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Redazione
ANNO XIVgiovedì 24 Settembre 2026
borgo a mozzano

Gli ultimi giorni di guerra a Corsagna: quel settembre del 1944 che cambiò la vita del paese

Una premessa: il documento dal quale sono tratte queste testimonianze è conservato, insieme ad altri scritti e materiali storici, nell’archivio della famiglia Citti-Alberigi, che da molti anni custodisce con grande attenzione questa preziosa documentazione.

Fu don Sergio Giorgi, per 54 anni parroco di Corsagna, a consegnare personalmente questi scritti alla famiglia, affidandole pagine nelle quali aveva annotato fatti, avvenimenti e ricordi della vita del paese, compresi i drammatici giorni della Seconda guerra mondiale.

Rileggerli oggi significa riportare alla luce non soltanto una cronaca, ma la voce di chi quei giorni li visse accanto alla popolazione di Corsagna.

Ci sono date che sui libri di storia occupano poche righe, ma nella memoria di un paese rappresentano un confine tra un prima e un dopo. Per Corsagna gli ultimi giorni del settembre 1944 furono proprio questo: la conclusione di un periodo fatto di paura, sfollamenti e incertezza e l’inizio, finalmente, della speranza di poter tornare a vivere.

A raccontarci quelle giornate è soprattutto don Sergio Giorgi, che nei suoi scritti lasciò una testimonianza preziosa di ciò che vide e visse insieme alla sua gente.

Il paese arrivava a quei giorni dopo un’estate durissima. Gli sfollamenti avevano già segnato luglio e i primi giorni di settembre; il 13 settembre. La guerra non era qualcosa di lontano, raccontato alla radio o sui giornali: era entrata nelle case, nelle famiglie e nella quotidianità dei corsagnini.

Poi arrivarono le giornate decisive.

Tra la sera del 24 settembre e la mattina del 25 settembre 1944 i tedeschi lasciarono Corsagna. Don Sergio affidò alla carta poche parole, sufficienti però a raccontare lo stato d’animo di un’intera comunità: «Grande la gioia e il sollievo!»

Possiamo immaginare cosa significassero quel sollievo e quella gioia per chi aveva vissuto per mesi con il timore di ciò che sarebbe potuto accadere da un momento all’altro. La guerra, tuttavia, lasciava ancora dietro di sé i suoi segni. Il 26 settembre viene ricordata anche la distruzione del ponte Umberto, conosciuto dai corsagnini come il “Ponte Pari”, episodio riportato nelle testimonianze locali legate agli scritti di don Sergio.

Ma è mercoledì 27 settembre la giornata che rimane maggiormente impressa nella cronaca del parroco.

Don Sergio racconta che a Corsagna arrivarono oltre mille militari, che nel suo scritto identifica come «soldati neri Brasiliani». Le campane cominciarono a suonare; un suono di festa dopo tanto tempo trascorso nella paura, anche se successivamente fu dato l’ordine di fermarle.

Quegli uomini furono sistemati nelle abitazioni del paese, soprattutto nelle case rimaste vuote. Don Sergio annotò anche un particolare apparentemente piccolo, ma capace ancora oggi di restituirci il clima di quell’incontro: li definì «molto gentili».

Per la popolazione dovette essere una scena difficile da dimenticare. Dopo i soldati tedeschi, le requisizioni, gli sfollamenti e il timore del fronte, nelle strade di Corsagna comparivano altri militari; si aprivano le porte delle case e, lentamente, si cominciava a capire che qualcosa era veramente cambiato.

La ricostruzione storica successiva invita alla prudenza sull’esatta identificazione dei reparti giunti a Corsagna in quelle ore. La presenza nella zona di militari afroamericani dell’esercito statunitense e il successivo arrivo delle forze brasiliane nella Valle del Serchio rendono necessario distinguere la cronologia militare dalla testimonianza diretta. Una cosa, però, rimane certa: don Sergio scrisse ciò che vide e ciò che allora gli venne riferito, lasciandoci la fotografia umana di quelle giornate.

I militari ricordati dal parroco rimasero fino alla mattina del 29 settembre, giorno di San Michele Arcangelo, particolarmente caro a Corsagna. Sul campanile comparve il tricolore: un’immagine molto forte, quasi il simbolo visibile della fine dell’occupazione per il paese.

Oggi, mentre il calendario ci riporta ancora una volta al 24, al 25, al 27 e al 29 settembre, vale la pena fermarsi per qualche minuto e ricordare.

Sono trascorsi 82 anni, ma quelle giornate appartengono ancora alla storia delle nostre famiglie. Molti di coloro che le vissero non ci sono più; qualcuno, quando eravamo ragazzi, ce le ha raccontate direttamente. Restano le loro parole, i ricordi tramandati nelle case e soprattutto documenti come quelli lasciati da don Sergio Giorgi.

Il 27 settembre 1944 non fu soltanto una data. Per Corsagna fu il giorno delle campane, delle porte che tornarono ad aprirsi, dell’incontro con uomini venuti da lontano e della speranza che finalmente prese il posto della paura.

Ricordarlo oggi significa consegnare quella memoria alle nuove generazioni, perché anche quando scompaiono gli ultimi testimoni rimanga nel paese la voce di chi c’era.

Una fotografia per ricordare

Ad accompagnare questo racconto ho scelto una fotografia conservata nell’archivio di Gabriele Brunini, che documenta la presenza dei soldati Brasiliani della Força Expedicionária Brasileira al Ponte del Diavolo, a Borgo a Mozzano, nei giorni del passaggio del fronte.

Un’immagine particolarmente significativa perché ci riporta nei nostri luoghi e in quelle stesse giornate del settembre 1944. A Gabriele Brunini va il mio ringraziamento per il prezioso lavoro di ricerca, raccolta e conservazione della memoria storica di Borgo a Mozzano e del suo territorio.

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