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Redazione
ANNO XIVmartedì 22 Settembre 2026
borgo a mozzano

Corsagna, la Polla delle Donne e il Gavone: le acque della memoria

C’è stato un tempo, neppure troppo lontano, in cui avere l’acqua dentro casa non era affatto scontato. Per secoli, soprattutto nei piccoli paesi, fontane, sorgenti, pozzi e lavatoi sono stati indispensabili alla vita quotidiana. L’acqua doveva essere raggiunta, raccolta e spesso trasportata fino alle abitazioni: serviva per bere, cucinare, lavarsi, accudire gli animali e, naturalmente, fare il bucato.

Lavare i panni era un lavoro duro, affidato soprattutto alle donne. Si raggiungevano i punti d’acqua portando con sé la biancheria, che veniva insaponata, strofinata e risciacquata anche nei mesi più freddi. Mani immerse nell’acqua, pesi da trasportare, tanta fatica: gesti ripetuti per generazioni che oggi, con le comodità alle quali siamo abituati, è persino difficile immaginare.

Ma quei luoghi avevano anche un’altra funzione. Erano punti d’incontro e di socialità. Mentre si lavava si parlava, si scambiavano notizie, si raccontavano gli avvenimenti del paese, le nascite, i matrimoni, le partenze e le preoccupazioni delle famiglie. Si rideva, qualche volta si discuteva e spesso ci si aiutava.

Erano soprattutto le donne a frequentarli, anche se certamente vi passavano anche gli uomini, per prendere l’acqua, per altre necessità o magari per dare una mano nei lavori più pesanti.

Pensare oggi a quante persone siano passate davanti a quelle pietre fa un certo effetto. Generazioni intere vi hanno lasciato, senza saperlo, una piccola parte della propria vita.

Anche Corsagna aveva i suoi luoghi dell’acqua. Tra quelli rimasti nella memoria del paese ce ne sono due ai quali vorrei dedicare queste righe: la Polla delle Donne e il Gavone.

La Polla delle Donne era alimentata dalle acque del torrente Pizzorna. Già il nome sembra riportarci a quel mondo e alla presenza femminile che per tanti anni caratterizzò questi luoghi. Qui si veniva soprattutto per lavare, quando fare il bucato significava uscire di casa, raggiungere l’acqua e trascorrervi il tempo necessario per completare un lavoro faticoso.

Il Gavone aveva invece una caratteristica diversa. Era alimentato da una sorgente naturale, con un’acqua fresca, buona e conosciuta anche per essere ottima da bere. Ma pure questa sorgente era legata alle necessità quotidiane: vi si prendeva l’acqua e la si utilizzava anche per lavare e fare il bucato.

Due luoghi diversi: da una parte l’acqua della Pizzorna, dall’altra quella che sgorgava direttamente dalla terra. Eppure appartenevano alla stessa storia, quella di una Corsagna che con l’acqua aveva un rapporto molto più diretto di quello che abbiamo oggi.

Ci sono poi le fotografie. Una vecchia immagine ci restituisce due persone accanto a uno di questi luoghi. Chi sono? Quando fu scattata? Lasciamo volutamente un piccolo mistero. Forse qualcuno, osservandola, saprà riconoscere quei volti o aggiungere un ricordo. Anche così si ricostruisce la memoria di un paese: una fotografia riappare dopo tanti anni e torna a far parlare una comunità.

Le immagini di oggi raccontano invece il trascorrere del tempo. La vegetazione è avanzata, l’edera ha ricoperto parte delle strutture e ciò che un tempo era frequentato quotidianamente rischia lentamente di confondersi con il bosco.

Ed è proprio osservando la Polla delle Donne e il Gavone che acquista ancora maggiore significato il lavoro che il Comune di Borgo a Mozzano sta portando avanti per il recupero e la valorizzazione di fontane, lavatoi e sorgenti del territorio, partecipando al bando del GAL MontagnAppennino – Misura AS01. Un percorso nato anche dalle richieste delle comunità e costruito attraverso incontri e sopralluoghi nei paesi.

È un’iniziativa che merita apprezzamento. Al sindaco Patrizio Andreuccetti, all’assessora Simona Girelli, che ha seguito e coordinato il progetto raccogliendo le istanze provenienti dalle associazioni e dai comitati di paese, all’assessora Silvia Valentini, che ha partecipato per gli aspetti legati all’urbanistica e alla collocazione dei siti, e all’amministrazione comunale nel suo insieme va riconosciuto il merito di aver rivolto l’attenzione verso un patrimonio che troppo facilmente rischia di essere considerato secondario.

Recuperare una fontana o un lavatoio, infatti, non significa semplicemente restaurare delle pietre. Significa salvare una testimonianza della vita di chi ci ha preceduto.

E proprio partendo dal buon lavoro che il Comune sta facendo, mi permetto di avanzare una proposta.

Non so se i tempi e le modalità del bando consentano ancora di integrare il progetto o di presentare ulteriori interventi. Vorrei però invitare l’amministrazione comunale e, in particolare, gli amministratori di Corsagna a valutare se anche la Polla delle Donne e il Gavone possano trovare spazio, oggi o in una futura occasione, in un progetto di recupero e valorizzazione.

Non penso necessariamente a grandi opere. A volte può bastare molto meno: ripulire, conservare, rendere nuovamente visibile un luogo e raccontarne la storia, magari attraverso una semplice indicazione che permetta anche a un ragazzo di oggi di sapere perché quella sorgente, quelle pietre o quel tratto di torrente erano così importanti per i suoi nonni e bisnonni.

È soltanto un’idea, naturalmente. Ma se il percorso intrapreso dal Comune nasce anche dalle richieste e dalla partecipazione delle comunità, credo sia giusto avanzarla.

Il lavoro che viene fatto oggi deve diventare anche motivo di riflessione per il futuro. Troppo spesso ci accorgiamo dell’importanza di questi piccoli patrimoni quando la vegetazione li ha già nascosti, quando le strutture cominciano a deteriorarsi o, ancora peggio, quando non ci sono più le persone capaci di raccontarci a cosa servivano e quali storie custodivano.

Un paese, del resto, non è fatto soltanto delle sue chiese, dei suoi palazzi o dei grandi avvenimenti che finiscono nei libri. È fatto anche di una sorgente, di un lavatoio, di un sentiero, di un muro consumato dall’acqua e dalle mani di chi vi si è appoggiato per una vita.

La Polla delle Donne e il Gavone hanno visto passare donne e uomini, famiglie e intere generazioni di Corsagna. Hanno ascoltato voci che oggi non possiamo più sentire e accompagnato gesti quotidiani che appartengono ormai alla nostra storia.

Quelle voci sono scomparse. Le pietre, invece, sono ancora lì.

Cerchiamo di non perderle.

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