Ancora un volto che racconta la memoria di Corsagna. In questi ritratti ho scelto di non indicare date di nascita o di morte: ciò che conta è la vita vissuta, il ricordo e il segno lasciato nella comunità.
Nei nostri paesi ci sono persone che non vengono ricordate perché hanno fatto grandi opere o ricoperto incarichi importanti, ma
restano nel cuore della gente forse più di altri. Sono quelle persone che nella vita hanno avuto tante difficoltà, tanta sofferenza, ma che nello stesso tempo hanno lasciato nella comunità un ricordo umano e affettivo profondo.
Uno di questi è stato Pellegrino Santi, che tutti a Corsagna ricordano semplicemente come “Pelle”.
Pelle era nato con gravi difficoltà: problemi psichiatrici, problemi alla vista, fino a diventare praticamente non vedente. La vita non gli aveva fatto sconti. Il padre era partito per il Sud America negli anni Quaranta, come tanti uomini di quel tempo in cerca di fortuna, e non fece più ritorno. Di lui, con il passare degli anni, si persero praticamente le tracce.
A crescere Pelle, con sacrificio e amore immenso, fu la mamma Marfisa, donna che a Corsagna tutti ricordano per la dedizione totale verso questo figlio fragile. Accanto a lei ci fu anche la figlia Natalina, che aiutò tantissimo la mamma nell’accudire e sostenere Pelle durante tutta la vita. Erano anni difficili, non solo per la famiglia Santi, ma per tanti paesi della Valle del Serchio, dove spesso si viveva con poco e ogni giorno era fatto di sacrifici.
Eppure Pelle, nonostante le difficoltà, era diventato parte viva del paese. Pur essendo quasi completamente non vedente, conosceva Corsagna “a tatto”. Percorreva le vie toccando i muri delle case, seguendo con le mani i vicoli e le strade del paese. Era come se avesse costruito una mappa invisibile dentro di sé.
Tutti lo conoscevano, anche chi arrivava da fuori imparava presto a sapere chi fosse “Pelle”. Era rispettato da tutti, anche se, come accadeva un tempo nei paesi, qualche ragazzo ogni tanto gli faceva piccoli scherzi. Ma erano cose limitate, che non hanno mai cancellato l’affetto che la comunità aveva per lui.
Pelle fumava il sigaro, a volte la pipa, e chi voleva fargli un regalo sapeva cosa portargli. Una scatola di sigari o del tabacco erano per lui una piccola felicità. Lo si vedeva spesso seduto sugli scalini della Misericordia, intento a fumare tranquillamente il suo sigaro, quasi fosse parte naturale di quel luogo. Poi prendeva il bigliettino preparato dalla mamma e andava a fare la spesa.
Ma Pelle cercava anche, a modo suo, di rendersi utile, con le sue mani grandi andava lungo i muri delle case del paese a strappare l’erbaccia che cresceva tra le pietre. Era un lavoro semplice, ma lui lo faceva con attenzione e con cura, i proprietari delle case gli davano qualche spicciolo e lui era felice, anche perché così poteva comprarsi i suoi sigari.
Questo racconta una cosa importante: anche una persona con gravi difficoltà può trovare il modo di sentirsi utile, parte della comunità e capace di fare qualcosa per gli altri: Pelle, nel suo modo semplice e silenzioso, questo lo aveva capito bene. Fisicamente era un uomo imponente: alto, robusto, con una presenza che poteva quasi intimorire chi non lo conosceva, ma noi ragazzi lo chiamavamo “il gigante buono” perchè in fondo era proprio questo.
Ricordo ancora quando frequentava la mia casa, in Via Postabbio mia moglie aspettava la nostra prima figlia, lui appoggiava la mano sulla pancia per sentire il bambino o la bambina che doveva nascere. per provava anche a indovinare se sarebbe stato maschio o femmina. Erano gesti semplici, ma pieni di tenerezza, questo suo modo buono e affettuoso non era solo verso la mia famiglia, ma verso tutta la comunità di Corsagna.
Negli ultimi anni della sua vita visse alla RSA Don Gori di Marlia ma grazie all’impegno della Misericordia riusciva ancora, durante l’estate, a tornare per alcuni giorni nel suo paese natale, quasi a ritrovare quelle strade che aveva imparato a conoscere con le mani e con il cuore. Questa è la cosa più bella da ricordare, perché Pelle non è stato importante per ciò che aveva o per ciò che faceva è stato importante perché era parte dell’anima del paese, una di quelle figure semplici che appartengono alla memoria collettiva di una comunità.
Oggi, ripensando a lui, torna alla mente l’immagine di quel grande uomo seduto sugli scalini della Misericordia con il suo sigaro in mano. Un uomo fragile e forte allo stesso tempo, che la vita aveva messo duramente alla prova, ma che Corsagna ha sempre considerato uno dei suoi figli più cari.
Il nostro “Gigante Buono”.
Volti e storie di Corsagna negli ultimi settant’anni
Pellegrino Santi, “Pelle”: il gigante buono di Corsagna
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