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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
castelnuovo di garfagnana

Al Teatro Alfieri la storia di Beatrice di Pian degli Ontani: vita di una “poetessa pastora”

Il prossimo spettacolo del Teatro Alfieri, all’interno del cartellone “La scena è donna”, sarà sabato 21 marzo con “Dov’è la voce mia, vita e storia di Beatrice di Pian degli Ontani”. Recitazione, regia e drammaturgia di Michela Innocenti. 

“Lo spettacolo è nato nel 2017 – racconta Innocenti – come lettura scenica a Castelnuovo di Garfagnana, dove torna dopo diversi anni. Infatti, è già stato presentato varie volte:  al Teatro di Verzura di Borgo a Mozzano nell’agosto 2018; al parco di Villa Fiori di Bagni di Lucca nell’agosto 2019; presso l’Aula Verde del Serrettone (Cutigliano) nell’agosto 2020; e, infine, nell’estate 2023 al Museo Etnografico provinciale “Don Luigi Pellegrini” di San Pellegrino in Alpe, in occasione del Festival I Musei del sorriso, e presso la ex pista di pattinaggio di Castelnuovo di Garfagnana”.

Continua la regista: “È uno spettacolo al femminile che ripercorre la storia vera di Beatrice di Pian degli Ontani (nome d’arte di Maria Beatrice Bugelli), la ‘poetessa pastora’ che, pur essendo analfabeta, divenne ben presto famosa tra i suoi monti – l’Appennino Pistoiese – ed oltre per la capacità di improvvisare in endecasillabo e in ottava”.

La rappresentazione rivisita, attraverso i suoi versi trascritti per Maria Beatrice da Niccolò Tommaseo, la vita della poetessa, le sue passioni, i suoi dolori e la grande forza di una donna, nata nei primi dell’800, dal valore universale”.

Beatrice è una donna diversa da tutte. Riuscì, infatti, ad emergere come “poetessa pastora”. Nata nel 1802, morì nel 1885 a Pian degli Ontani, un piccolo villaggio montano, molto povero nel territorio di Cutigliano (oggi nel comune di Abetone Cutigliano). La sua fama arrivò fuori dall’Appennino, sebbene non avesse una vera istruzione scolastica e non sapesse né leggere né scrivere. La sua straordinaria memoria e la sua grande sensibilità le permisero, fin da giovane, di essere conosciuta per la capacità di improvvisare versi in rima con strofe di otto versi – una struttura poetica molto popolare in quel periodo. 

Alcuni studiosi e letterati dell’800, incuriositi dal talento di questa donna contadina, si recarono a Pian degli Ontani per conoscerla e ascoltarla di persona. Tra questi ci fu  Niccolò Tommaseo, che rimase folgorato dalla sua capacità poetica, naturale e decise di  trascrivere i suoi versi che così sono giunti ai giorni nostri. 

La società rurale in cui viveva era isolata e con poche possibilità di istruzione: la maggior parte delle persone lavoravano nei campi, o come pastori, e la cultura si trasmetteva soprattutto oralmente attraverso canti, racconti e tradizioni popolari. Ed era quello che faceva Beatrice, che cantava e raccontava in versi episodi della propria vita legati a temi morali, alla religione, alla povertà e al lavoro in montagna. 

“Una figura straordinaria – rimarca Michela Innocenti – che merita di essere conosciuta e apprezzata; una donna capace di distinguersi in un universo sempre molto al maschile. Con questo spettacolo, voglio ridarle la giusta fama”.

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