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Redazione
ANNO XIVdomenica 27 Settembre 2026
piazza al serchio

Il caso Collodi: Piazza al Serchio celebra il bicentenario di Carlo Lorenzini

C’era una volta, e c’è ancora, la storia di un legno che ha saputo farsi carne. Una narrazione intensa e universale; una bugia capace di allungare il naso e di un grillo pronto a sussurrare alla coscienza.

A duecento anni dalla nascita di Carlo Lorenzini (1826-2026), la magia immortale di Pinocchio è approdata in Garfagnana; nella Sala Verde dell’Istituto Comprensivo di Piazza al Serchio, oggi, il tempo si è fermato. La comunità si è stretta attorno al convegno internazionale “Favola e fiaba nell’Ottocento: il caso Collodi“.

Un appuntamento promosso dall’Associazione La Giubba Aps e dal Museo Italiano dell’Immaginario Folklorico, in collaborazione con  il Comitato Nazionale per le celebrazioni del bi-centenario della nascita di Carlo Collodi, la Fondazione Nazionale Carlo Collodi, il Consiglio Regionale della Regione Toscana, l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale LAPASS, l’Associazione di Studi Storico Antropologici “Leone Verde APS”, il Centro de Estudos Globais, l’Ic, il comune di Piazza al Serchio e l’Unione Comuni Garfagnana.

I saluti istituzionali hanno ancorato l’evento al cuore della comunità; il sindaco stesso, Andrea Carrari, ha sottolineato il valore identitario della lettura, ricordando un legame profondo con il territorio. La straordinaria sinergia ha reso possibile un incontro di alto livello: “Un vero e proprio grazie sincero – ha ribadito il sindaco – a chi custodisce la cultura delle nostre radici“. Un concetto accolto anche dal consigliere regionale Mario Puppa. Il politico ha qualificato il protagonista ligneo come il simbolo di un patrimonio locale che merita palcoscenici ben più ampi. Sintonizzata sulla stessa emozione, Enrica Lemmi in rappresentanza della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, ha sottolineato l’importanza della tutela e della divulgazione: “Mi sono un po’ meravigliata della capacità delle aree interne – ha evidenziato la delegata – di generare reti culturali a livello internazionale“.

Entrata nel vivo, la prima sessione ha svelato la profondità pedagogica del testo; la moderazione è stata affidata a Sonia Giusti e Floriana Ciccodicola. Gli interventi iniziali hanno evidenziato la complessità dell’opera, celebrando il padre del burattino più noto del pianeta; un intellettuale affilato, capace di cucire insieme cultura popolare e alta letteratura, consegnando lo specchio più sincero e spietato dell’anima italiana.

Le curiosità hanno continuato a farsi largo con l’intervento di Daniela Marcheschi, che ha offerto una chiave di lettura profonda sulla figura dello scrittore: “Pinocchio nasce all’insegna del riso che irride il mondo degli adulti – ha dichiarato l’accademica – per cercare, ostinatamente, la libertà“. Una visione lucida sulla realtà – priva di veli – capace di insegnare il coraggio di sbagliare per diventare umani.

Nel pomeriggio, sotto il coordinamento di Sueli de Souza Cagneti, il dibattito si è aperto alla dimensione interculturale mettendo a confronto il celebre personaggio italiano con i miti dell’America Latina. Hanno contribuito gli studi di Carla Beatrice Lomi, Alberto Borghini, Enrichetta Dallari, Alcione Pauli e Mirna Rosibel Meza Herrera.

Il capolavoro collodiano è stato tradotto in oltre duecento lingue; ha valicato ogni confine generazionale, continuando a camminare in mezzo alla collettività col suo passo sbilenco e fiero. È rimasto la bussola più autentica per misurare la fatica del crescere: finché vi sarà un bambino disposto a sbagliare, e un adulto capace di ridere del mondo, quel pezzo di legno continuerà a vivere.

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