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Redazione
ANNO XIVmercoledì 16 Settembre 2026
corsagna

Quando la mietitura e la trebbiatura facevano vivere un intero paese

C’era un tempo in cui l’estate a Corsagna aveva un profumo inconfondibile: quello del grano maturo. Tra la fine di giugno e il mese di luglio iniziava la mietitura, uno dei momenti più attesi dell’anno, che coinvolgeva praticamente tutte le famiglie del paese.

Le giornate cominciavano all’alba. Uomini e donne impugnavano la falce e raggiungevano i campi, mentre il sole iniziava a scaldare le colline. Era un lavoro duro, faticoso, che richiedeva forza, pazienza e tanta esperienza. Ma nessuno era solo. La mietitura era un grande lavoro di squadra, nel quale ogni persona aveva un compito preciso.

Da un campo all’altro si sentivano i canti delle ragazze, che rompevano il silenzio della campagna e rendevano più leggera la fatica dei mietitori. A mezzogiorno le campane del paese annunciavano la pausa. Le donne arrivavano con grandi canestri portati sulla testa, pieni di pane, formaggio, salumi, vino e altri cibi semplici ma genuini. Sotto l’ombra di un grande albero si pranzava tutti insieme, si raccontavano episodi della mattinata e ci si concedeva qualche minuto di riposo prima di riprendere il lavoro.

Quando tutto il grano era stato raccolto, arrivava il momento della trebbiatura. Era allora che entrava in funzione una macchina diventata parte della storia di Corsagna: la trebbiatrice della Misericordia.

Fu l’onorevole avvocato Giuseppe Giovannini a donare alla Misericordia una trebbiatrice e una ventola affinché fossero messe a disposizione di tutto il paese. Un gesto di grande generosità che permise ai contadini di affrontare un lavoro fondamentale per l’economia delle famiglie. La prima documentazione certa della sua presenza risale al 1924. La Misericordia affidava ogni anno l’utilizzo della macchina attraverso un’asta pubblica e il servizio veniva svolto nelle diverse località del paese: Veca, Fucina, Maleta, Postabbio, Fonticchi, Colle a Lama e nelle altre aie dove si concentravano i raccolti.

L’arrivo della trebbiatrice era quasi un avvenimento. Le fidanzate e le mogli dei trebbiatori la adornavano con fiori di campo, mentre i contadini lavoravano senza sosta fino a separare il grano dalla paglia. Al termine della giornata, quando il lavoro era concluso, spesso compariva un organino e tra la paglia qualcuno accennava qualche ballo. Il vino aiutava a dimenticare la stanchezza e trasformava una giornata di lavoro in un momento di autentica festa paesana.

Ma ciò che rende ancora più bella questa storia è il profondo senso di solidarietà che l’accompagnava. Una parte del ricavato della trebbiatura, sia in denaro sia in grano, veniva destinata ai poveri del paese. Il grano veniva consegnato al parroco che lo distribuiva alle famiglie più bisognose. Con quella farina, Letizia Giovannini, storica perpetua di don Alessio Bachini, preparava il pane destinato agli anziani e alle persone in difficoltà. Un gesto semplice, ma capace di raccontare il vero spirito della Misericordia.

Per quasi trent’anni quella trebbiatrice accompagnò le estati di Corsagna. Tra coloro che negli anni ne curarono la gestione si ricordano Adolfo Bacci, Domenico Mariotti, Giuseppe Papera e Sabatino Poli, uomini ai quali il paese affidava un servizio importante e delicato.

Nel 1951 il Consiglio Direttivo della Misericordia decise di venderla insieme alla ventola. L’asta fu vinta da Adolfo Bacci con un’offerta di 10.000 lire, chiudendo così un capitolo significativo della storia agricola di Corsagna.

Oggi moderne macchine agricole svolgono in poche ore quello che allora richiedeva giorni di lavoro. È un progresso indiscutibile. Ma insieme alla fatica sono scomparsi anche i canti che attraversavano la campagna, i pranzi consumati all’ombra degli alberi, i balli improvvisati sull’aia e quella straordinaria solidarietà che faceva sentire ogni famiglia parte di una grande comunità.

Le fotografie della mietitura e della trebbiatrice non ci mostrano soltanto un’antica tecnica agricola ma ci consegnano un’eredità fatta di lavoro, dignità, condivisione e aiuto reciproco. Valori che hanno contribuito a costruire l’identità di Corsagna e che meritano ancora oggi di essere ricordati e tramandati alle nuove generazioni.

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