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Redazione
ANNO XIVsabato 10 Ottobre 2026
intervista

Francesco Poggi e la lezione francescana: “L’economia non può fare a meno del bene comune”

Produrre ricchezza senza decifrare il senso del domani. Questo è il cortocircuito del nostro tempo ipertecnologico. Ripensare l’economia significa rimettere in discussione le basi del nostro vivere insieme, superando la logica cieca del profitto per restituire ai mercati una bussola etica.

A guidarci in questa riflessione filosofica è il professor Francesco Poggi, docente di storia del pensiero economico all’Università di Pisa e ideatore del festival “Economia e Spiritualità“, giunto quest’anno alla sua undicesima edizione nel segno dell’ottavo centenario di San Francesco.

Ma quale legame profondo possa esistere tra la figura di Assisi e la teoria economica? “Molti sorridono – osserva il professor Poggi – quando sentono accostare queste parole“. Nato ad Assisi e figlio di un ricco mercante, il santo compì una conversione radicale: dopo aver rinunciato alle ricchezze paterne, scelse di sposare “Madre Povertà”, fondando i frati minori e predicando un vangelo di pace. La sua testimonianza ha plasmato il tessuto civile europeo, ispirando istituzioni di credito solidale come la Fondazione Banca del Monte.

Lontano dall’essere un’utopia astratta, la visione francescana si offre nella sua concretezza: il lavoro e le attività produttive non possono mai essere disgiunti dal bene comune. “L’economia tocca la vita delle persone fino al fondo – spiega il docente – poiché la professione, l’etica e il rapporto con l’ambiente non possono essere ignorati. Il profitto resta necessario per la sopravvivenza, ma non può essere l’unico obiettivo dell’azienda“.

Questa tensione etica ha guidato l’esperienza sul campo dello stesso Poggi, declinata sia nell’impegno amministrativo – come ex sindaco di Borgo a Mozzano – sia tra i banchi accademici. Per il professore, infatti, la gestione della polis e l’insegnamento condividono la stessa urgenza: applicare una sensibilità orientata ai beni comuni, alla cura e alla responsabilità collettiva, dimostrando che amministrare un territorio o fare lezione significa prima di tutto prendersi cura delle persone.

Dalla cattedra pisana, l’accademico borghigiano intercetta le inquietudini giovanili. Inseriti in un sistema consumistico, i ragazzi manifestano un profondo vuoto di senso: “I giovani oggi sentono l’assenza di un significato – evidenzia – poiché cercano stabilità ma avvertono che il soldo in tasca non basta“. Questa ferita esistenziale interpella le università: esse non devono solo trasmettere competenze tecniche, bensì insegnare principi universali, saldando la teoria economica al destino della società.

Il festival, ideato dal professore nel 2016 insieme a padre Guidalberto Bormolini, allarga lo sguardo verso la natura: non come un mero oggetto di sfruttamento, bensì come un soggetto vivente e custode di una sacralità originaria. Attraverso un fitto dialogo di saperi che unisce accademici, storici e scienziati, si restituisce alla cittadinanza un pensiero radicale e necessario. “Riabitare la misura delle cose e rimettere la persona al centro non rappresenta un esercizio di nostalgia medievale, bensì – conclude Francesco Poggi – l’unico argine possibile contro il deserto relazionale del presente, offrendo un invito a ritrovare quella saggia e originaria capacità di meravigliarsi; esattamente come insegnava ottocento anni fa San Francesco”.

Alla fine, il vero compito del nostro tempo non è accumulare macerie digitali; piuttosto, consiste nel ritrovare il coraggio della misura. In questo risiede la vera rivoluzione del pensiero economico contemporaneo: riscoprire che ogni gesto di cura verso l’altro è l’atto fondativo di un futuro possibile.

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