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Redazione
ANNO XIVgiovedì 17 Settembre 2026
ricordo

Quel giorno con Alex Zanardi: quando la disabilità diventa forza

Era il 6 aprile 2019, a Marina di Massa. Una di quelle giornate che restano. Ero lì per la Regione Toscana, con la responsabilità del collocamento mirato delle persone con disabilità, un ambito che da sempre accompagna il mio percorso umano e professionale. La mia presenza nasceva anche dall’invito ricevuto dal vicepresidente Regionale dell’Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro, Max Mallegni, con il quale da anni collaboravo nel mio lavoro per le province di Lucca, Pistoia e Massa.

In quella occasione veniva presentato il progetto Obiettivo 3, creato da Alex Zanardi per avvicinare allo sport persone con disabilità e offrire loro una nuova opportunità di vita.
E con loro c’era lui.

Non fu un incontro formale. Fu qualcosa di più. Tra le tante persone presenti, ebbi la possibilità di scambiare alcune parole con Zanardi. Poche, ma autentiche. Parlammo del mondo della disabilità: io attraverso il mio lavoro, tra norme, percorsi di inserimento e difficoltà concrete; lui attraverso la sua esperienza, trasformata in una straordinaria testimonianza di vita.

Zanardi non aveva bisogno di raccontarsi. Bastava la sua presenza. Il modo diretto di guardarti, la semplicità con cui si poneva, la naturalezza con cui annullava ogni distanza. In quei minuti compresi subito chi avevo davanti: non solo un campione straordinario, ma un uomo capace di trasformare il dolore in energia, il limite in possibilità.

La sua storia è nota: pilota ai massimi livelli, poi l’incidente del 2001 che cambiò tutto. Ma non segnò una fine. Fu un nuovo inizio. Con la handbike arrivarono le vittorie paralimpiche, ma soprattutto arrivò qualcosa di più grande: la capacità di indicare una strada agli altri.

Con Obiettivo 3, Zanardi ha dato forma a un’idea potente: trasformare la disabilità in opportunità attraverso lo sport, accompagnando tante persone in un percorso di riscoperta di sé, della propria forza e della propria dignità.

Da operatore pubblico oggi in pensione, so quanto sia complesso rendere reali questi percorsi. Ma so anche quanto siano fondamentali figure come la sua, capaci di accendere speranza e rendere visibile ciò che spesso resta invisibile.

Quell’incontro, breve ma intenso, mi ha lasciato un segno profondo. Non solo il ricordo di un uomo straordinario, ma anche una consapevolezza: che il nostro lavoro ha senso solo se riesce davvero a cambiare la vita delle persone.

E quel giorno, a Marina di Massa, Alex Zanardi lo dimostrava, semplicemente, con la sua presenza.

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