Ancora un volto che racconta la memoria della nostra comunità. In questi ritratti ho scelto di non indicare date di nascita o di morte: ciò che conta è la vita vissuta, il ricordo e il segno lasciato nella comunità.
Ci sono persone che, pur senza aver ricoperto incarichi importanti o compiuto imprese straordinarie, rimangono nel cuore di un paese. Persone che hanno lasciato un segno con il loro modo di vivere, con i loro valori e con la loro umanità.
Una di queste è senza dubbio Vincenzo Alberigi, che tutti a Corsagna conoscevano semplicemente come “il Nardi”.
Era una persona speciale, profondamente religiosa, legata alla famiglia e ai valori cristiani che hanno accompagnato tutta la sua esistenza. La fede non era qualcosa da esibire, ma un modo concreto di vivere, fatto di rispetto per gli altri, disponibilità e attenzione verso chiunque incontrasse.
Aveva sposato Solagia e insieme avevano costruito una bella famiglia con i figli Elena, Carlotta e Leonello, ai quali hanno trasmesso gli stessi principi di serietà, onestà e attaccamento alle proprie radici.
La vita lavorativa del Nardi racconta bene la storia di tante famiglie della nostra comunità. Iniziò come sarto, professione allora molto apprezzata e importante. Erano gli anni in cui gli abiti si confezionavano su misura e il lavoro artigianale richiedeva pazienza, precisione e abilità.
Prima di sposarsi e di tornare definitivamente a Corsagna visse anche un’importante esperienza di lavoro all’estero. Per alcuni anni lavorò nel nord della Francia presso la Société Métallurgique de Haute Moselle, una delle grandi industrie siderurgiche della Lorena. Erano anni di sacrificio e di lontananza dalla famiglia, ma anche di crescita personale. Terminato il turno in fabbrica, il Nardi metteva a frutto ciò che aveva imparato come sarto a Lucca, nei pressi di Piazza San Michele. Nel tempo libero eseguiva piccoli lavori di cucito e riparazioni per i compagni di lavoro e per gli altri emigrati italiani, dimostrando quella disponibilità verso gli altri che avrebbe mantenuto per tutta la vita.
Rientrato a Corsagna, entrò nel commercio, subentrando nella gestione della bottega di alimentari della suocera Elena. Fu lì che molte generazioni di corsagnini impararono a conoscerlo e ad apprezzarlo. La sua bottega era un luogo d’incontro, quasi una piccola piazza del paese. Dietro quel banco il Nardi accoglieva tutti con un sorriso, una parola gentile, una battuta scherzosa. Non aveva fretta e sapeva ascoltare.
Molti lo ricordano soprattutto mentre tagliava i salumi: in un tempo in cui le affettatrici moderne non avevano ancora preso il sopravvento, il Nardi continuava a tagliare il prosciutto, il salame e la mortadella rigorosamente a mano, con il coltello ben affilato.
Era un gesto quasi rituale, compiuto con attenzione e precisione. Le fette venivano adagiate con cura sulla caratteristica carta per alimenti, piegata con esperienza e ordine. C’era chi sosteneva che quel prosciutto avesse un sapore diverso proprio perché tagliato da lui, con quella pazienza che oggi sembra appartenere a un altro mondo.
Ma Vincenzo era anche un ottimo norcino, quando gestiva la bottega ereditata dalla suocera Elena, una volta alla settimana organizzava la macellazione di un maiale. Erano davvero altri tempi. Nel giro di pochi giorni si vendeva tutto: carne fresca, salsicce, salami, rosticciana, lardo e gli altri prodotti che allora costituivano una parte importante dell’alimentazione delle famiglie. La lavorazione delle carni richiedeva esperienza e capacità, il Nardi era molto apprezzato anche per questa sua competenza. Quel lavoro contribuiva a fare della sua bottega un punto di riferimento non soltanto per la spesa quotidiana, ma anche per la qualità dei prodotti che offriva.
Accanto al lavoro e alla famiglia, Vincenzo Alberigi dedicò una parte importante della sua vita anche alla musica. Fu infatti per molti anni componente del Corpo Musicale Giuseppe Verdi di Corsagna, una delle istituzioni più amate e rappresentative del paese. Suonava il clarino e partecipò con costanza e passione alla vita della banda, contribuendo insieme a tanti altri musicanti a mantenerla viva nelle feste religiose, nelle processioni, nelle ricorrenze civili e nei momenti più significativi della vita comunitaria. Per la sua generazione la banda non era soltanto un passatempo, era una vera scuola di amicizia, disciplina e appartenenza. Attraverso il clarino contribuì a dare voce alle tradizioni di Corsagna e a mantenere vivo un patrimonio culturale che ancora oggi rappresenta uno dei simboli più belli della nostra comunità.
Ma il ricordo più bello è forse quello delle serate trascorse nella sua casa. Personalmente ho avuto modo di frequentarla da giovane insieme ai suoi generi, Roberto e Bartolo. Erano le classiche veglie di una volta, quando dopo cena ci si ritrovava per parlare, raccontare storie e stare insieme. Si parlava spesso di fede, di Vangelo, dei valori della famiglia e della comunità. Quasi sempre, durante quelle conversazioni, compariva uno spuntino improvvisato accompagnato da un buon bicchiere di vino. Erano momenti semplici ma autentici, che oggi appartengono ai ricordi più belli di una generazione.
Il Nardi abitava in uno degli angoli più suggestivi di Corsagna, nella corte sotto la chiesa, vicino a quella zona che tutti conoscevano come il Castello. Per noi ragazzi quel luogo era uno spazio di libertà e di gioco. Molti pomeriggi della nostra infanzia sono trascorsi lì, correndo e scherzando fra quelle case che ancora oggi custodiscono tanti ricordi. Il Nardi apparteneva a quella generazione che ha costruito la comunità giorno dopo giorno, senza clamore, con il lavoro, il sacrificio e l’esempio. Persone che non cercavano visibilità, ma che sapevano farsi voler bene.
Oggi, ripensando al Nardi, torna alla mente il volto sereno di un uomo che ha vissuto con semplicità e dignità, sempre fedele alla famiglia, alla fede cristiana e alla propria comunità. Lo ricordiamo dietro il banco della sua bottega, con il clarino nelle file della banda, nelle veglie tra amici e nella vita della parrocchia: immagini diverse che compongono il ritratto di un uomo semplice e autentico, profondamente legato alla sua Corsagna. Era una di quelle persone che non avevano bisogno di mettersi in mostra per farsi apprezzare. Bastavano una parola gentile, un sorriso dietro il banco della bottega, una chiacchierata durante le veglie serali o un consiglio dato con discrezione.
Proprio questo motivo a distanza di tanti anni, a Corsagna basta ancora pronunciare due parole “il Nardi” perché nella memoria di molti riaffiori immediatamente il ricordo di una persona buona, di un commerciante stimato, di un musicante appassionato, di un uomo profondamente religioso e di un amico sincero che ha lasciato una traccia bella e duratura nella storia del paese.