Tutto partì nella primavera del 1989, quando un piccolo gruppo di confratelli della Misericordia di Corsagna fece visita alla Misericordia di Vernio, in provincia di Prato. Eravamo stati invitati per conoscere da vicino il funzionamento della loro casa famiglia e capire come operava questa importante esperienza di volontariato.
Da quella visita nacque una domanda semplice ma decisiva: perché non provare a fare qualcosa di simile anche a Corsagna?
Il gruppo era formato da don Sergio, correttore della Misericordia, Giuseppe Lucchesi, amministratore, dal sottoscritto in qualità di presidente e dai consiglieri Roberto Alberigi, Andrea Giusti e Francesco Lucchesi, insieme a Giusti Policarpo, Presidente dei Sindaci Revisori della Misericordia, Bartolo Papera e il Vincenzo Nardi Alberigi. Da quel momento cominciò a maturare l’idea di realizzare una casa famiglia per anziani del paese e dei paesi vicini, un luogo di accoglienza e assistenza per le persone più fragili della nostra comunità.
Quell’idea, coltivata con impegno e con il sostegno di tante persone, è diventata realtà e ancora oggi, dopo oltre trent’anni, quella struttura continua a funzionare ed è apprezzata dal territorio.
Nei mesi successivi proposi al consiglio direttivo di intitolare la casa famiglia a don Alessio Bachini, il sacerdote che il 1° novembre 1900 aveva fondato la confraternita della Misericordia di Corsagna.
Durante la riunione del consiglio direttivo allora molto allargato, con circa trenta confratelli presenti per rendere il paese più partecipe alle scelte, avanzai ufficialmente questa proposta.
Non tutti furono d’accordo. Don Sergio, presente alla riunione, fece presente che don Bachini non era stato un sacerdote particolarmente apprezzato da tutti a Corsagna e che in passato aveva anche contribuito a dividere il paese in due fazioni. Per questo riteneva che forse non fosse opportuno dedicargli la nuova struttura.
Io però ero giovane, entusiasta e fortemente convinto della proposta. Difesi con determinazione quella scelta e, alla fine, la maggioranza ampia del consiglio direttivo votò a favore dell’intitolazione a don Alessio Bachini.
Oggi, però, dopo oltre trentacinque anni dalla nascita di quell’idea e oltre trent’anni dall’apertura della struttura, sento il dovere di fare una riflessione diversa.
Le nuove generazioni non conoscono più la figura di don Bachini e il significato di quella scelta si è progressivamente affievolito. Per questo motivo ritengo che possa essere giunto il momento di ripensare quella intitolazione.
Il mio non è certo un gesto di mancanza di rispetto verso don Bachini. È piuttosto una riflessione maturata nel tempo. Per questo vorrei proporre all’attuale consiglio direttivo della Misericordia, e al suo presidente Mariano Giampaoli, di valutare una nuova intitolazione.
Una soluzione semplice potrebbe essere: “RSA per anziani della Misericordia di Corsagna”, un nome sobrio che rappresenti tutta la comunità.
Perché quella struttura non è stata costruita da una sola persona, ma grazie alla generosità del paese. All’epoca oltre 180 famiglie di Corsagna parteciparono a una sottoscrizione popolare, raccogliendo in un anno circa 216 milioni di lire.
Fu un grande gesto collettivo che dimostrò quanto il paese credesse in quel progetto.
Per questo, a distanza di tanti anni, sento soprattutto il bisogno di ringraziare Corsagna e tutti coloro che mi aiutarono a realizzare quella struttura, che ancora oggi rappresenta un servizio prezioso per il territorio.
Ripensare l’intitolazione potrebbe essere anche un modo per riconoscere il valore di quella partecipazione collettiva e restituire simbolicamente la struttura a tutta la comunità
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Oltre 35 anni dalla nascita dell’idea progettuale della RSA di Corsagna: è tempo di rivedere l’intitolazione a don Alessio Bachini
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