Ci sono esperienze che, anche a distanza di molti anni, continuano a vivere nella memoria delle persone. Una di queste è Radio Fornaci One, l’emittente che, nata a Fornaci di Barga negli anni Settanta, ha accompagnato per oltre 25 anni la vita di tanti cittadini della Valle del Serchio.
Erano gli anni delle radio libere, quando la voglia di comunicare, la passione per la musica e l’entusiasmo di tanti giovani davano vita a iniziative destinate a diventare parte della storia locale.
Radio Fornaci One ha rappresentato molto più di una semplice emittente radiofonica. È stata un’esperienza di partecipazione, amicizia e comunicazione, nata in un periodo nel quale bastavano una buona idea e tanta volontà per costruire qualcosa di importante.
Raccontare oggi questa storia significa anche rendere omaggio a quanti, davanti e dietro i microfoni, hanno contribuito a far conoscere Fornaci di Barga e a unire idealmente i paesi della Valle del Serchio.
Una pagina della nostra storia che merita di non essere dimenticata.
Per ricordare quella stagione, La Gazzetta del Serchio ha voluto coinvolgere Emilio Volpi, fornacino doc, uno dei fondatori e successivamente presidente di Radio Fornaci One. Con Emilio, che conosco e stimo da molti anni, ripercorriamo idealmente le tappe di questa straordinaria avventura, fatta di passione, amicizia e spirito di iniziativa.
Torniamo indietro nel tempo. Come nacque l’idea di fondare Radio Fornaci One?
«Erano anni di grande fermento, soprattutto tra i giovani. La radio rappresentava qualcosa di nuovo, uno strumento che permetteva di entrare direttamente nelle case delle persone. Anche a Fornaci c’era tanta voglia di fare e di sperimentare. Da questo entusiasmo nacque l’idea di creare una nostra emittente, capace di parlare alla gente del territorio. Non immaginavamo certamente che sarebbe diventata un’esperienza così lunga e importante».
Quali furono le prime difficoltà e chi la accompagnò in questa iniziativa?
«All’inizio non era semplice. Occorrevano attrezzature, locali e soprattutto persone disponibili a dedicare gratuitamente tanto tempo. La cosa più bella fu proprio trovare amici che condividevano la stessa passione. Ognuno portava qualcosa: chi conosceva la parte tecnica, chi amava la musica, chi aveva facilità nel parlare al microfono. Era un lavoro di squadra, sostenuto dall’entusiasmo».
Come si sviluppò Radio Fornaci One negli anni successivi?
«La radio cominciò gradualmente a farsi conoscere. Gli ascoltatori aumentavano e con loro cresceva anche la nostra responsabilità. Non volevamo limitarci a trasmettere musica, ma cercavamo di offrire programmi che interessassero le persone. Fornaci era il nostro punto di partenza, ma il nostro pubblico si estendeva a molti paesi della Valle del Serchio».
Quali erano le trasmissioni più seguite?
«La musica aveva naturalmente un ruolo fondamentale. C’erano poi le dediche, i programmi di intrattenimento e soprattutto lo sport. Le trasmissioni sportive rappresentavano un appuntamento molto atteso, in particolare la domenica. Attraverso la radio si potevano seguire le vicende delle squadre locali e sentirsi vicini alla propria comunità».
Tra i protagonisti di Radio Fornaci One ricordiamo Giancarlo Benassi, particolarmente legato alle trasmissioni sportive, e Sandra Barsanti, una delle voci dell’emittente. Che ricordo ha di loro e del contributo che hanno dato alla radio?
«Giancarlo è stato uno dei pilastri della nostra emittente. Aveva una grande passione per lo sport e sapeva trasmetterla agli ascoltatori. Anche Sandra Barsanti ha rappresentato una presenza importante, con la sua voce e la sua partecipazione alla vita della radio. Entrambi, insieme a tanti altri collaboratori, hanno contribuito a costruire quel rapporto di familiarità e amicizia con gli ascoltatori che ha caratterizzato Radio Fornaci One. Sono persone che hanno lasciato un bellissimo ricordo in questa nostra avventura».
Radio Fornaci One fu anche un luogo dove tanti giovani impararono a comunicare. Quanto contava questo aspetto?
«Contava moltissimo. La radio era un ambiente dove si imparava facendo esperienza. Molti giovani ebbero la possibilità di mettersi alla prova, superare la timidezza, assumersi delle responsabilità e lavorare insieme. Credo che questa sia stata una delle eredità più belle che abbiamo lasciato».
Come vivevate il rapporto con Fornaci, con i commercianti e con le associazioni?
«Il legame con il paese era fondamentale. Una radio locale vive anche grazie alla fiducia del territorio. Le attività commerciali, le associazioni e le persone che ci seguivano rappresentavano un riferimento importante. Volevamo che tutti sentissero Radio Fornaci One come qualcosa di proprio».
Poi arrivò il momento della conclusione di questa esperienza. Che cosa era cambiato?
«Il mondo della radio stava cambiando profondamente. Le emittenti più grandi disponevano di mezzi economici e tecnici sempre maggiori. Portare avanti una radio locale diventava sempre più impegnativo. Rimaneva la passione, ma bisognava fare i conti con una realtà diversa rispetto a quella degli inizi. Resta comunque la soddisfazione di aver realizzato qualcosa che ha accompagnato un’intera generazione».
Nel 2018 vi siete ritrovati con molti degli amici che avevano condiviso questa avventura. Che emozione è stata?
«È stato bellissimo. Ritrovarsi dopo tanti anni significava tornare, almeno per una sera, davanti a quei microfoni. Abbiamo ricordato episodi, persone, trasmissioni e momenti divertenti. Il pensiero è andato anche agli amici che non ci sono più. È stata la dimostrazione che Radio Fornaci One non era soltanto un’emittente, ma una grande famiglia».
Un’ultima domanda. Se oggi potesse tornare a quegli anni, rifarebbe tutto?
«Certamente. Quando si è giovani si affrontano le cose con entusiasmo e qualche volta anche con un pizzico di incoscienza. Ma proprio questo permette di realizzare progetti che sembrano impossibili. Radio Fornaci One mi ha dato tanto, soprattutto dal punto di vista umano. Le amicizie, le esperienze e i ricordi sono rimasti. Sapere che ancora oggi qualcuno ricorda quella radio con affetto è forse la soddisfazione più grande».