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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
intervista

Andrea Brunini racconta i suoi dieci anni di musica, viaggi e incontri: “Vietato calpestare i sogni”

Dieci anni di musica, concerti, chilometri percorsi e incontri in giro per il mondo. Il cantautore borghigiano Andrea Brunini ha scelto un titolo che sembra quasi una dichiarazione di vita per raccontare questa importante tappa del suo percorso artistico: “Vietato calpestare i sogni – Ten Years”.

Un nuovo album di quindici tracce che guarda al passato senza nostalgia e, nello stesso tempo, prova ad aprire nuove strade. Dentro ci sono alcune canzoni del primo disco, brani inediti, nuove versioni e collaborazioni. Ma soprattutto c’è il racconto di un artista che ha fatto del viaggio una parte essenziale della propria musica.

Il viaggio di Andrea Brunini, dunque, continua. Parte ancora una volta da Borgo a Mozzano, attraversa l’Italia, l’Europa e arriva fino al Giappone. Dentro il bagaglio ci sono dieci anni di esperienze, quindici canzoni e una convinzione rimasta intatta: i sogni possono cambiare forma, attraversare momenti difficili e richiedere sacrifici, ma non devono mai essere calpestati.

Andrea, partiamo proprio dal titolo. Perché “Vietato calpestare i sogni”?

“Perché credo che i sogni vadano difesi. Dieci anni fa questo titolo rappresentava l’inizio di un percorso; oggi assume un significato ancora più profondo. In questi anni sono cresciuto, ho viaggiato, ho incontrato tante persone e attraversato momenti belli e altri più difficili. Il sogno, però, è rimasto lo stesso: continuare a scrivere, cantare e condividere la mia musica”.

Questo disco celebra dunque dieci anni del tuo cammino artistico. Che cosa rappresenta per te?

“Rappresenta un traguardo, ma non un punto di arrivo. È piuttosto un’occasione per fermarmi un momento, guardare la strada percorsa e poi ripartire. Dieci anni fa ho scelto di seguire la musica senza sapere esattamente dove mi avrebbe portato. Venivo da un percorso di studi completamente diverso e mi sono avvicinato al mondo artistico con entusiasmo, curiosità e anche una buona dose di incoscienza. Con il tempo ho imparato molto, soprattutto attraverso l’esperienza diretta”.

Hai lasciato un percorso accademico in campo ingegneristico per dedicarti alla musica. È stata una scelta difficile?

“Non è stata una decisione semplice. Un percorso universitario offre maggiori certezze, mentre la musica è un mondo molto più imprevedibile. A un certo punto, però, ho sentito che dovevo provare. Non potevo continuare a chiedermi come sarebbe andata senza avere il coraggio di mettermi in gioco. Ho scelto una strada più complicata, ma anche più vicina a ciò che sentivo veramente”.

Sei partito da Borgo a Mozzano e hai portato le tue canzoni molto lontano. Quanto ha contato il viaggio nella tua crescita?

“Ha contato moltissimo. Il viaggio non è stato soltanto uno spostamento da un luogo all’altro, ma una vera scuola di vita. Ho suonato nelle città europee, attraversato i paesaggi della Romania, conosciuto l’Irlanda e vissuto esperienze molto forti in Giappone. Ogni luogo mi ha lasciato qualcosa: una storia, un volto, un’amicizia o anche semplicemente un’emozione da trasformare in musica”.

Il tuo è stato spesso un viaggio “on the road”, lontano dall’immagine patinata che talvolta accompagna il mondo dello spettacolo...

“Sì, la realtà è molto diversa da quella che si può immaginare. Ci sono state notti trascorse nel furgone tra un concerto e l’altro, lunghi spostamenti e rientri notturni di centinaia di chilometri. A volte ero in compagnia, altre volte completamente solo. Naturalmente ci sono stati anche alberghi confortevoli e momenti più leggeri, ma la maggior parte del percorso è stata costruita con sacrificio, pazienza e tanta voglia di andare avanti”.

Che cosa rimane dentro di te durante quei lunghi viaggi di ritorno?

“Rimangono le persone incontrate, le parole scambiate dopo un concerto, le nuove amicizie e tutto ciò che è accaduto durante il viaggio. Quando sei solo in macchina o nel furgone, magari nel cuore della notte, hai molto tempo per pensare. Ti tornano in mente gli sguardi del pubblico e le emozioni vissute. La stanchezza è tanta, ma c’è anche la consapevolezza di avere fatto qualcosa che ami”.

Tra gli incontri più significativi c’è quello avvenuto a Osaka con un ragazzo non vedente…

“È un episodio che non potrò mai dimenticare. Dopo un concerto, questo ragazzo mi ringraziò e mi disse che, pur non riuscendo a comprendere le parole italiane delle mie canzoni, la musica gli era arrivata dentro e gli aveva toccato l’anima. In quel momento ho capito ancora di più che la musica può superare la lingua, le distanze e ogni altra barriera. Sono parole che porto sempre con me”.

Che rapporto hai costruito con il Giappone?

“È un rapporto particolare, nato quasi inaspettatamente e diventato sempre più forte. Il pubblico giapponese ascolta con grande attenzione e dimostra una sensibilità che mi ha colpito fin dall’inizio. Quando vai così lontano e trovi persone capaci di riconoscersi nelle tue canzoni, provi una gratitudine difficile da descrivere. Ogni ritorno in Giappone è un nuovo capitolo di questa storia”.

Il nuovo album contiene quindici tracce. Come sarà composto?

“Ci saranno sei canzoni inedite, cinque brani recuperati dal mio primo disco, una versione in studio di “Notte”, un’introduzione strumentale e due nuove interpretazioni di “Mi canterai una canzone” e “Giulia”. Non volevo limitarmi a ripubblicare vecchio materiale: desideravo riprendere alcune canzoni e farle rinascere con la maturità e l’esperienza acquisite in questi dieci anni”.

Perché hai deciso di recuperare proprio le canzoni del primo album?

“Perché rappresentano le mie radici. Quel primo album andò sold out nel 2016, dopo il primo tour europeo, e da allora quelle canzoni non sono più disponibili, neppure sulle piattaforme streaming. Oggi l’unico modo per poterle avere nuovamente sarà proprio attraverso questo progetto di crowdfunding. Per me significa anche dare una seconda vita a brani che raccontano l’inizio del mio percorso. Riascoltandoli oggi riconosco il ragazzo che ero, con la sua energia, le sue ingenuità e la voglia di raccontarsi. Non volevo cancellare quella parte della mia storia, ma valorizzarla e permettere anche a chi mi ha conosciuto successivamente di poterla finalmente ascoltare”.

Ci saranno anche diverse collaborazioni. Quanto è importante per te condividere la musica con altri artisti?

“È fondamentale. La musica cresce quando incontra sensibilità diverse. Nel disco saranno coinvolti artisti italiani e internazionali, musicisti e professionisti con i quali è nato prima di tutto un rapporto umano. Ogni collaborazione porta un colore differente e consente alla canzone di prendere una direzione che, lavorando da soli, forse non avremmo immaginato”.

Nei tuoi brani affronti anche temi sociali. Quale spazio avranno nel nuovo lavoro?

“Avranno uno spazio importante. Mi piace raccontare l’amore e i sentimenti, ma credo che un cantautore debba anche guardarsi intorno. Viviamo in un mondo complesso, attraversato da solitudini, ingiustizie e difficoltà che non possono lasciarci indifferenti. Cerco di parlarne senza trasformare le canzoni in lezioni, ma partendo sempre dalle persone e dalle loro storie”.

Per realizzare questo progetto hai scelto la strada del crowdfunding. Perché?

“Perché oggi produrre e promuovere un disco richiede investimenti molto elevati, soprattutto per un artista indipendente. Ci sono la registrazione professionale, i musicisti, gli arrangiamenti, il mastering, la grafica e la stampa. A tutto questo si aggiungono la realizzazione dei CD e dei vinili, la promozione e l’organizzazione dei concerti. Il crowdfunding permette a chi crede nel progetto di diventarne parte attiva”.

Quindi non si tratta soltanto di chiedere un contributo economico

“Assolutamente no. Vorrei che fosse prima di tutto una forma di partecipazione. Chi sostiene il progetto non è un semplice finanziatore, ma una persona che accompagna il disco nella sua nascita. L’arte, se rimane chiusa in un cassetto e non viene condivisa, perde una parte fondamentale del proprio significato. Questo progetto è un invito ad aprire insieme quel cassetto”.

Hai pensato anche a diverse forme di riconoscimento per chi deciderà di sostenerti

“Sì, ci sono varie possibilità: dal nuovo album in CD al vinile, fino alla partecipazione agli eventi di presentazione. Ci saranno anche proposte particolari, come una serenata o un concerto privato in acustico. Ho voluto creare occasioni che permettano alle persone di sentirsi realmente coinvolte e di vivere momenti di condivisione”.

Una parte del progetto riguarda anche i nuovi tour. Che cosa stai preparando?

“L’intenzione è portare il nuovo album in Italia e all’estero tra il 2026 e il 2027, tornando nei luoghi che mi hanno già accolto e raggiungendone di nuovi. Vorrei anche organizzare alcuni concerti di presentazione con una formazione completa e musicisti professionisti. Il palco resta il luogo in cui le canzoni prendono davvero vita”.

Dopo dieci anni, che cosa senti di avere imparato?

“Ho imparato che il talento da solo non basta. Servono costanza, disciplina, capacità di accettare i rifiuti e forza per ripartire. Ho imparato anche che non si può fare tutto da soli. Dietro ogni concerto e ogni disco ci sono persone che lavorano, collaborano e credono nel progetto. E poi ho capito che il successo non si misura soltanto con i numeri: a volte una sola persona che ti dice di essersi emozionata vale più di tante altre cose”.

Quanto è importante, per te, mantenere il legame con Borgo a Mozzano e con la Valle del Serchio?

“È molto importante, perché è da qui che sono partito. Viaggiare e conoscere il mondo non significa dimenticare le proprie radici. Anzi, più vai lontano e più comprendi il valore del luogo da cui provieni. Porto sempre con me la mia terra, il suo paesaggio, le persone che mi hanno conosciuto fin dall’inizio e quelle che hanno seguito il mio percorso”.

C’è stato un momento in cui hai pensato di fermarti?

“I momenti di difficoltà ci sono stati e continueranno a esserci. Il mondo della musica può essere duro e spesso ti costringe a fare i conti con delusioni, silenzi e porte che non si aprono. Però, proprio in quei momenti, tornano alla mente i concerti, gli incontri e le persone che hanno trovato qualcosa di loro nelle mie canzoni. È questo che mi spinge a continuare”.

Che cosa diresti oggi al ragazzo che, dieci anni fa, decise di intraprendere questa strada?

“Gli direi di avere meno paura e, nello stesso tempo, di prepararsi a lavorare molto. Gli direi che incontrerà ostacoli, ma anche persone e luoghi capaci di cambiare la sua vita. Soprattutto gli direi di non perdere la curiosità e di ricordarsi sempre perché ha iniziato”.

E oggi qual è il sogno che non vuoi permettere a nessuno di calpestare?

“Il sogno è continuare a vivere di musica, viaggiare, conoscere nuove persone e raccontare attraverso le canzoni ciò che incontro lungo il cammino. Ma è anche riuscire a restare fedele a me stesso, senza rincorrere modelli che non mi appartengono. Voglio andare avanti con i miei tempi, con la mia identità e con le persone che credono davvero in questo progetto”.

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