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Redazione
ANNO XIVmercoledì 14 Ottobre 2026
coreglia antelminelli

Alla scoperta del mulino ritrovato con Leonello Mazzotti: un viaggio senza tempo tra le bellezze di Coreglia

Un antico mulino ad acqua, forse l’unico di tutto il torrente Segone rimasto integro e potenzialmente funzionante. È quello di Leonello Mazzotti, il proprietario del podere di Pezzo dei Preti a Coreglia Antelminelli, ribattezzato simpaticamente MuLillo – dal nome del suo cane.

Nella speciale puntata della trasmissione “I Colori del Serchio”, intitolata “Alla scoperta del Mulino ritrovato” e pubblicata in due parti su YouTube (Parte 1 e Parte 2), il signor Leonello guida le telecamere di NoiTv in una appassionante narrazione con la sapiente regia di Abramo Rossi e l’esperta conduzione di Michela Innocenti.

Partendo da una “mappa dei tesori”, vengono attraversati molti luoghi e si citano diverse località di questa parte dell’Appennino Tosco Emiliano, con aneddoti e sorprese varie, intervallate da meravigliose immagini e riprese aeree. La mèta svela un’ambientazione affascinante, con una cascata incantata e incastonata in una gola naturale dove la rigogliosità delle piante fa da contrasto all’asprezza orografica. Spunta così la visione del mulino, di cui vengono a mano a mano svelati i suoi misteri.

Un’occasione per rivivere e rivedere alcune delle ricchezze naturali che caratterizzano questi luoghi, rivolto anche ai tanti compaesani nel mondo. “Ho sempre amato questi prati e boschi, questi pascoli e castagneti, sparsi sui pendii di questi monti come tessere di un puzzle – dice Leonello -. Questo territorio punteggiato di tante piccole case e capanne, tra cui quest’unico mulino, nella mia mente ha sempre rappresentato l’ideale collocazione della fantasia fanciullesca, dove le favole prendevano forma reale ed i loro personaggi acquisivano una vita propria”.

“Ogni scorcio di sentiero – spiega – nascondeva una sorpresa, una piacevole scoperta od una semplice emozione e tutti gli ambienti erano perennemente condivisi con tanti compagni di viaggio, il più delle volte immaginari. Un ambiente popolato da figure fantastiche, dalle creature del bosco agli scherzi bizzarri della fantasia. Tanta era la corrispondenza con le “fole” più famose da arrivare a pensare che anche i fratelli Grimm avessero trovato proprio qui la loro ispirazione, magari accompagnando qualche nostro lontano parente rientrato dalla Germania dopo un po’ di fortuna”.

“In questi luoghi – racconta – ho visto e imparato tanto dalle persone che erano immerse in un sistema di vita in continuo equilibrio con il ritmo lento del tempo e lo scorrere ripetitivo delle stagioni, che curavano ogni dettaglio nell’orto e conducevano il bestiame al pascolo con attenzione e rispetto, animate da una luce interiore che si rinnovava ogni giorno con il conforto di una preghiera più o meno intima”.

Ecco che il Mulino ritrovato diventa la testimonianza reale e la vera rappresentazione di un salto nel passato, volto a capire una realtà d’altri tempi, in cui l’uomo e l’ambiente si fondevano e si contendevano il protagonismo sulla scena di questa storia neanche troppo lontana, che hanno rappresentato una qualità dell’esistenza che nella sua relativa durezza è stata edificante, un sistema ricco di valori e dignità, degno di essere riscoperto e rivalutato.

Era la stessa vita descritta dal celebre filologo Manara Valgimigli, che grazie ai suoi periodici soggiorni a Coreglia Antelminelli permise alla sua famiglia di ritemprarsi nonché al suo caro amico e grande pittore Carlo Carrà di risorgere artisticamente. Tra i tanti artisti accolti in questi luoghi piace poi ricordare Riccardo Benvenuti, che a Coreglia trovò l’amore della sua vita e che non perse mai occasione per tornarvi con gran piacere, spesso in silenzio, con quella “discrezione e signorilità” che lo stesso Valgimigli riconosceva agli abitanti di questo paese, riferendone pubblicamente nelle sue lettere. Rimane inoltre doveroso rievocare il sacrificio fattivo ed operoso dei tanti emigranti all’estero, spesso artisti della figurina di gesso, col loro fardello addosso e gli struggenti ricordi del paese natio profondamente e perennemente nell’anima.

“Il mulino è sempre stato un simbolo dell’ingegno ed una fonte di vita e questo ritrovato – sottolinea Leonello -, nascosto come una preziosa perla nella sua conchiglia ha conservato una straordinaria forza evocativa e desta tuttora un sentimento di sentita ammirazione verso la saggezza, la sapienza e l’operosità umana. Come nell’atmosfera magica dei racconti davanti al focolare, nel buio delle notti d’inverno, ivi si possono dunque ritrovare i sogni sinceri dei bambini e le concrete speranze degli adulti”.

“Non si può rimanere indifferenti di fronte a quest’immersione nella storia e nell’energia – conclude il signor Leonello Mazzotti -, che si amplifica nella fusione tra il presente ed il passato, in cui riemerge prepotente la rievocazione di un tempo e di un’epoca rappresentata dalle molte persone carismatiche che ci hanno lasciato un segno, quelle persone che possono chiamarsi semplicemente “grandi”, che basta aver sfiorato per esserne rimasti impressionati: tutti i mentori ed i parenti che ci accompagnano ovunque, che non possono mai morire perché sempre vivi nei nostri pensieri, che hanno conquistato la nostra ammirazione e meritano perenne riconoscenza, anche solo per il loro buon esempio”.

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