back to top
Pubblicità
Redazione
ANNO XIVmercoledì 16 Settembre 2026
Volti e storie di Corsagna negli ultimi settant'anni

Giuseppe Lucchesi, il falegname di Corsagna: ritratto di un uomo buono

Ecco un’altra storia dalla vita della nostra comunità.

In questi ritratti ho scelto di non indicare date di nascita o di morte: ciò che conta è la vita vissuta, il ricordo e il segno lasciato nella comunità.

Oggi voglio ricordare un personaggio che nella comunità di Corsagna ha lasciato un segno profondo, fatto di presenza, valori e ricordi: Giuseppe Lucchesi, il falegname.

Per me Giuseppe è stato come un secondo padre. Mi ha fatto crescere insieme alla mia famiglia, mi ha insegnato a lavorare e anche a divertirmi. Da ragazzo mi portava con sé nei paesi della Media Valle del Serchio per piccoli lavori di falegnameria: sono stati i miei primi approcci al lavoro, esperienze che porto ancora dentro, anche se poi la mia strada è stata diversa.

Io gli volevo bene, ma soprattutto lui ne ha voluto a me in modo speciale: mi ha sempre trattato come un figlio, quasi un figlio adottivo. E nei gesti semplici di ogni giorno si sentiva questo affetto, come quando, insieme al fratello Sandro, mi costruiva i presepi nel periodo natalizio: erano momenti che per me non erano solo giochi, ma veri atti d’amore.

È stato una persona buona, sempre pronta a darmi un consiglio nei momenti importanti. Nei miei primi passi nel mondo del lavoro è stato per me una guida, qualcuno con cui confrontarmi e a cui confidare dubbi e scelte.

Giuseppe non ha avuto figli, ma ha costruito una famiglia solida insieme alla moglie Rosina Giusti, che è stata sempre il suo punto di riferimento. Nulla faceva senza condividere il suo parere: ogni scelta, grande o piccola, passava attraverso quel legame profondo che li univa. Erano una coppia unita, precisa e riservata, e proprio questa loro riservatezza, vissuta con naturalezza, era percepita chiaramente da chi stava loro vicino e rappresentava un tratto distintivo del loro modo di essere.

Questa attenzione e precisione si riflettevano anche nella cura della casa, ordinata in ogni minimo dettaglio, quasi con una perfezione che colpiva chiunque vi entrasse.

Da giovane lavorò come impiegato al Comune di Borgo a Mozzano, ma poi scelse di seguire la tradizione di famiglia, quella del padre Francesco, falegname, lavorando insieme al fratello Sandro. Era un artigiano preparato e scrupoloso, capace sia nella realizzazione di mobili che nella costruzione di infissi e in tutto ciò che riguardava la falegnameria. Lo ricordo nella bottega in Piazza XX Settembre e, prima ancora, nel laboratorio nella casa di famiglia, in cima alla piazza. Anche nel lavoro, che pure sporcava mani e abiti, manteneva sempre una cura e una precisione che lo distinguevano.

Giuseppe è stato anche un importante punto di riferimento per il Corpo Musicale “Giuseppe Verdi” di Corsagna, dove ha ricoperto incarichi e seguito con attenzione le nuove generazioni. A lui si deve anche, alla fine degli anni Sessanta, l’impulso decisivo per il restauro del quadro della Madonna della Consolazione, conservato nella chiesa di Serra. Ricordo ancora l’emozione e la festa quando l’immagine sacra tornò a Corsagna, accolta con devozione da tutta la comunità: Giuseppe, orgoglioso, apriva il corteo, consapevole del valore di quel lavoro per un simbolo così caro a tutti.

Il suo impegno si è esteso anche al sociale: per tanti anni è stato amministratore della Misericordia di Corsagna. Durante il mio incarico di presidente, ho potuto contare su di lui come su una presenza sicura, attenta e rigorosa. Curava i bilanci con precisione, sempre nel rispetto dei principi di economia e responsabilità.

Ricordo ancora la sua firma, a volte esitante, quando si trattava di affrontare spese importanti per progetti come il Centro Sportivo San Michele o la Casa Famiglia per anziani. Mi diceva: “Non mettermi in difficoltà… questi soldi ci sono?” Ma in quelle parole c’era anche la fiducia che riponeva in me e nel lavoro che stavamo portando avanti insieme.

Anche dopo la pensione, la sua presenza era costante. Lo si trovava spesso alla casa famiglia per anziani, vicino alla sua abitazione, dove seguiva con discrezione ma attenzione la vita quotidiana della struttura, collaborando anche con le suore, in particolare suor Silvia, per il buon funzionamento della piccola comunità.

Giuseppe ci ha lasciato quasi all’improvviso, dopo una breve malattia, nel suo modo silenzioso e semplice di essere. Ma non è mai mancata, fino all’ultimo, la sua dedizione verso Corsagna.

E quando si pensa alle persone che hanno costruito, giorno dopo giorno, il senso di una comunità, il suo nome torna naturale, come uno di quelli che non si dimenticano.

Dalla homepage

Ultimi articoli in Tradizione e identità