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Redazione
ANNO XIVmartedì 13 Ottobre 2026
castelnuovo di garfagnana

Paolo Ruffini in Fortezza, un “babysitter” da migliaia di fan: il coraggio di credere a Babbo Natale

Un appuntamento capace di alternare comicità, musica e momenti di riflessione, partendo da una domanda apparentemente semplice: credere o no a Babbo Natale? Una domanda che, nelle mani del celebre attore e conduttore televisivo, diventa invece un pretesto per interrogarsi sul modo in cui gli adulti guardano alla vita e su ciò che, crescendo, rischiamo di perdere.

È stata una serata davvero molto sentita quella di ieri, alla Fortezza di Mont’Alfonso, dove circa 1300 persone hanno assistito a “Il babysitter”, lo spettacolo di Paolo Ruffini, accompagnato al pianoforte da Claudia Campolongo e affiancato sul palco dai bambini Leonardo, Vittoria e Nicolas.

“Ci credo perché l’importante è credere”, dice Claudia. Di fronte a lei, Ruffini interpreta invece il punto di vista dell’adulto: “In questo mondo, con tutte queste guerre e brutture, io non credo più a niente”.

È proprio da questo contrasto che prende forma una delle riflessioni centrali dello spettacolo: i bambini vivono nel presente, mentre gli adulti sono continuamente proiettati in ciò che è stato o in ciò che potrebbe accadere. I bambini sono esseri “in divenire”, sospesi tra passato, presente e futuro, ma scelgono il presente. Gli adulti, al contrario, sono spesso “pre-occupati”: si occupano in anticipo di cose che ancora non sono accadute.

Un modo diverso di stare al mondo che riguarda anche l’identità. Secondo Ruffini, agli adulti sono spesso gli altri a fornire un’immagine di ciò che dovrebbero essere: il mercato, la società, gli influencer. I bambini, invece, sembrano ancora capaci di sottrarsi a questo meccanismo e di credere semplicemente nelle cose belle nel momento in cui accadono.

Da qui un’altra parola chiave della serata: gratitudine. Essere a casa, sotto un tetto, insieme alla propria famiglia: “Grazie”. Perché il presente, ricorda lo spettacolo, significa anche “regalo”. E la serenità, “se pettinata bene”, può diventare felicità. Una consapevolezza che i bambini sembrano conoscere spontaneamente e che gli adulti, forse, hanno bisogno di riscoprire. “Come si dice?” chiede Ruffini, richiamando il modo in cui si insegna ai bambini a reagire quando ricevono un regalo. La risposta è semplice: grazie.

Sul palco entra quindi anche la vita vera, attraverso il coinvolgimento diretto del pubblico. Ruffini sceglie una coppia sposata da 51 anni, Donatella e Luigi, e li invita a raccontare il loro amore. Cosa piaceva all’uno dell’altra quando erano giovani? Cosa, ad oggi, fa capire loro di essere stati “anime gemelle”? Luigi risponde parlando della sua testa, della sua bellezza e della sua simpatia. Donatella ricorda invece i suoi occhi e la capacità di ascoltare. Oggi, dopo 51 anni, la risposta più importante arriva quasi naturalmente: “Siamo ancora insieme e ci vogliamo un sacco di bene”.

E allora torna la domanda: come si fa a credere alle cose belle? Come si fa a continuare a credere? La risposta arriva attraverso una scritta sullo schermo, affidata simbolicamente ai bambini: “Quando diventerai piccolo capirai”.

È il momento in cui lo spettacolo cambia ancora prospettiva. Ruffini, da adulto, decide infatti di scrivere la propria lettera a Babbo Natale. E si rende conto che, forse, a desiderare Babbo Natale non sono soltanto i bambini. Forse sono proprio gli adulti ad averne più bisogno.

Un pensiero che diventa ancora più personale quando Ruffini ricorda il proprio padre, che non c’è più. Sullo schermo compare una fotografia di Paolo bambino insieme al papà e, per un momento, la leggerezza dello spettacolo lascia spazio a un ricordo intimo e profondamente umano.

La lettera a Babbo Natale diventa così una riflessione sulla capacità di continuare a credere e sulla necessità di non smarrire, crescendo, quella parte di noi capace ancora di meravigliarsi.

E alla fine arriva la frase che chiude il cerchio: “Babbo Natale, io ti credo”.

Una conclusione che racchiude il senso di una serata nella quale i bambini non sono stati soltanto spettatori o compagni di palco, ma veri e propri protagonisti di uno sguardo diverso sulla vita. Uno sguardo che invita gli adulti a tornare, almeno per un momento, piccoli: presenti, grati e capaci di credere ancora nelle cose belle.

Foto di Giulia Rapaioli

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