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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
castelnuovo di garfagnana

Innocenti porta la vita di Hildegard von Bigen all’Alfieri: “Un ponte tra cielo e terra”

Il prossimo spettacolo al Teatro Alfieri, per il gran “finale di stagione”, sarà domenica 12 aprile, alle 21.15, “Conosci la via. Vita di Hildegard von Bingen” inserito nel cartellone “La scena è donna”.

Una rappresentazione a cura de “Il circo e la luna”, con Michela Innocenti, per la regia e la drammaturgia, coadiuvata da Celeste Canali, per la musica e la voce, e con la partecipazione di Sara Benvenuti e Bianca Micutra.

Lo spettacolo è già andato in scena in diverse location: ad ottobre 2024 presso l’Oratorio dei Santi Angeli Custodi di Lucca; a febbraio 2025 presso la Casa del Ben-Essere di Pianoro (Bologna); e, a luglio dello scorso anno, presso il Santuario dell’Eremo di Calomini (Fabbriche di Vergemoli). 

La storia scaturisce dall’opera della monaca tedesca benedettina Hildegard von Bingen, nata in Renania nel 1098, che consacrò la sua vita alla conoscenza. I suoi studi poliedrici spaziarono dal campo scientifico e medico fino alla musica. Ancora oggi viene ricordata per aver saputo creare una potente connessione tra arte e medicina, attraverso l’intuizione che la cura del corpo e quella dell’anima sono strettamente legate.

“Questa è la storia di una donna – racconta Michela – forte ed indipendente, che ebbe il coraggio e la perseveranza di dirigere le sorti di molti. In quest’opera si intrecciano, ripercorrendo il viaggio artistico alla scoperta della sua vita con parole, musica e canto”.

“Conosci la via” è anche un libro che racconta la storia Vita di Hildegard von Bingen, scritto dalla stessa Michela Innocenti. Il testo della pièce teatrale è stato pubblicato nel 2025 da Edizioni Industria & Letteratura nella collana “I Mattatori”, diretta da Pierpaolo Poggi. 

“Quello di Hildegard è stato un cammino compiuto migliaia di lune fa – spiega Michela -. Il mio cammino per incontrarla è iniziato un mattino di primavera nel giardino del Complesso di San Micheletto a Lucca, mentre stavo conducendo la mia trasmissione settimanale Viver Lucense, che era dedicata al pomario e alle varietà botaniche di recente impianto. Quella mattina mi venne donato un libro che trattava di uno dei testi più importanti della Sibilla del Reno e che è attualmente conservato presso la Biblioteca Nazionale di Lucca. Il libro era scritto da una delle più grandi esperte di Hildegard in Italia: Sara Salvadori”.

“Mi piace pensare – dichiara Michela – che nulla di ciò che ci circonda sia affidato al caso ed in questo senso so di avere un atteggiamento fatalistico nei confronti degli eventi che mi accadono e che mi indicano la via. Vale a dire: se quel libro era finito nelle mie mani, un motivo ci deve essere”.

“L’obiettivo del mio lavoro – sottolinea – sarebbe stato far conoscere Hildegard ai lucchesi. Nel progetto, fin da subito, ho coinvolto mia figlia Celeste, che non ha seguito le mie orme, ma ha collocato il suo cammino su un terreno parallelo: quello della musica e del canto. Così siamo partite, insieme, per incontrare Hildegard. Insieme a Celeste, abbiamo realizzato anche un documentario “Hildegard, una voce tra cielo e terra” che è disponibile sul canale youtube de Il circo e la luna: https://youtu.be/j0yIO3yJoQY?feature=shared.

Il libro di Michela Innocenti, “Conosci la via”, è stato presentato al Salone del Libro di Torino il 18 maggio 2025.

Ecco cosa mi ha raccontato Michela sullo spettacolo.

Cosa significa raccontare, oggi, una figura come Hildegard von Bingen? 

“Era una scienziata, una compositrice, mistica e visionaria. Una donna fuori dal tempo che torna a vivere in scena in questo spettacolo intenso e immersivo, fatto di parole, musica e visioni”.

Il suo spettacolo parte dal nome: Hildegard. Perché questa scelta così simbolica?

“Perché dentro quel nome c’è già tutto. Gli antichi dicevano nomen omen: Hildegard significa “battaglia” e “verga magica”. È un destino racchiuso in una parola. La protagonista è una combattente, ma non nel senso tradizionale: combatte con la conoscenza, con la fede, con la visione. È una sorta di “bacchetta magica” che attraversa il mondo portando luce”.

Che rapporto c’è tra Hildegard e il suo tempo? Viaggiava veramente o lo faceva con la fantasia?

“Questo è uno degli aspetti più affascinanti. Lei vive in uno spazio chiuso, il monastero, ma in realtà è in continuo movimento. Attraversa il Reno, viaggia, predica, scrive. È una donna medievale che rompe i confini del suo tempo. Il suo è un viaggio fisico, ma soprattutto spirituale e intellettuale”.

Nello spettacolo ci sono narrazione, musica e dimensione mistica. Quanto conta, nello specifico, la musica?

“La musica è fondamentale. Per Hildegard era il linguaggio dell’anima, il punto più alto di connessione tra umano e divino. Non è un semplice accompagnamento: è parte della drammaturgia. Le sue composizioni, come quelle raccolte nella Symphonia harmoniae caelestium revelationum, diventano voce viva, respiro scenico”.

Emerge una figura profondamente moderna in questo racconto…

“Sì, ed è sorprendente. Hildegard parla di medicina olistica, di equilibrio tra corpo e mente, di alimentazione, di emozioni. Nel suo pensiero il corpo e l’anima sono inseparabili. È qualcosa che oggi sentiamo molto vicino”.

Esiste anche una dimensione politica e sociale?

“Certo. Hildegard dialoga con papi, imperatori, vescovi. Si confronta con figure come Federico Barbarossa e non ha paura di criticarle. È una donna che esercita potere in un’epoca in cui alle donne non era concesso. E lo fa con una forza straordinaria”.

Nello spettacolo racconta anche le sue visioni? Come le ha portate in scena?

“Le visioni sono il cuore del racconto. Non sono sogni, ma esperienze lucide, potentissime. Da queste nasce il suo capolavoro, lo Scivias. In scena diventano immagini, suoni, parole che cercano di restituire quella dimensione sospesa tra cielo e terra”.

Che tipo di esperienza si troverà davanti lo spettatore?

“Non è solo uno spettacolo, è un viaggio. Si entra in un mondo fatto di luce, canto, simboli. Si attraversa il Medioevo, ma in realtà si parla di noi: della ricerca di senso, della fragilità, della forza interiore”.

Se dovesse riassumere Hildegard in una sola immagine, cosa potrebbe dire?

“Un ponte. Lei stessa si definiva così: un ponte tra cielo e terra. Ed è quello che cerchiamo di restituire in scena”.

Proprio in questi giorni, ho trovato un articolo su “Il Corriere della Sera”, scritto da Lucella Scaraffia, dal titolo: “Scienziata & musicista. La mistica medioevale così perfetta per il nostro tempo”. L’articolo suggerisce che la riscoperta di Ildegarda di Bingen, da parte della Chiesa, sia stata stimolata dal grande successo ottenuto dalla monaca in ambito femminista a partire dagli anni Settanta.

In quel periodo, infatti, il mondo laico aveva celebrato la sua figura come donna di cultura, scienziata, musicista ed ecologista ante litteram, spesso privilegiando questi aspetti moderni rispetto alla sua dimensione mistica. Questo forte interesse esterno avrebbe quindi spinto l’istituzione ecclesiastica a recuperare e valorizzare una figura che, pur essendo stata celebre nel Medioevo, era rimasta per quasi mille anni confinata in un culto locale ormai sbiadito – tanto che Papa Benedetto XVI riconobbe la santità di Ildegarda di Bingen il 10 maggio 2012. 

Insomma, lo spettacolo promette davvero di raccontarci una storia interessante. 

Il cartellone “La scena è donna” continua con una sorpresa, gradita: lo spettacolo del 26 aprile ha subìto una modifica, ci sarà una straordinaria performer che ha calcato il nostro teatro più volte: Elisabetta Salvadori, con il suo spettacolo “Come gli scambi del treno. La vita di Madeleine Delbrêl”.

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