Quarant’anni di musica, incontri, grandi artisti, talenti e soprattutto di un legame ormai indissolubile con il territorio. È la storia del Barga jazz festival, che nel 2026 raggiunge il traguardo dei quarant’anni e che questa mattina è stata ripercorsa nella sala consiliare di Barga in occasione della presentazione del volume “Barga Jazz 1986-2026”, curato da Alessandro Rizzardi e Marco Tortelli.
Una pubblicazione nata con l’obiettivo di raccogliere e mettere ordine a una storia lunga quattro decenni, ma anche di conservare una parte importante della memoria culturale di Barga. Un lavoro reso possibile soprattutto dal riordino dell’archivio del festival, un patrimonio fatto di migliaia di partiture, composizioni, documenti, fotografie e testimonianze.
Il consigliere regionale Vittorio Salotti non ha potuto partecipare alla presentazione. La sindaca di Barga Caterina Campani ha letto il suo messaggio, ricco di parole di ammirazione e ringraziamento per il percorso compiuto dal festival e per il suo valore culturale.
La sindaca ha poi rivolto un ringraziamento alla regione Toscana e al consiglio regionale per il sostegno alla stampa del libro, oltre che a Giancarlo Rizzardi, ideatore del festival, e a tutti coloro che negli anni hanno contribuito a portarlo avanti.
“Questi 40 anni non sono un punto di arrivo ma di partenza”, ha sottolineato Campani, ricordando quanto sia stato fatto e quanto ancora possa essere costruito. Una manifestazione che negli anni è diventata anche uno strumento per promuovere Barga, mettendo in relazione artisti, culture e persone e contribuendo a rendere il nome della cittadina riconoscibile anche attraverso la musica.
Un ruolo centrale nella ricostruzione di questa storia lo ha avuto Sara Moscardini, che ha lavorato al riordino dell’archivio del Barga jazz festival.
Nel suo intervento ha ricordato come l’esperienza del jazz non sia nata in un territorio privo di una tradizione musicale e culturale, ma abbia trovato a Barga un terreno particolarmente fertile. Dalla Banda civica comunale, esistente dal 1823, al Teatro dei Differenti, dove per secoli si sono incontrate prosa e musica, passando per Opera Barga e per la Scuola civica di musica, nata anch’essa per iniziativa di Giancarlo Rizzardi.
Un patrimonio che, secondo Moscardini, ha contribuito a creare le condizioni perché il festival potesse radicarsi e diventare negli anni una delle identità culturali di Barga.
“Barga è diventata sinonimo di jazz”, è stato il concetto espresso nel corso dell’intervento. Da qui anche una riflessione sulla promozione turistica della cittadina: spesso ci si interroga su come portare visitatori a Barga, quando alcuni degli elementi per cui il territorio può essere conosciuto esistono già e hanno una storia consolidata: Pascoli, il jazz e Bruno Cordati.
Tra i contributi alla pubblicazione anche quello di Francesco Martinelli, organizzatore di concerti, giornalista, saggista, traduttore, insegnante e conferenziere, che ha spiegato di aver cercato di inserire la storia del festival barghigiano all’interno della più ampia storia dei festival jazz italiani.
“Ho cercato di inserire la storia del festival di Barga nella storia dei festival d’Italia”, ha spiegato Martinelli, definendo il lavoro realizzato una sorta di scheletro di uno studio che potrà essere ulteriormente approfondito in futuro. “Sono delle belle basi che approfondiremo ancora di più”.
I due curatori, Alessandro Rizzardi e Marco Tortelli, hanno invece raccontato il lavoro che ha portato alla realizzazione del volume, partendo proprio dall’archivio riordinato da Moscardini.
Rizzardi ha ringraziato Sara Moscardini per il lavoro svolto e ha ricordato la quantità di materiale presente nell’archivio: migliaia di partiture e composizioni che, secondo l’auspicio espresso, potrebbero un giorno essere messe a disposizione di studenti e musicisti interessati a conoscerle e suonarle.
Un ringraziamento è andato anche a tutti coloro che hanno contribuito alla pubblicazione, compresi i fotografi che negli anni hanno documentato il festival: Stefanelli, Keane, Moriconi, Borghesi e Galeotti.
Tortelli, nato e cresciuto a Barga, ha sottolineato come non sia affatto scontato che una realtà come quella barghigiana sia riuscita a sviluppare una propria cultura del jazz e a trasformarla in uno degli elementi identitari del territorio.
Nel suo intervento ha ricordato alcune delle figure che hanno saputo “pensare al globale e agire nel locale”: da Bruno Sereni, fondatore del giornale nel 1949, a Keane, con l’esperienza di Barga News, fino a Bruno Cordati, pittore di fama internazionale e insegnante, e i protagonisti della nascita di Opera Barga.
In questo percorso si inserisce pienamente anche Giancarlo Rizzardi, con l’intuizione di un concorso dedicato alla scrittura e all’arrangiamento per orchestra jazz. Un’idea allora non scontata, che trovò nel comune di Barga il coraggio di essere sostenuta e che contribuì a far conoscere il jazz a intere generazioni. “È una cosa particolare che sia nata una cultura del jazz in un piccolo paese come Barga”, ha sottolineato Tortelli.
Il volume non nasce però con l’intenzione di essere semplicemente un album di ricordi. Come spiegato dai curatori, una prima ricognizione della storia del festival era già stata realizzata in passato, mentre questa pubblicazione parte soprattutto dal lavoro di riordino dell’archivio per costruire una nuova base documentaria. E proprio per questo, l’idea è già quella di guardare avanti: “Aspettiamo i 50 anni per raccontare ancora”, è stato il senso dell’intervento di Tortelli.
Un momento particolarmente emozionante della mattinata è arrivato con l’intervento della moglie di Giancarlo Rizzardi. Ripercorrendo gli scritti, le composizioni e i materiali ritrovati nell’archivio e avendoli finalmente davanti agli occhi, ha raccontato di aver compreso ancora più profondamente ciò che spingeva il marito a dedicare alla musica e al festival tante energie, fino a rimanere sveglio durante la notte per quella che era per lui una vera passione.
Un ricordo che ha riportato al centro la figura di Rizzardi, colui che quarant’anni fa ebbe l’idea di portare a Barga un progetto destinato a diventare molto più di una semplice rassegna musicale.
Del resto, è proprio questo il filo conduttore che emerge anche dalle parole riportate sulla quarta di copertina del volume. In quarant’anni il festival ha visto passare musicisti importanti, dato la possibilità a compositori e arrangiatori di mettersi alla prova, ospitato giovani musicisti poi diventati professionisti e contribuito a far conoscere Barga e il suo territorio.
Ma, si legge nel testo, tutto questo da solo non basta a spiegare perché ogni anno musicisti, appassionati e tanti barghigiani continuino a partecipare e a mettersi a disposizione dell’organizzazione. Perché esiste qualcosa che va oltre i concerti e i nomi in cartellone: l’atmosfera del “Bargajazz”. Un’atmosfera fatta anche di episodi quotidiani, di volontari, di sistemazioni di fortuna, di strumenti trasportati nei modi più improbabili, di jam session, prove, incontri e persone che negli anni hanno contribuito a costruire una comunità attorno alla musica. Ed è proprio quella dimensione che il volume vuole conservare.
“Se non tutte le ciambelle vengono col buco, il Bargajazz in compenso è una ciambella con tanti buchi”, si legge sulla quarta di copertina. Imperfezioni che, invece di rappresentare un limite, diventano parte del carattere unico della manifestazione. La sfida per il futuro, dunque, è quella di continuare a crescere senza perdere lo spirito che ha accompagnato questi primi quarant’anni.
La mattinata si è conclusa con un lungo applauso, dedicato alla memoria di Giancarlo Rizzardi e a tutte le persone che, nel corso degli anni, hanno contribuito a costruire quella che oggi non è soltanto una manifestazione musicale, ma una parte riconoscibile dell’identità culturale di Barga.
Foto di Giulia Rapaioli













