mettere in scena queste storie?

“Il lavoro è stato delicato. Ho raccolto e studiato testimonianze vere, trasformandole in drammaturgia teatrale senza tradirne l’autenticità. Ho cercato una scrittura asciutta, rispettosa, capace di restituire dignità e complessità alle protagoniste. Non volevamo spettacolarizzare il dolore, ma far emergere la forza e la possibilità di rinascita.”

Ci sono varie attrici della Compagnia Il Circo e la Luna. Che tipo di lavoro avete fatto insieme?

“Profondissimo. Sara Benvenuti, Marisa Boriolo, Celeste Canali, Maria Vittoria Mariani, Claudia Rossi, Ginevra Santi e Aurora Santini hanno affrontato un percorso non solo artistico ma umano. Abbiamo lavorato sull’ascolto, sulla sottrazione, sulla verità. Ogni attrice si è presa cura della storia che interpretava con grande responsabilità. Non si tratta di ‘recitare’ una vittima, ma di farsi tramite di una memoria.”

Nello spettacolo troviamo Irene Fornaciari che ha il ruolo di testimone diretta. Me ne vuoi parlare?

“La presenza di Irene Fornaciari è centrale. Irene porta la propria testimonianza personale: racconta la violenza subita e il percorso che le ha permesso di salvarsi, anche grazie all’aiuto del Centro Antiviolenza. Il suo intervento rompe la quarta parete, ci ricorda che ciò che abbiamo visto non appartiene solo alla scena, ma alla realtà. È un momento di verità assoluta.”

Lo spettacolo è stato già rappresentato. Che impatto ha avuto?

“Sì, lo spettacolo è andato in scena a novembre 2025 a Lucca, in più repliche, con il patrocinio del Comune di Lucca. È stato un passaggio fondamentale, perché abbiamo coinvolto anche le scuole del territorio. Il dialogo con i ragazzi è stato intenso e necessario: crediamo che la prevenzione parta dall’educazione e dalla consapevolezza.”

Ha avuto una collaborazione con i Centri Antiviolenza?

“Si ed è la parte integrante del progetto. Collaboriamo con il Centro Antiviolenza Non ti scordar di Te in Valle del Serchio e con La Luna nella piana di Lucca da tempo. Non si può parlare ‘di’ violenza senza confrontarci con chi la combatte ogni giorno sul campo. Il loro supporto ci ha guidate nella comprensione delle dinamiche e nell’uso di un linguaggio corretto e rispettoso.”

Come ha scelto di mettere in scena queste storie dal punto di vista registico?

“La regia è essenziale. Pochi elementi scenici, luci mirate, centralità della parola e dei corpi. Ho voluto che il pubblico fosse costretto ad ascoltare, senza distrazioni. Ogni storia ha una propria identità, ma il filo conduttore è la resilienza. Anche nei momenti più duri, c’è sempre uno spiraglio di possibilità.”

Cosa rappresenta andare in scena proprio l’8 marzo al Teatro Alfieri di Castelnuovo di Garfagnana?

“È una data simbolica e potente. Portare questo lavoro al Teatro Alfieri significa ribadire che la cultura può e deve essere uno strumento di cambiamento sociale. Essere inseriti nella stagione fuori abbonamento è per noi un segnale di fiducia e di apertura verso un teatro civile.”

Anche lo scorso anno la Compagnia porto in scena un gran progetto: “Nocturnalia”…

“Eh sì, fu un gran bel lavoro, anche quello incentrato sulle donne, in quel caso donne del 500′, lo spettacolo lo abbiamo riportato in scena varie volte lo scorso anno”.

Sì, certo, l’ho documentato nella mia rubrica. Vuol mandare un messaggio al pubblico per invitarlo a partecipare?

“Venite ad ascoltare. Non è uno spettacolo che lascia indifferenti, ma è uno spettacolo necessario. Se anche una sola persona, uscendo dal teatro, avrà compreso meglio i segnali della violenza o avrà trovato il coraggio di chiedere aiuto, allora avremo raggiunto il nostro obiettivo.”

Anche i prossimi spettacoli al Teatro Alfieri, “La Stagione alla fine della Stagione”, sono incentrati su figure femminili?

“Al centro del cartellone si afferma con chiarezza il concetto “La scena è donna”, filo conduttore dell’intera rassegna: tutti gli spettacoli in programma sono infatti interpretati esclusivamente al femminile. Una scelta artistica e culturale che diventa presa di posizione, valorizzando lo sguardo, la sensibilità e la presenza scenica delle interpreti e restituendo spazio a narrazioni costruite attraverso voci di donna. Tutta il cartellone è organizzato in collaborazione con l’amministrazione comunale di Castelnuovo e realizzato con il contributo di Regione Toscana. Un’iniziativa che mette al centro la comunità e riconosce al teatro il ruolo di casa condivisa, spazio di espressione e luogo in cui le storie – anche quelle meno conosciute – possono trovare voce.”

E allora eccoli i prossimi spettacoli in cartellone:

21 marzo 2026: “Dov’è la voce mia, vita e storia di Beatrice di Pian degli Ontani” Regia e Drammaturgia: Michela Innocenti;
12 aprile 2026: “Conosci la via, Vita di Hildegard von Bingen” Regia e Drammaturgia: Michela Innocenti
26 aprile 2026: “La donna al pozzo” con Ruta Papartyte. Regia: Joana Narvide.

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