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Redazione
ANNO XIVmercoledì 16 Settembre 2026
corsagna

La Domenica delle Palme a Corsagna: quando il paese si fermava davanti al Santissimo

La Domenica delle Palme era una domenica molto importante – e ancora lo è – perché segnava l’inizio della Settimana Santa.

Nel mio paese, a Corsagna, la chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo si vestiva a festa. Al centro dell’altare maggiore veniva realizzato il grande padiglione, costruito con velluti rossi e rifiniture dorate, dove sarebbe stato esposto il Santissimo Sacramento nell’ostensorio, dando così inizio alle Quarant’Ore.

La giornata iniziava sul piazzale della chiesa. Tutti i fedeli si ritrovavano lì, con in mano i rami di olivo. Il parroco, don Sergio, impartiva la benedizione delle palme e, mentre le voci si univano nei canti liturgici tradizionali  come Osanna al Figlio di Davide e gli inni della processione prendeva avvio il corteo verso l’interno della chiesa.

Le quattro campane del campanile suonavano a festa, accompagnando quel momento e rendendo ancora più solenne e gioiosa l’atmosfera del paese.

Entrando, si dava inizio alla Santa Messa solenne.

Era una celebrazione intensa e partecipata: la chiesa si riempiva di uomini, donne e famiglie intere. Si respirava un clima di fede, di speranza e di preghiera. Don Sergio celebrava con grande raccoglimento, accompagnato dalla partecipazione viva di tutta la comunità.

Durante la Messa veniva proclamata la Passione del Signore, uno dei momenti più intensi della liturgia. Veniva letta da tre lettori, secondo la tradizione: una voce narrante, una per Cristo e una per gli altri personaggi. Un racconto che, ascoltato nel silenzio della chiesa, coinvolgeva profondamente tutti i presenti.

Al termine della Messa, aveva luogo uno dei momenti più suggestivi: la processione con il Santissimo Sacramento.

Sotto il baldacchino, portato da sei confratelli della Compagnia di San Rocco, il Santissimo veniva accompagnato solennemente. Il corteo usciva sul piazzale, compiva il giro e poi rientrava in chiesa, mentre risuonavano i canti eucaristici più solenni della tradizione: il Tantum Ergo, l’O Salutaris Hostia e gli inni dell’adorazione.

Il Santissimo veniva quindi collocato nel padiglione centrale, preparato con grande impegno dai festaioli di Corsagna. Tutti partecipavano, ma la direzione artistica era affidata a Pellegrini Pacino, Luigi Dinucci e Lucchesi Renzo, che guidavano questa importante realizzazione.

Ma il vero cuore della giornata — e dei giorni successivi — era l’adorazione eucaristica.
La domenica pomeriggio si celebravano i vespri e, al termine, il Santissimo Sacramento veniva deposto. Sarebbe stato nuovamente esposto il lunedì mattina e poi il martedì, giornata conclusiva delle Quarant’Ore, che si chiudevano con una solenne cerimonia.
Anche in quei momenti, e ogni volta che si concludeva la giornata di adorazione, le campane tornavano a suonare a festa, scandendo il tempo della preghiera e accompagnando la vita della comunità.

Durante tutto questo tempo, il Santissimo non rimaneva mai solo: i fedeli si alternavano durante il giorno, ciascuno trovando il proprio momento di preghiera e di silenzio.
E come ricordava sempre don Sergio: “Il Signore, in questi giorni, non deve mai rimanere solo”.

Erano giorni così: fatti di gesti semplici, di voci unite, di tradizioni condivise.

Giorni in cui Corsagna non era soltanto un paese, ma una comunità raccolta attorno al suo Signore.

Nota dell’autore: Qualche amico mi dice che vivo di ricordi. È vero. Ma nei ricordi c’è la nostra storia, ci sono le nostre radici. Li custodisco e li racconto perché non si disperdano, perché i giovani possano conoscere ciò che siamo stati e sentirsi parte di un cammino che continua. È questo il senso del mio impegno.

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