Immaginare Castelnuovo nel 1878 significa tornare indietro di quasi 150 anni, quando le strade, le vetrine e la vita quotidiana del paese erano profondamente diverse da quelle di oggi. Eppure, in tutto questo tempo, il negozio di calzature Tortelli ha continuato ad essere presente: un’attività che ha attraversato le trasformazioni della cittadina, accompagnando generazioni di clienti e diventando parte del suo paesaggio.
La storia dell’attività è quella di una famiglia che, per ben sei generazioni, ha passato il testimone di padre in figlio. Tutto cominciò quando Giuseppe Jacopo Antonio Tortelli, nel 1878, aprì il suo laboratorio di calzolaio nella storica via Barchetta – oggi Nicola Fabrizi – a pochi passi dalla piazza principale dove è rimasta per oltre un secolo.
A succedergli fu suo figlio Francesco che ampliò l’attività con una rivendita di zoccoli e ne fu titolare fino al 1923. Dopodiché fu Galliano, figlio di Francesco, a subentrare nell’attività assieme alla figlia Zelmira, e apportò anch’egli delle modifiche introducendo la vendita di prodotti in cuoio, pellami e articoli per calzolai.
Negli anni ’50 fu il momento di Luciano di prendere il posto di suo padre aggiungendo anche la vendita all’ingrosso per un territorio molto esteso che comprendeva Garfagnana, Lunigiana, Appenino Modenese e Media Valle del Serchio. Le redini sono passate poi al figlio di Luciano, Riccardo, e al nipote Tobia con il quale l’attività familiare ha raggiunto la sesta generazione.
Intervistando Tobia Tortelli proprio nel suo negozio, dove oggi lavora con il padre e una commessa, Celeste, sono emersi ricordi legati a quel luogo che risalgono all’infanzia: “Sono cresciuto qui dentro, in mezzo alle scarpe, ricordo che c’era sempre tanta gente tra clienti e familiari che erano lì a lavorare, circa otto o nove tra nonni e zii”.
Cosa significa portare avanti il testimone dopo così tanti anni?
“Ho molta passione per questo lavoro e per me significa tanto, tutto. Portare avanti questa attività che mi è stata lasciata è più di un lavoro, è casa. Dietro ci sono tanti sacrifici e un po’ di fortuna; se non avessi avuto questo nome alle spalle e un’attività già ben avviata probabilmente non avrei aperto un negozio da zero, viste tutte le difficoltà e i costi da affrontare”.
Dagli occhi della vostra vetrina, com’è cambiata Castelnuovo?
“Ho notato come sia cambiato il modo di vendere; la vendita online, per esempio, ha mutato il rapporto con la clientela. Anche la vetrina, che prima era una parte fondamentale del negozio, oggi è diventata meno fisica e più social”.
Ha conservato strumenti di lavoro del passato?
“Ricordo di aver visto spesso in negozio diversa attrezzatura da calzolaio, in particolare ho bene in mente l’incudine per realizzare i tacchi e i barattoli di mastice per incollare le suole”.
Nel corso degli anni, la vostra attività ha attraversato moltissimi momenti storici tra crisi e guerre. Qual è stato, per lei, il momento più duro?
“Il Covid è stato un momento molto difficile, accompagnato dalla lunga crisi economica”.
L’incontro è terminato con un sentito ringraziamento di Tobia a tutte le persone che hanno lavorato lì: “Un grazie enorme va a mio zio Franco che ha lavorato qua per anni e a nonno Luciano, il punto di riferimento da sempre. Grazie per avermi lasciato questo negozio.”
Dopo quasi 150 anni dal primo laboratorio nella Barchetta, la storia dei Tortelli continua a passare di mano in mano attraversando le generazioni e la storia. Sono cambiati i prodotti, il modo di fare commercio, i clienti e le persone che hanno contribuito al successo dell’attività, ma ad essere rimasto è il legame profondo con quel negozio ormai diventato casa per tutta la famiglia.
Forse il successo dei Tortelli sta proprio qua: nell’essere diventati custodi di una storia fatta di passione, professionalità e affetti capace di resistere al tempo.
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150 anni di Calzature Tortelli: una storia che guarda al futuro
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Garfagnana






