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Redazione
ANNO XIVvenerdì 16 Ottobre 2026
kibaya

Architettura musgum, una meraviglia africana

L’architettura è la disciplina che ha come scopo l’organizzazione dello spazio antropizzato in cui vive l’essere umano. Semplificando si può dire che essa attiene principalmente alla progettazione e costruzione di un immobile o dell’ambiente costruito. In essa concorrono aspetti tecnici ed artistici. Insieme alla scultura, fa parte delle cosiddette arti visive plastiche.

Da quando l’uomo ha avuto capacità cognitive tali da potersi organizzare in civiltà, l’architettura è sempre esistita. L’architettura è nata anzitutto per soddisfare le necessità biologiche dell’uomo quali la protezione dagli agenti atmosferici, e proprio per questo è tra le discipline maggiormente presenti in tutte le civiltà. Solo in un secondo momento, con lo sviluppo della divisione del lavoro nella società, alla funzione primaria vennero aggiunte funzioni secondarie in numero sempre crescente.

Con la comparsa di caratteri estetici si ebbe la nascita dell’architettura anche come arte visiva, dotata però di proprie caratteristiche peculiari. Sarebbe riduttivo anche parlare di valori estetici in quanto una buona architettura è spesso frutto di valori etici e di uno studio antropologico.

Definire l’architettura risulta difficile in quanto il fenomeno architettonico è stato sempre presente nella cultura dell’uomo, acquistando caratteristiche, definizioni, funzioni, aspetti spaziali e costruttivi spesso differenti o addirittura contrastanti da civiltà a civiltà o da epoca ad epoca.

Secondo José Ortega y Gasset: “o stile gioca nell’architettura un ruolo particolarissimo che nelle altre arti non ha. Nelle altre arti lo stile dipende semplicemente dall’artista: egli decide […] per sé e davanti a sé. Il suo stile non deve né può dipendere da nessun altro se non da se stesso. Ma nell’architettura questo non accade […]. La ragione è ovvia: l’architettura non è, non può, non deve essere un’arte esclusivamente personale. È un’arte collettiva. L’autentico architetto è un intero popolo. Esso fornisce i mezzi per la costruzione, ne indica lo scopo e la rende unitaria. Si immagini una città costruita da architetti “geniali”, che operano però ognuno per conto proprio con un diverso stile personale. Gli edifici potranno anche essere magnifici presi singolarmente, ma l’insieme risulterà bizzarro e intollerabile. Un tale insieme metterebbe fin troppo in risalto, quasi gridandolo, un elemento di tutte le arti a cui non si è prestata troppa attenzione: il capriccio. Il capriccio si manifesterebbe in modo cinico, nudo, indecente, intollerabile […] nelle sue linee [dell’edificio N.d.A] ci sembrerebbe di vedere l’impertinente profilo di un signore a cui “è venuta voglia” di farlo così.”

E secondo Architettura ecosostenibile, quando l’architettura dimentica di essere espressione della collettività, viene a mancare l’armonia tra gli spazi che la accolgono e la circondano; diventando una nota stonata all’interno della città – il suo spartito – si perde la melodia.

In considerazione di questi punti di vista, oggi presento un piccolo popolo africano con la sua architettura poca conosciuta dal grande pubblico ma allo stesso tempo eccezionale: i Musgum.

I Musgum sono un popolo dell’Africa centrale e occidentale. Abitanti della regione del medio corso del fiume Logone, si trovano principalmente nelle pianure del Camerun settentrionale e del Ciad sudoccidentale, nonché nella Nigeria orientale. La loro architettura tradizionale è stata ampiamente studiata. Parlano una lingua ciadiana, il Musgum. Il numero totale di parlanti è stimato in 85.900, di cui 61.500 in Camerun secondo il censimento del 1982 e 24.400 in Ciad, censimento del 1993.

Il popolo Musgum ha avuto origine dalla coesistenza di diversi gruppi: i Sao da un lato, e i Barguini, i Bornu e i Massa dall’altro. La morfologia fisica dei Musgum deriva dalla loro discendenza Sao, mentre la loro identità islamica deriva dall’affiliazione con i gruppi Bounouan e Barguinien. Sono un popolo che si trova principalmente in Ciad e Camerun, con una minoranza in Nigeria. La loro coesistenza con i Massa ha creato una notevole confusione identitaria. Alcuni autori, come André Gidene, non distinguono tra Massa e Musgum, eppure la terminologia Massa li differenzia chiaramente dai Mului terminologia derivante dalla lingua Massa del Ciad, usata per riferirsi ai Musgum.

I Musgum e i Massa sono due popoli fratelli con un antenato comune. Alcuni anni fa, l’islamizzazione del popolo Musgum è stata fonte di divisione. I Massa, gelosi della propria cultura, si sono ideologicamente separati dai loro fratelli Musgum, che si identificano come musulmani. Oggi, tuttavia, anche i Massa stanno abbracciando l’Islam, proprio come i Musgum. L’identità condivisa da questi popoli non facilita la separazione delle componenti culturali. Sebbene le case a forma di conchiglia siano riconosciute in tutto il mondo come appartenenti al popolo Musgum, anche i Massa rivendicano la propria identità come parte di questo ricco patrimonio mondiale.

La capanna a forma di conchiglia chiamata tòlék è un tipico stile architettonico del popolo Musgum. Si trova nelle regioni dell’Estremo Nord del Camerun e del Ciad, dove vivono i Musgum.

Curiosità artistiche, queste capanne sono state descritte in vari modi: “ceramiche cotte dal sole cocente”, “panini di zucchero” o “gusci d’uovo”. La metafora militare di “capanna a forma di conchiglia” è diventata la più diffusa. Durante i suoi viaggi in Africa, André Gide rimase profondamente colpito da queste capanne.

Raggiungendo altezze fino a venti metri, le capanne a forma di conchiglia seguono una pianta circolare, costruita sovrapponendo strati successivi di un misto di terra ed erba. Le scanalature di varie forme che le adornano servono sia da rinforzo strutturale che da impalcatura durante la costruzione. Un’abitazione tradizionale è composta da cinque di queste capanne, collegate da muri, con un’area adibita a magazzino per il miglio al centro del cerchio.

La riappropriazione e la trasmissione di questo sapere tradizionale sono fondamentali per riflettere sulla memoria collettiva del popolo Musgum. In questo contesto, un progetto di formazione organizzato da Heritage Without Borders ha permesso la costruzione di cinque capanne a forma di conchiglia a Mourla, mentre l’USAID le ha ricostruite a Pouss, dove erano scomparse negli anni ’70 a causa degli elevati costi di costruzione.

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