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Redazione
ANNO XIVmercoledì 7 Ottobre 2026
proposte

Crisi abitativa, le proposte dei sindacati

In questi giorni il tema della “casa” a livello locale nazionale e internazionale torna prepotentemente in primo piano.

A questo proposito Stefano Cristiano di Sunia-Cgil, Sebastiana Pia Giliberto di Sicet-Cisl, Giorgio Bertelli di Uniat-Uil ritengono opportuno fornire una serie di valutazioni e osservazioni che hanno più volte ribadito in ogni sede.

“Riteniamo positivo il lavoro svolto dai comuni e dall’Ente Gestore per cercare di ridurre al minimo gli “alloggi di risulta” – esordiscono – anche se, non certo per loro responsabilità, la condizione generali di buona parte del patrimonio ERP risulta spesso insostenibile per chi vi abiti”.

“Il “piano casa” approvato dal governo, a nostro avviso, risulta essere da un lato insufficiente e dall’altro potenzialmente pericoloso – incalzano -. Nel merito: il Presidente di ERP Lucca dott. Bertoncini sostiene che solo per ristrutturare un alloggio ERP siano necessari dai 25.000 € ai 30.000 €. Il “piano casa” destinerebbe in 5 anni a livello nazionale la cifra di 970 milioni di €, che, stando alle previsioni di ERP Lucca, sarebbero sufficiente per il recupero di circa 32.000 alloggi su scala nazionale, in un contesto nel quale nella sola Milano sarebbero oltre 6.000, e comunque ben lontani dai 60.000 dichiarati dal governo e dai 100.000 complessivi indicati come obiettivo. In aggiunta a ciò quei 970 milioni di €, già largamente insufficienti, non sono neanche risorse in più ma soldi destinati alle amministrazioni locali con il fondo per la rigenerazione urbana, il fondo di coesione e sviluppo ecc., tolti con una mano e riconsegnati con l’altra. Una partita di giro quasi a somma zero”.

“Questa però ci appare la logica complessiva del “piano casa” – osservano i sindacalisti – che spinge i comuni assetati di risorse a vendere il patrimonio ERP esistente per fare cassa, e ricostruirlo non attraverso investimenti pubblici ma in virtù di “incentivi” al privato che apriranno la strada a operazioni speculative più che a dare risposte alle famiglie che hanno bisogno un alloggio ERP o a canone agevolato; la partita di giro sopra richiamata si ripete anche in relazione ad un altro problema indicato nell’articolo: la morosità. Nel “piano casa” si istituisce un fondo per la morosità incolpevole che, ancora una volta, non viene finanziato con risorse aggiuntive ma utilizzando in parte i fondi già previsti, e in parte canalizzando una parte dei canoni di locazione provenienti dagli stessi assegnatari ERP”.

“Per prevenire il dramma della morosità – fanno notare – la legge 431/98 ha istituito il Fondo Sociale per l’Affitto, il bando per il contributo affitti. Il contributo statale a questo fondo nel 2022 ammontava a € 330 milioni che per la nostra regione rappresentavano circa € 21 milioni su un totale del fondo di circa 28 milioni, ovvero il 75% del totale. Ebbene dall’entrata in carica del governo Meloni il contributo annuale è stato pari a 0,00 scaricando su comuni e regione la responsabilità di coprire parzialmente quel taglio per non lasciare le famiglie improvvisamente in una condizione drammatica”.

Quindi le proposte. “Gli affitti brevi e/o turistici stanno diventando una vera piaga – dichiarano – sia perché tolgono dal mercato delle locazioni immobili che potrebbero dare una risposta ad intere famiglie senza casa, sia perché contribuiscono a “drogare” il mercato facendo crescere a dismisura i canoni. E’ fondamentale, a livello comunale, adottare norme che mettano un freno al proliferare di questo fenomeno (come hanno fatto la Regione e il Comune di Firenze) colpendo in particolare le attività più spiccatamente speculative e, a livello nazionale, vietare che siano fondi speculativi, nazionali e internazionaai, a gestire “flotte” di appartamenti che stanno ormai snaturando in nostri centri storici”.

“Quanti sono gli alloggi sfitti nella nostra provincia? – chiedono i sindacalisti – Quanti di questi immobili fanno parte del patrimonio di enti pubblici o di istituti di credito (che magari li hanno acquisiti in seguito alla impossibilità di una famiglia di continuare a pagare il mutuo)? Possibile che non sia possibile avere queste informazioni? Chiediamo che i comuni facciano una ricognizione dettagliata per valutare la possibilità, magari anche attraverso la Fondazione Casa, di accordi mirati al fine di destinare tale patrimonio per costruire progetti di edilizia sociale anziché destinarli alla speculazione”.

Infine. “Noi saremmo felici di confrontarci in modo strutturale su questi temi – terminano -. La legge Regionale 2/2019 (artt. 4-5), prevede l’istituito delle “commissioni territoriali per il contrasto al disagio abitativo” all’interno delle quali diversi soggetti e attori interessati e coinvolti sul tema dell’emergenza abitativa possano confrontarsi e mettere a valore proposte ed esperienze. Ebbene da anni questa commissione in provincia di Lucca non si riunisce più. Chiediamo con forza al LODE lucchese e al Comune di Lucca, in qualità di capoluogo, di convocare al più presto la commissione per provare a dare una risposta collettiva e condivisa a quello che per tante famiglie rappresenta un vero e proprio dramma”.

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