Un concerto d’eccellenza, nell’intima cornice di piazza San Giovanni a Gallicano. Il festival lirico “Serchio delle Muse” ha deliziato ieri sera (venerdì 8 agosto) il pubblico ospitando i solisti dell’Orchestra di Stato del Portogallo che si sono esibiti al fianco del soprano Alessandra Meozzi e del tenore Alessandro Fantoni, accompagnati dal M° Massimo Salotti al pianoforte.
Ad aprire la serata il saluto del Sindaco del Comune di Gallicano David Saisi: “Volevo ringraziare il Serchio delle Muse per portare la grande musica in ogni Comune della Garfagnana, con un particolare un occhio di riguardo per Gallicano perché sanno che il Maestro Luigi Roni, ideatore della rassegna, aveva col nostro paese una relazione speciale che noi continuiamo a coltivare”.
Èpoi intervenuto Fosco Bertoli, il Presidente dell’Associazione Musicale “Il Serchio delle Muse” che ha spiegato: “La musica è un valore aggiunto che dà risalto al nostro territorio”. Il Presidente ha poi lasciato la parola ad Emilia Martins, la Sovrintendente dell’Orchestra do Centro di Coimbra dott.ssa Emilia Cabral Martins: “Per noi è un grandissimo piacere essere ospiti in un luogo così bello – ha dichiarato -. Lasciamo qua il nostro cuore. Le persone qui sono veramente gentili. È un paradiso”.
Il concerto è iniziato con la presentazione del primo brano ad opera di Massimo Salotti che è riuscito, con le sue parole, a permettere una totale immersione del pubblico nel programma della serata. L’Intermezzo della Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni: un omaggio al grande compositore livornese, di cui ricorrono, proprio ad agosto, gli 80 anni della scomparsa.
Quindi ancora un tributo al dedicato al Maestro toscano, con un altro estratto dalla Cavalleria Rusticana eseguito dalla soprano Meozzi dal titolo Voi lo sapete o mamma, in cui Santuzza racconta della sua storia d’amore con Turiddu conclusa a causa della relazione che il ragazzo ha cominciato con Lola. Salotti ha poi presentato un altro compositore, Umberto Giordano, appartenente alla corrente del verismo musicale, caratterizzato dalla rappresentazione di storie drammatiche, con ambientazioni e personaggi realistici. L’aria eseguita dal tenore Fantoni è stata Amor ti vieta dall’opera Fedora, in cui sono mostrate le vicissitudini della principessa Fedora Romazoff che si concludono con tragico epilogo.
Il programma si è sposato, quindi, sull’immancabile Giacomo Puccini, di cui il Quartetto dell’Orquestra Classica do Centro e il pianista Massimo Salotti hanno proposto l’Intermezzo di Suor Angelica, opera che narra la struggente storia di Angelica, giovane nobildonna costretta a farsi monaca a causa di uno scandalo familiare e che, dopo sette anni di clausura, apprende della morte di suo figlio, avuto in segreto. La notizia devasta la donna a tal punto che decide di preparare un veleno per togliersi la vita, invocando la Madonna che le appare e le concede il perdono.
Massimo Salotti, successivamente, ha introdotto il nome di un altro Maestro, Francesco Cilea, di cui Alessandra Meozzi ha cantato Io son l’umile ancella tratto da Adriana Lecouver, in cui vengono ripercorse le vicende dell’attrice Adriana dal doloroso finale. “In questo passo lei si presenta come una serva dell’arte – ha spiegato Salotti –. Io son l’umile ancella del Genio creator ei m’offre la favella io la diffondo ai cor”. “L’opera ci pone un grande interrogativo – ha cominciato il maestro Salotti introducendo l’aria seguente – Si può sorridere avendo il cuore lacerato? Questo è quanto viene chiesto al protagonista, colpito da un profondo dolore d’amore, ma costretto a dipingersi un sorriso sul volto”. Alessandro Fantoni ha così magistralmente interpretato la celebre aria Vesti la giubba dall’opera Pagliacci, musicata da Ruggero Leoncavallo. Un grido di solitudine e sofferenza che Canio, il protagonista, offre con una disperazione che non riuscirà a sopperire e che esploderà nell’uccisione della donna amata e del suo amante di fronte a tutto il pubblico.
Nuovamente Puccini è tornato protagonista con una delle sue aree più famose, O mio babbino caro, tratta da Gianni Schicchi, la sua opera più divertente, che ruota attorno al personaggio di Gianni, un furfante che inganna una famiglia desiderosa di ottenere i beni del loro defunto parente, Buoso Donati. “In questa famiglia c’è Lauretta – ha raccontato Massimo Salotti – che faceva affidamento su quei soldi per poter sposare il suo amato, O mio babbino caro è la supplica che lei fa al padre per convincerlo a permettere le nozze”. La seguente melodia ha ripreso l’opera Fedora di Umberto Giordano, il cui Intermezzo è stato brillantemente suonato dal quartetto d’archi e dal pianista.
Di nuovo Puccini è tornato a far battere il cuore di tutti i presenti, con due meravigliosi brani: il primo tratto da Tosca dal titolo E lucevan le stelle a cui il tenore Fantoni ha prestato la voce, e il secondo Un bel dì vedremo in cui Madame Butterfly, interpretata abilmente da Alessandra Meozzi, attende con ansia e cieca fiducia l’arrivo del tenente Pinkenton “Tutto questo avverrà, te lo prometto – recita in modo struggente – Tienti la tua paura, io con sicura fede l’aspetto”.
Massimo Salotti ha poi voluto omaggiare gli ospiti portoghesi con due piccoli brani Preludio numero 4 e 5. “Anche noi abbiamo tratto importanti emozioni da questo scambio – ha raccontato –. Abbiamo avuto l’opportunità di riscoprire un autore poco conosciuto in Italia come Antonio Fragoso, che ha scritto pagine di musica straordinarie”.
Non è mancato un importante tributo anche al cinema di cui l’Italia può vantare uno dei più grandi compositori al mondo, Ennio Morricone, omaggiato dall’esecuzione dell’immortale colonna sonora di Nuovo Cinema Paradiso. Gli ultimi due brani, accolti da scroscianti applausi, sono stati scelti dal repertorio del maestro Ernesto De Curtis: Torna a Surriento e Non ti scordar di me. “Questi sono due auguri che faccio ai nostri colleghi portoghesi” – ha detto Massimo Salotti –. Tornate a Coimbra e ricordatevi di noi e del calore della nostra terra”.
Il pubblico, incantato dalla stupenda esibizione, si è alzato in piedi tra applausi e complimenti chiedendo a gran voce un bis, e così i musicisti hanno concluso con O sole mio entusiasmando tutti. Come di consueto, alla fine del concerto, c’è stato un gentile scambio di omaggi “Stavolta non abbiamo pensato ai soliti fiori – ha spiegato Fosco Bertoli porgendo i regali – ma a del buon cibo tipico”.
La serata si è chiusa così, tra note che ancora risuonavano nell’aria fresca di Gallicano e i sorrisi di chi aveva condiviso un’esperienza fatta di musica, emozione e scambio culturale. Un concerto che ha saputo unire territori, talenti e passioni, ricordandoci quanto la musica sia un linguaggio universale capace di abbattere ogni confine e di far vibrare l’anima di ognuno. Con la promessa di nuovi incontri e nuove melodie, il Serchio delle Muse conferma ancora una volta il suo ruolo prezioso nel cuore della Garfagnana.
Stasera (sabato 9 agosto) si replica in Piazza San Giacomo a Camporgiano alle ore 21. Ingresso libero.
Foto di Elisa Togneri
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A Gallicano i solisti dell’Orchestra di Stato del Portogallo: magico concerto con il “Serchio delle Muse”
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