Con l’arrivo di ottobre, la Garfagnana torna a respirare il suo profumo più antico: si apre infatti la stagione della castagna. Questo albero rappresenta un pilastro identitario e un presidio ecologico vitale per la montagna.
Ivo Poli, rappresentante dell’Associazione Castanicoltori della Garfagnana e dell’Associazione Nazionale Città del Castagno, è il massimo esperto locale. È lui a spiegarci come il patrimonio arboreo costituisca una ricchezza straordinaria per la nostra terra.
“Un castagneto gestito – evidenzia – è il bosco (a livello perlomeno italiano, ma penso quasi mondiale) dove esiste più biodiversità. Ne offrono un chiaro esempio i giganti secolari disposti secondo l’antico sesto matildico all’altopiano di Prato Maleta a Sillano. La cura della selva previene infatti incendi e dissesti. E sono giardini botanici – sottolinea l’esperto –, qualcosa di incredibile. Ma di questo non se ne parla”.
“Oltre alla tutela ambientale – osserva Poli -, la lavorazione del frutto alimenta un’economia rurale preziosa. La trasformazione nella tipica farina di neccio DOP custodisce gesti antichi — dai metati in pietra per l’essiccazione ai mulini ad acqua — capace di unire l’identità gastronomica alla sussistenza della comunità”.
“Nonostante la memoria – spiega l’esperto botanico -, cresce anche l’impatto sociale di questa risorsa: il recupero delle selve abbandonate rappresenta un’opportunità concreta per le nuove generazioni. Molte famiglie scelgono infatti di restare e investire sul territorio per contrastare lo spopolamento dei borghi”.
“Accanto alla tradizione, il settore guarda al domani – dichiara Ivo Poli -. Lo dimostrano l’innovazione tecnica — come la prova di prelievo meccanico prevista a Torrite il 7 ottobre — e la valorizzazione di un alimento privo di glutine”.
L’importanza culturale del frutto trova conferma nella vitalità di eventi e sagre sul territorio: le castagnate di Mont’Alfonso, di Metello e di Croce di Stazzana; la “Festa d’autunno” a San Romano; la “Festa della Castagna” a Lupinaia; la tradizionale mondinata di Mologno; la “Fiera d’ottobre” a Castiglione; la “Festa della farina di neccio” a Trassilico; l’Autunno Apuano di Careggine e tante altre ancora. Così tante che sarebbe quasi impossibile citarle tutte.
”Dopo un’ottima fioritura, gli operatori attendono fine mese per valutare la resa di quest’anno” termina Poli. La certezza, tuttavia, resta la stessa: custodire questi monumenti naturali significa proteggere l’avvenire e la memoria di questa terra.
