back to top
Pubblicità
Redazione
ANNO XIVvenerdì 16 Ottobre 2026
impresa

Francesco Tomè, il giro delle Alpi in 60 giorni: “Le Apuane terreno perfetto per allenarsi”

Le terre montane non sono soltanto un panorama da fotografare o una cima da conquistare; sono una maestra di vita, un laboratorio umano e una memoria viva da custodire. Lo spiega bene Francesco Tomè, 25enne fiorentino, regista, fotografo e corridore di montagna, che ha recentemente presentato il suo documentario “Endless Peaks” presso la sala Suffredini di Castelnuovo di Garfagnana ospite del Cai. 

​Nonostante sia nato a Firenze, per lui la montagna è una questione di famiglia e di eredità. Le sue radici affondano nelle Dolomiti: il bisnonno, Cesare Tomè, era un noto alpinista a cui è stato intitolato anche un bivacco sulle vette venete. 

​Una passione viscerale che Francesco Tomè ha trasformato nel suo percorso di studi — sta infatti completando il biennio di cinema a Milano — e nella sua professione di atleta. Le Alpi Apuane hanno rappresentato per lui il terreno di allenamento ideale per preparare le grandi imprese sportive: “Poche persone conoscono le Apuane, ma nascondono una grande difficoltà tecnica – spiega il regista –. Sono il terreno perfetto per allenarsi e le persone che le vivono ne sono i veri custodi”. 

​In “Endless Peaks”, Francesco ha documentato un’impresa straordinaria: la traversata di tutta la catena alpina compiuta in 60 giorni correndo quotidianamente la distanza di una maratona. La realizzazione del film ha richiesto uno sforzo non solo fisico, ma anche logistico e registico. Affiancato in alcune tappe chiave da una troupe di pochi elementi per le riprese con drone e videocamere, nelle giornate in solitaria ha documentato il suo viaggio direttamente con uno smartphone: “Nel documentario la montagna non è mai stata una rivale da sfidare: la montagna è più grande e forte di noi e la si rispetta e basta – dichiara Francesco Tomè –. È stata piuttosto una sfida con me stesso, un modo per ascoltarmi e trovare maggiore fiducia nelle mie capacità”.

​Quello per le aree interne e per chi sceglie di abitarle è un filo conduttore costante nella sua produzione artistica. Il lavoro precedente, intitolato “La Restanza”, è un ritratto antropologico che ha fatto tappa in moltissime proiezioni in tutta Italia, raccogliendo le voci e le storie di chi ha deciso di non abbandonare la montagna e le zone appenniniche. Il nuovo e atteso progetto, intitolato “L’ultima corsa”, torna a mettere al centro le Alpi Apuane: il documentario nasce attorno a una traversata estrema di 105 chilometri con 30 metri di dislivello (attivo e passivo), completata dall’intrepido regista in sole 36 ore, senza pause. 

​Oltre alla dimensione atletica, il progetto futuro affronta il delicato tema del lavoro montano e dell’estrazione del marmo, cercando il contatto diretto con chi lavora e vive sul territorio: l’obiettivo è quello di superare facili pregiudizi ed evitare contrapposizioni sterili: “Un cavatore io non l’avevo mai incontrato prima – confessa Francesco Tomè –. Mi ha aperto gli occhi parlare con loro e conoscere la loro versione e la loro storia”. Pur ribadendo con fermezza l’importanza fondamentale di rispettare la montagna, il giovane artista sceglie di porsi in un’ottica di dialogo costruttivo. Come sottolinea con misura lo stesso regista: “Bisogna riconoscere che le cave e il marmo sono parte della storia e della cultura delle Alpi Apuane – osserva l’intervistato – e non si può pensare di cancellarle da un giorno all’altro”.

Quello di Francesco Tomè è un viaggio spinto dall’amore autentico per l’avventura e dalla sete di esplorazione. Dove la corsa si fonde con la macchina da presa per raccontare la bellezza del viaggio e il fascino dell’ignoto. Un’esperienza visiva e umana che dimostra come la passione per lo sport e per il cinema possa trasformarsi in un’incessante ricerca di libertà, capace di ispirare a guardare sempre oltre l’orizzonte.

Dalla homepage

Ultimi articoli in Sport