Molte antichissime storie continuano a parlare al presente e molti poeti sono capaci, a distanza di oltre un secolo, di suggerire ancora nuove letture del mondo. È attorno a questo filo che si è sviluppato questa mattina, nella sala consiliare di Palazzo Pancrazi a Barga, l’incontro “Giovanni Pascoli narratore dell’avvenire. Poesia, cronaca in versi dell’attualità”, con protagonista il poeta e scrittore Giuseppe Conte.
L’appuntamento, inserito nel programma di LuccAutori, ha visto Conte presentare il suo volume “Della stessa sostanza dei sogni”, pubblicato da Bompiani nel 2026, dialogando con Alessandro Prevosto, editore e direttore del giornale umoristico Buduar. Numerosi gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado presenti in sala, che al termine hanno rivolto diverse domande allo scrittore.
Ad aprire la mattinata è stato Demetrio Brandi, presidente di LuccAutori, che ha ringraziato la presidente della Fondazione Giovanni Pascoli Maria Bruna Caproni, il vicesindaco di Barga Lorenzo Tonini e Giuseppe Conte, ricordando i numerosi appuntamenti del festival in programma fino al 18 ottobre.
Tonini ha sottolineato l’importanza della collaborazione nata tra LuccAutori e la Fondazione Pascoli e, rivolgendosi in particolare ai ragazzi, ha espresso l’auspicio che occasioni di incontro diretto con scrittori e protagonisti della cultura possano ripetersi sempre più spesso.
Anche Maria Bruna Caproni ha ricordato gli ormai otto anni di collaborazione con Demetrio Brandi e LuccAutori, ringraziando studenti e insegnanti presenti e Sara Moscardini per il lavoro svolto al fianco della Fondazione.
“Lo scopo della Fondazione Pascoli è valorizzare il poeta e mantenerlo sempre vivo”, ha ricordato, invitando anche i docenti a continuare a portare Pascoli nelle scuole, cercando linguaggi e modalità capaci di avvicinarlo alle nuove generazioni.
La parola è quindi passata a Giuseppe Conte, che non ha nascosto l’emozione di trovarsi per la prima volta a Barga.
“Dicevo sempre: devo andare a Barga – ha raccontato – e sono proprio contento di essere qui. È una città baciata dalla poesia”, ha detto, ricordando Casa Pascoli a Castelvecchio e il Teatro dei Differenti, luogo legato anche alla celebre orazione pascoliana ‘La grande proletaria si è mossa.’ Conte ha voluto così rendere un piccolo omaggio al poeta attraverso la propria antologia Liriche d’Occidente, nella quale Pascoli occupa uno spazio significativo. Tra le poesie scelte, ha ricordato in particolare “Temporale”, indicandola come una delle sue preferite.
Da Pascoli il dialogo si è poi spostato verso il mito e il nuovo libro.
“Della stessa sostanza dei sogni” nasce, ha raccontato Conte, da una riunione con la casa editrice Bompiani e dalla proposta di costruire un volume nel quale fossero gli stessi personaggi del mito a raccontare la propria storia. “Alcuni sono molto conosciuti, altri, soprattutto figure femminili, sono quasi sconosciuti ai più – ha spiegato -. Una volta incontrati, però, ti lasciano qualcosa che prima non sapevi e allargano la tua visione del mondo”. Conte ha quindi dato voce ai personaggi quasi “come un ventriloquo”, cercando per ciascuno un modo diverso di esprimersi. Restava però da trovare una cornice capace di tenere insieme tutte quelle voci.
È nato così il personaggio di un senza tetto in Sicilia, un uomo che ha perso tutto e che, arrivato al punto più basso della propria esistenza, comincia ad avere delle visioni. Per sette mattine, quasi a richiamare simbolicamente il tempo della creazione, vede comparire all’orizzonte delle navi dalle quali arrivano figure mitologiche pronte a raccontargli le loro storie. “Il senza tetto è una figura che torna spesso nelle mie opere – ha spiegato Conte – non per estetizzarla, ma perché è qualcuno che ha perso tutto e deve riappropriarsi di tutto”.
E proprio la capacità di avere visioni diventa centrale nel libro. Secondo lo scrittore, l’uomo contemporaneo rischia di aver perso questa facoltà, mentre il protagonista, attraverso le figure che incontra, tenta lentamente di riconquistare se stesso.
Tutto avviene sul mare, altro elemento fondamentale nell’immaginario di Conte: “Per me il mare non è soltanto un grande simbolo di libertà e movimento. Io nuoto la mattina, con il sole che sorge e la luna che tramonta, e qualche visione capita anche a me”.
Alessandro Prevosto ha posto l’attenzione anche sul linguaggio del volume: non soltanto quello semplice e umano del protagonista, ma anche quello dei personaggi mitologici, che parlano al lettore con parole contemporanee e lasciano emergere emozioni estremamente vicine alla nostra esperienza.
Una scelta precisa, ha spiegato Conte: “Se il mito viene fatto studiare soltanto come qualcosa di antico e polveroso, finisce per annoiare. Io non sono un grecista: i miti me li sono reinventati. E i personaggi parlano il linguaggio di oggi perché sono eterni”.
Da qui anche uno dei significati più profondi attribuiti al libro: una difesa dell’umano. “Oggi l’umano è minacciato dalla macchina, dalla burocrazia, dall’economia – ha osservato – e non ha più la possibilità di esprimersi completamente. Il mito greco, invece, ci mette davanti alle passioni eterne dell’uomo. Tutto passa attraverso il linguaggio. I libri tengono in vita l’umano”.
Tra i personaggi ai quali Conte è maggiormente legato c’è Nausicaa, la principessa dei Feaci che accoglie Ulisse quando giunge quasi privo di forze sulla riva: una figura che per lo scrittore incarna l’innocenza e l’accoglienza.
E poi Antigone, simbolo della libertà, della disobbedienza e del conflitto tra la legge dello Stato e quella che lei considera una legge superiore, legata all’amore, alla fraternità e agli affetti. Davanti a figure come queste, ha raccontato Conte, anche il senzatetto protagonista del libro arriva simbolicamente a inchinarsi.
Studiare i miti, dunque, significa “imparare a ridere e a piangere delle passioni umane”, aprire spazi all’immaginazione, alla fantasia e a viaggi che possono condurre in mondi sconosciuti ma anche dentro se stessi.
Anche il titolo del libro di Conte, ha spiegato, porta con sé un richiamo letterario: nasce dalla celebre espressione shakespeariana secondo cui siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. Una frase che ben sintetizza una vita percepita come mutevole, misteriosa e multiforme.
A chiudere l’incontro sono state proprio le domande degli studenti, particolarmente partecipi e interessati alla scrittura e al percorso di Giuseppe Conte.
Ed ecco che il senso della mattinata ha trovato la sua forma più concreta: Pascoli, il mito greco e la letteratura come strumenti capaci di porre domande, alimentare immaginazione e aiutare a comprendere qualcosa in più dell’essere umano.
Foto di Giulia Rapaioli
Servizio video di Giulia Rapaioli e Elisa Togneri


















