Mostre che si osservano e altre che obbligano a riflettere. “Archeoplastica – Storie dal mare”, ospitata fino al 2 giugno presso il centro di raccolta del Chitarrino a Fornaci di Barga, appartiene sicuramente alla seconda categoria. Perché davanti a quei reperti restituiti dal mare il problema dell’inquinamento smette di essere distante e diventa improvvisamente reale, concreto.
La mostra itinerante raccoglie infatti oggetti di plastica spiaggiati provenienti dal mare, trasformandoli in testimonianze visive dell’impatto ambientale della plastica usa e getta. Un percorso pensato per sensibilizzare cittadini, famiglie e scuole sull’importanza della tutela ambientale e sulla necessità di modificare le nostre abitudini quotidiane.
Ne abbiamo parlato con Filippo Lunardi, consigliere con delega all’ambiente del comune di Barga, che ha sottolineato il valore di una sensibilizzazione costruita attraverso immagini ed esempi concreti. “È fondamentale, perché spesso i numeri e le statistiche da soli non riescono a trasmettere davvero la gravità del problema. Vedere con i propri occhi oggetti rimasti in mare per decenni, ancora quasi intatti, ha un impatto molto forte. Archeoplastica riesce a trasformare un tema ambientale in qualcosa di concreto, vicino alle persone e capace di far riflettere. È proprio attraverso esempi visivi e reali che si può creare una maggiore consapevolezza, soprattutto nei più giovani”.
Un messaggio che riguarda da vicino anche territori lontani dal mare come quello della Valle del Serchio. “L’ambiente non ha confini amministrativi: una bottiglia o un rifiuto abbandonato nell’entroterra può arrivare nei fiumi e poi in mare. Per questo ogni gesto quotidiano fa la differenza: fare correttamente la raccolta differenziata, ridurre l’uso della plastica monouso, evitare l’abbandono dei rifiuti. La tutela dell’ambiente parte dalle abitudini di ciascuno di noi e diventa davvero efficace quando è condivisa da tutta la comunità”.
Non casuale la scelta di ospitare la mostra proprio al Centro di Raccolta del Chitarrino. “I centri di raccolta non devono essere percepiti soltanto come luoghi tecnici, ma anche come spazi di educazione ambientale e partecipazione civica. Portare Archeoplastica al Chitarrino significa ricordare che una corretta gestione dei rifiuti è il primo passo per evitare che ciò che scartiamo finisca nell’ambiente e, in questo caso, nei mari. Per questo ringraziamo Ascit per averci proposto questa iniziativa e per aver messo a disposizione i locali”.
Grande attenzione anche al coinvolgimento delle nuove generazioni, considerate oggi sempre più sensibili alle tematiche ambientali. “Sì, credo che oggi i giovani abbiano una sensibilità ambientale molto più forte rispetto a qualche decennio fa. Sono più informati, più attenti e spesso anche più esigenti nei confronti delle istituzioni e degli adulti. Questo è un segnale positivo. Il nostro compito, come amministratori, è accompagnare questa sensibilità con strumenti concreti, occasioni di formazione e iniziative come questa mostra, che aiutano a trasformare la consapevolezza in comportamenti quotidiani”.
Lunardi ha poi ricordato anche l’impegno dell’amministrazione sul fronte della sostenibilità: “Come amministrazione stiamo cercando di portare avanti diverse iniziative legate alla sostenibilità ambientale, sia sul piano della sensibilizzazione sia su quello delle azioni concrete. Lavoriamo per incentivare una corretta raccolta differenziata, promuovere comportamenti più sostenibili e ridurre progressivamente l’utilizzo della plastica monouso negli eventi e nelle attività pubbliche, per favorire i materiali compostabili”.
Tra gli aspetti più forti della mostra, per il consigliere, c’è soprattutto la capacità di far percepire il tempo dell’inquinamento. “Quello che colpisce maggiormente è il fatto che molti di questi oggetti arrivino da decenni passati e siano ancora riconoscibili. Questo ci fa capire quanto la plastica sia resistente e quanto a lungo possa rimanere nell’ambiente. Più di un singolo reperto, credo che il messaggio più forte sia proprio questo: ciò che oggi consideriamo un rifiuto temporaneo può restare in mare per generazioni”.
La gratuità dell’esposizione vuole essere inoltre un invito aperto alla partecipazione collettiva. “Ci aspettiamo una risposta positiva, soprattutto in termini di partecipazione e consapevolezza. L’obiettivo non è soltanto avere visitatori, ma stimolare riflessioni e creare un senso di responsabilità condivisa”.
E il messaggio finale che Lunardi vorrebbe lasciare ai visitatori è semplice ma diretto: “Vorrei che ogni visitatore uscisse dalla mostra con una consapevolezza in più: l’ambiente si tutela ogni giorno, attraverso le nostre scelte quotidiane. ‘Archeoplastica’ ci insegna che ciò che abbandoniamo non scompare davvero, ma resta nell’ambiente per anni”.
Il vero valore di questa mostra sta proprio qui: nel ricordarci che ogni oggetto gettato via continua comunque a raccontare una storia. E quella storia, prima o poi, torna sempre a riguardarci.
Foto di Nicola Tognetti



