Partecipo poco alle cerimonie religiose e alle Messe. Per questo quanto ho vissuto nel pomeriggio di oggi, nella chiesa di San Francesco a Borgo a Mozzano, mi ha colpito profondamente. Ho trovato un’accoglienza calorosa e tantissimi fedeli riuniti per la celebrazione dedicata al Santo di Assisi, nel ricordo degli ottocento anni dalla sua morte, 1226-2026.
È stata soprattutto la presenza della comunità a rendere intenso questo pomeriggio. Una partecipazione numerosa e sentita, che si avvertiva nell’attenzione alle parole, nella preghiera e nel canto. In mezzo a quelle persone mi sono sentito accolto e, poco a poco, coinvolto anch’io nella loro fede.
La Messa è stata presieduta da fra Mario Panconi, dell’Ordine dei Frati Minori, e concelebrata da don Giuseppe Bernacchioni e don Francesco Maccari. L’omelia di fra Mario, dedicata alla figura di San Francesco, è stata uno dei momenti che ho apprezzato maggiormente. Alcuni passaggi mi hanno entusiasmato e invitato a riflettere, aiutandomi a vivere la celebrazione con una partecipazione che non avevo previsto.
Il coro parrocchiale di Fiano «Don Aldo Mei» ha accompagnato la Messa. Il canto ha contribuito a creare un clima di raccoglimento e a dare voce alla preghiera della comunità.
Alla celebrazione eucaristica è seguita la cerimonia del Transito, con la lettura affidata a don Francesco Maccari. Il Transito commemora gli ultimi momenti della vita di San Francesco e la sua morte, intesa nella fede cristiana come passaggio dalla vita terrena all’incontro con Dio. Attraverso la lettura e la preghiera, i presenti sono stati accompagnati nel ricordo del suo congedo dai fratelli.
Anche questo momento mi ha colpito profondamente. Il raccoglimento dei fedeli e il significato delle parole ascoltate mi hanno fatto entrare ancora di più nello spirito della cerimonia. Ho avvertito una fede vissuta insieme, capace di raggiungere anche chi, come me, frequenta poco la chiesa.
Non è facile raccontare un sentimento così personale. Sono uscito dalla chiesa di San Francesco con entusiasmo e gratitudine, portando con me il calore dell’accoglienza, le riflessioni dell’omelia e la preghiera di tante persone.
Di questo pomeriggio conserverò soprattutto il ricordo di una comunità che, riunendosi nella fede, ha saputo farmi sentire parte di essa.