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Redazione
ANNO XIVmercoledì 21 Ottobre 2026
reportage

Santiago, giorno uno: il nostro Cammino è iniziato (nel modo meno perfetto possibile)

Avevamo programmato di raggiungere Ferrol in treno da A Coruña, ma qualche minuto di ritardo e una stazione circondata da lavori e cantieri, nella quale non siamo riusciti a orientarci in tempo, ci hanno fatto perdere l’unico treno utile della mattina.

E da Ferrol, naturalmente, sarebbe dovuto iniziare tutto.

Niente paura, però. Il piano B era già pronto: il pullman. Quello che in quel momento sembrava soltanto un piccolo imprevisto si è trasformato, invece, in una di quelle coincidenze capaci di cambiare le sorti di un viaggio.

Alla stazione dei bus abbiamo conosciuto Alessia e Davide. Lei, 29 anni, veterinaria, napoletana ma residente a Bologna. Lui, 37 anni, parrucchiere, vive a Milano ma è originario di Genova.

Durante il viaggio verso Ferrol qualcosa dentro di me ha iniziato finalmente ad allentarsi. L’ansia dei giorni precedenti, le corse per preparare tutto, la stanchezza del lungo viaggio del giorno prima, i pensieri su ciò che ci aspettava: a un certo punto si sono semplicemente sciolti.

C’è stato un momento preciso, un prima e un dopo, in cui mi sono detta: “Giulia, basta. Adesso si inizia”.

Una volta scesi dal pullman abbiamo iniziato a conoscere meglio Alessia e Davide e quel poco di tensione che mi era rimasto è sparito del tutto. Alessia con il suo carattere esuberante, positivo, una battuta dietro l’altra e un sorriso contagioso. Davide più tranquillo, ma sorridente e con quella curiosità di chi sembra voler osservare e scoprire tutto ciò che incontra.

Senza averlo programmato, avevamo già trovato i nostri primi compagni di Cammino.

Con loro siamo partiti alla ricerca della credenziale, il documento che accompagna ogni pellegrino lungo il percorso e sul quale vengono raccolti i timbri delle diverse tappe. All’ufficio informazioni di Ferrol abbiamo finalmente ritirato la nostra.

Primo timbro. A quel punto non c’erano più scuse. Potevamo partire davvero.

Direzione porto di Ferrol, punto di inizio del nostro Cammino inglese. Da lì, i passi hanno cominciato ad accumularsi. Le chiacchiere si alternavano ai silenzi, il paesaggio cambiava e, quasi senza accorgersene, anche i chilometri iniziavano a passare.

Forse una parte della magia del Cammino è proprio questa: continui a mettere un piede davanti all’altro e, nel frattempo, succedono cose. Conosci persone, racconti qualcosa di te, ascolti storie, osservi ciò che hai intorno. E la strada va avanti.

Poi è arrivato il primo: “Hola, Buen Camino!”. Me lo ha detto un passante. E mi sono emozionata. Una frase semplicissima, sentita mille volte nei racconti degli altri, ma che improvvisamente era rivolta a me. E allora sì: ero davvero lì. Ufficialmente una peregrina.

La tappa prevista avrebbe dovuto concludersi a Neda, ma arrivati fin lì abbiamo deciso di continuare ancora un po’, fino a Fene. Nel mezzo anche un’altra prima volta: le nostre prime capesante galiziane a pranzo. Buonissime.

Alla fine della giornata l’app Buen Camino segnava circa 19 chilometri, percorsi tra tratti affacciati sull’oceano e altri decisamente più asfaltati. Poi l’arrivo all’ostello di Fene, la doccia – che dopo una giornata di Cammino assume improvvisamente tutto un altro valore – e di nuovo fuori per cena. Nel piatto? Ancora capesante. Sì, ci erano piaciute parecchio.

Il primo giorno finisce così: con 19 chilometri nelle gambe, quattro persone che quella mattina erano perfette sconosciute e la sensazione che qualcosa fosse finalmente cominciato.

Forse il Cammino funziona anche così. Tu pensi di aver programmato una strada. Poi perdi un treno. E la strada, in qualche modo, comincia a scegliere per te.

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