Quanto lontano possono arrivare le proprie radici? E quanto, anche dopo aver viaggiato, studiato o lavorato altrove, continuano a influenzare ciò che siamo e quello che costruiamo? È attorno a queste domande che si è sviluppata ieri sera, martedì 8 settembre, al Teatro dei Differenti di Barga, la prima edizione di “Barga Vision – Radici locali, visioni nel mondo”, l’iniziativa promossa dalla consulta dei giovani del comune di Barga, in collaborazione con il comune.
Una serata dedicata alle esperienze e ai talenti di chi, partendo da Barga e dal suo territorio, ha costruito percorsi significativi in ambiti molto diversi tra loro: dalla ricerca e dalla storia dell’arte all’associazionismo, dall’industria all’imprenditoria, fino alla comunicazione digitale e all’intelligenza artificiale.
Ad aprire l’incontro sono stati i saluti istituzionali della sindaca Caterina Campani, della consigliera comunale con delega alle politiche giovanili Alice Mariani e del presidente della consulta dei giovani Giacomo Cheloni, che ha introdotto il senso dell’iniziativa.
Tra i primi protagonisti della serata Leonardo Umberto Conti, storico dell’arte originario di Filecchio, che ha raccontato il proprio percorso tra studio, ricerca ed esperienze internazionali, mantenendo però sempre uno sguardo rivolto al patrimonio locale.
Conti ha ricordato quanto parte del patrimonio storico e artistico del territorio sia stato segnato nel tempo anche dalle soppressioni degli ordini religiosi e ha ripercorso il suo lavoro di ricerca, che lo ha portato anche negli Stati Uniti. Dopo una precedente esperienza americana, quest’anno ha ottenuto una borsa di ricerca alla Sapienza ed è stato nuovamente invitato da un gruppo di ricerca di Harvard a Rochester, nello Stato di New York, per approfondire un particolare caso di studio legato alla rappresentazione del corpo immerso nell’acqua.
Un ringraziamento è andato anche a Gabriele Giovannetti, che ha contribuito con una borsa di studio a rendere possibile il nuovo soggiorno negli Stati Uniti.
“Questi sono i miei impegni e i miei interessi, sempre tenendo un occhio all’arte locale”, ha spiegato Conti, ricordando anche il proprio ruolo di curatore della collezione della Fondazione del Conservatorio di Santa Elisabetta e l’auspicio di poter riportare sul territorio i risultati delle proprie ricerche.
Dal mondo della ricerca si è passati poi a quello dell’associazionismo con Francesco Talini, presidente dell’associazione calcistica dei Gatti randagi e vicepresidente di BargaScot.
“Le radici ci portano lontano, ma abbiamo bisogno anche di un posto dove tornare”, ha affermato, raccontando l’esperienza della Club house dei Gatti randagi, pensata come uno spazio nel quale chiunque passi da Barga possa sentirsi a casa.
Talini ha poi ripercorso la nascita di BargaScot, sviluppatasi anche dalla consapevolezza che l’esperienza vissuta attraverso i Gatti randagi rappresentava soltanto una parte di una storia molto più ampia tra Barga e la Scozia. Un rapporto che oggi coinvolge sempre più persone e istituzioni e che, ha raccontato, si sta trasformando in una vera amicizia anche tra le amministrazioni.
“Stasera ci è stato chiesto quanto lontano possano arrivare le nostre radici. Sono arrivate fino a Glasgow. E da Glasgow sono anche tornate indietro”, ha detto, invitando a seguire sempre le proprie emozioni.
Spazio quindi al mondo dell’industria con Manuele Fanucci, plant manager di Kme, chiamato a raccontare una realtà produttiva profondamente intrecciata alla storia di Fornaci di Barga.
Un percorso iniziato nel 1916, quando lo stabilimento nacque anche grazie alla disponibilità di acqua e manodopera, nel pieno dello sforzo bellico. Fanucci ha ricordato il ruolo della famiglia Orlando e la realizzazione di scuole, asili e case operaie, opere che contribuirono a creare un legame forte tra fabbrica e comunità.
Dopo la riconversione dal settore bellico alla produzione civile nel secondo dopoguerra, la storia della metallurgica si è intrecciata con produzioni diventate simboliche, fino alle collaborazioni internazionali e alla partecipazione alla realizzazione dell’acceleratore del Cern in Svizzera.
Lo sguardo si è poi spostato sul presente e sul futuro: dalla transizione dalla fusione a gas a quella elettrica, percorso avviato dal 2015, all’installazione di un importante impianto fotovoltaico e alla digitalizzazione dello stabilimento.
“Dove c’è il rame c’è Kme e dove c’è Kme c’è Fornaci di Barga”, ha sintetizzato Fanucci, sottolineando la centralità futura di un materiale riciclabile e strategico come il rame.
Un’altra storia d’impresa è stata raccontata da Giuseppe Venturi di Paperlynen – pal caps, realtà nata dall’intuizione familiare del nonno, inizialmente impegnata nella vendita e poi produzione propria di cappelli monouso per la ristorazione.
Nel tempo l’azienda ha ampliato la produzione agli indumenti monouso, prima per la ristorazione e successivamente per il settore sanitario, fino ad arrivare alla produzione di articoli come il piatto in polpa di cellulosa, biodegradabile e compostabile, oggi distribuito in Italia e in diversi paesi europei.
Una testimonianza che ha mostrato come anche un’impresa nata in un piccolo territorio possa crescere, trasformarsi e raggiungere mercati internazionali, mantenendo però le proprie radici.
A chiudere il percorso degli interventi è stato Roberto “Popy” Nardini, AI strategist, digital advertiser e strategist, co-founder di Adv+, che proprio dal palco del Teatro dei Differenti ha scelto di partire per raccontare la propria storia.
“Questo è il palco che mi emoziona di più ancora oggi, perché voi mi conoscete”, ha esordito.
Nardini ha ricordato come proprio in quel teatro abbia imparato alcune delle lezioni che ancora oggi accompagnano il suo lavoro: stare davanti alle persone, comprendere che una storia funziona quando chi ascolta riesce a riconoscersi e scoprire che quando le persone stanno bene insieme può nascere qualcosa.
Poi la biblioteca, i primi esperimenti al computer, il primo sito, le grafiche e i biglietti da visita. Tutto nato dalla curiosità e dalla voglia di “smanettare”, senza attendere che qualcuno concedesse un permesso.
Da lì sono arrivati i social media. Nardini ha ricordato un episodio dei primi anni di Facebook, quando inviò accidentalmente una mail a diversi professori di comunicazione invitandoli a iscriversi al social network. Uno di loro gli rispose dicendo che, secondo lui, Facebook avrebbe avuto un futuro. “Alcuni dicevano che i social non sarebbero durati. Oggi sull’intelligenza artificiale sento dire le stesse cose, con le stesse facce”, ha raccontato.
La partenza da Barga doveva durare sei mesi, il tempo di un erasmus in Spagna. Sono invece passati 14 anni. Anche un’esperienza inizialmente negativa si è trasformata in opportunità: creò un gruppo Facebook dedicato agli studenti erasmus italiani a Lisbona e iniziò a costruire una rete di relazioni. Successivamente ha lavorato per tre anni come consulente per Facebook e Instagram e proprio in quell’ambiente ha incontrato alcune delle persone con cui oggi condivide il proprio progetto imprenditoriale.
Il messaggio rivolto soprattutto ai più giovani è stato quello di non aspettare il momento perfetto: provare, sbagliare, azzardare. “Il momento giusto non esiste, c’è solo un prima e un dopo”.
E alla domanda se oggi un lavoro nel digitale possa essere svolto anche da Barga, la risposta è stata sì. La tecnologia permette di lavorare da quasi ovunque; ciò che può essere più difficile trovare in un piccolo centro sono invece quella “massa critica” e quegli incontri fortunati capaci talvolta di far nascere nuove possibilità.
Da qui anche l’invito ad avvicinarsi all’intelligenza artificiale con curiosità: “Imparatela per lo stesso motivo per cui io andavo in biblioteca: perché ero curioso. Vi restituirà tempo”.
Ed è questa la sintesi di “Barga Vision”: partire da un piccolo territorio non significa necessariamente avere uno sguardo piccolo. Le radici possono arrivare lontano, incontrare altri mondi e altre esperienze, per poi tornare con qualcosa di nuovo da restituire alla propria comunità.
Foto di Giulia Rapaioli


















