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Redazione
ANNO XIVmercoledì 16 Settembre 2026
borgo a mozzano

La sera in cui i borghigiani scapparono durante una rappresentazione teatrale a Corsagna

Negli anni Cinquanta e Sessanta, a Corsagna, sotto il Dopolavoro, nella piazza vicino alla Lezza, c’era la sala del cinema, che serviva anche come piccolo teatro per le rappresentazioni del paese. Per Corsagna, quel luogo rappresentava un vero punto di ritrovo e di divertimento.

Era una sala semplice: una struttura in gran parte di legno, il piccolo palco davanti e tante seggiole di legno con la seduta impagliata, proprio quelle che allora si trovavano in quasi tutte le case. Ma quando c’era uno spettacolo, quella sala diventava il centro della vita del paese.

Capitava spesso che arrivassero compagnie dai paesi vicini: i maggianti di Partigliano, quelli di Vagli, oppure il gruppo folkloristico la Muffrina di Camporgiano, che portavano il Maggio e altre rappresentazioni popolari molto seguite. Erano serate attese, e il teatrino si riempiva sempre di gente.

Una sera d’inverno, fredda e anche un po’ piovosa, arrivò a Corsagna una compagnia teatrale di Borgo a Mozzano, composta da Borghigiani doc. Dovevano mettere in scena una commedia molto famosa in quegli anni: “Il berretto a sonagli” di Pirandello.

Questa commedia, molto amata e popolare, raccontava di tradimenti, equivoci e pettegolezzi, con situazioni grottesche e battute taglienti sull’onore e sulle debolezze umane. Alcune di queste battute, spesso satiriche e ironiche, si prestavano a prese in giro del pubblico stesso, soprattutto se venivano adattate al dialetto o ai modi di fare locali.

Ed è proprio quello che successe: alcuni attori, pensando di fare gli spiritosi, cominciarono a adattare battute e toni al dialetto dei Corsagnini e ai loro modi di fare, imitandoli in modo caricaturale. I Corsagnini presenti in sala si sentirono immediatamente presi in giro, come se la commedia non parlasse solo di Pirandello, ma del loro modo di vivere e delle loro abitudini quotidiane.

E per chiudere la “galleria delle offese”, alcuni dei Borghigiani doc più baldanzosi si permisero addirittura di dire: “Ma a voi Corsagnini vi piace più le code o le capocchie?”… e da lì scoppiò il finimondo.

La serata prometteva bene, ma gli applausi si trasformarono rapidamente in borbottii e proteste, perché quella satira non fu accolta come una semplice esagerazione teatrale: era percepita come un affronto diretto al paese e ai suoi abitanti.

La sala era gremita: tutte le seggiole occupate e parecchi Corsagnini in piedi lungo le pareti e in fondo alla sala, pronti a difendere l’onore del paese. A un certo punto, alcuni spettatori salirono sul palco, spinti dalla rabbia e dell’orgoglio collettivo.

Gli attori borghigiani capirono subito che la commedia stava sfuggendo di mano. La satira, pensata come divertente, aveva acceso l’orgoglio dei Corsagnini, e i poveretti del Borgo, colti di sorpresa, non sapevano più dove nascondersi.

Così iniziò la fuga più memorabile della storia teatrale della Valle del Serchio. I borghigiani scapparono dal palco come se il teatro fosse crollato, inciampando nelle seggiole di legno, cercando disperatamente di evitare le mani alzate dei Corsagnini. La pioggia fredda li colpiva in faccia, ma loro correvano lo stesso, gridando più per paura che per dolore.

Per arrivare a Borgo a Mozzano decisero di imboccare la via del Solco della Fontana, fangosa e quasi impraticabile. Si dice che alcuni borghigiani, bagnati fradici e coperti di fango fino alle ginocchia, giurassero di non mettere mai più piede a Corsagna.

A ragione di questa rivalità tra Corsagna e Borgo a Mozzano, i matrimoni tra i due paesi erano molto rari: pochi Corsagnini sposavano donne di Borgo a Mozzano e pochissime donne Borghigiane sceglievano un Corsagnino come marito. Questo dimostra, almeno secondo me, quanto il senso di appartenenza e l’orgoglio della comunità fossero radicati in entrambe le comunità.

Insomma, quella sera i Borghigiani più che attori finirono per recitare una fuga tragicomica sotto la pioggia, inseguiti dall’orgoglio e dalla collera dei Corsagnini. Gli spettatori ridacchiavano e applaudivano allo stesso tempo: non per la commedia, ma per aver assistito a uno spettacolo che il teatro non avrebbe mai potuto offrire, con attori e pubblico che improvvisavano insieme una vera sceneggiata di paese.

Questo episodio racconta bene come per anni tra Corsagna e Borgo a Mozzano ci sia stata una piccola rivalità di paese. I Borghigiani, vivendo nel capoluogo, si sentivano un po’ più importanti; i Corsagnini, dal canto loro, sono sempre stati orgogliosi, uniti e pronti a difendere il loro paese.

Col passare degli anni le cose sono cambiate e oggi i rapporti sono più sereni. Anch’io ho tanti amici a Borgo a Mozzano. Ma quel senso di appartenenza al paese e quell’orgoglio di essere Corsagnino, in fondo, è rimasto.

Nota dell’autore
Questo episodio mi è stato raccontato negli anni da diversi anziani di Corsagna, durante conversazioni e incontri avuti in paese. Molte di queste persone oggi purtroppo non ci sono più, ma hanno lasciato attraverso i loro ricordi una testimonianza preziosa della vita e delle tradizioni della nostra comunità.

Ho avuto modo di ascoltare e raccogliere molti di questi racconti soprattutto negli anni in cui ho svolto il servizio di presidente della Misericordia di Corsagna, dal 1980 al 2009. In quel lungo periodo il contatto quotidiano con tante persone anziane del paese mi ha permesso di conoscere episodi, aneddoti e piccoli frammenti di storia locale che altrimenti sarebbero probabilmente andati perduti.

Ho ritenuto quindi importante riportarli e conservarli, perché fanno parte della memoria collettiva di Corsagna.

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