Non sono mai stato un grandissimo appassionato di calcio. Eppure c’è stato un tempo, negli anni della mia giovinezza, in cui tifavo Inter con entusiasmo. E se penso a quella squadra, il primo volto che mi torna alla mente è quello di Sandro Mazzola.
La notizia della sua scomparsa mi ha colpito e mi ha riportato indietro di tanti anni, a quando eravamo ragazzi e il calcio si viveva in maniera molto diversa da oggi. Mi è tornato alla mente anche un piccolo particolare che credevo quasi dimenticato: nella mia camera avevo attaccato una figurina Panini di Sandro Mazzola.
Oggi può sembrare una cosa da poco, ma allora quelle figurine erano molto più di un pezzetto di carta da sistemare sull’album. Rappresentavano i nostri campioni, personaggi che ammiravamo e che cercavamo di imitare quando giocavamo a pallone. Quella di Mazzola avevo voluto tenerla nella mia camera. La guardavo e vedevo il campione dell’Inter, uno dei miei idoli. Non avrei mai immaginato che, dopo più di mezzo secolo, quella piccola immagine sarebbe tornata così nitidamente alla memoria nel giorno della sua scomparsa.
Erano altri tempi. Non c’erano partite in televisione a tutte le ore e il calcio arrivava nelle nostre case attraverso la radio, i giornali, qualche immagine televisiva e proprio quelle figurine che passavano continuamente dalle mani di noi ragazzi. Ci scambiavamo i doppioni, cercavamo quelle che mancavano e alcune, quelle dei giocatori preferiti, diventavano piccoli tesori. Quando giocavamo a pallone tra amici bastavano due sassi per fare le porte e, almeno per qualche minuto, potevamo immaginare di essere uno dei grandi campioni di allora. Mazzola, però, mi piaceva non soltanto per quello che sapeva fare con il pallone. Crescendo ho apprezzato sempre di più il suo modo di stare in campo e di comportarsi.
Per me Sandro Mazzola è sempre stato un signore del calcio. Mi è rimasta impressa anche la famosa “staffetta” in Nazionale con Gianni Rivera ai Mondiali del 1970 in Messico. Due grandissimi campioni, simboli dell’Inter e del Milan, due squadre rivali che dividevano inevitabilmente anche le passioni degli italiani. Di quella vicenda, più delle polemiche che accompagnarono le scelte tecniche, ricordo il rispetto con cui Mazzola seppe vivere anche il momento della sostituzione.
Ed è forse proprio questa la parola che associo maggiormente a lui: rispetto. Rispetto per la maglia, per i compagni, per gli avversari e per il gioco. Noi ragazzi avevamo la sensazione che certi campioni avessero anche una responsabilità verso chi li guardava, perché erano esempi che cercavamo, nel nostro piccolo, di imitare.
Con il passare degli anni la mia passione per l’Inter è diminuita e piano piano mi sono allontanato anche dal calcio. Sono cambiate tante cose, nello sport e nella vita. Ma alcuni nomi sono rimasti. Sandro Mazzola è uno di questi.
Oggi non voglio ricordarne le statistiche, i gol o i trofei. Quelli appartengono alla storia del calcio e saranno altri, certamente più competenti di me, a raccontarli. Preferisco ricordare ciò che Mazzola ha rappresentato per un ragazzo della mia generazione. E così, nel giorno dell’addio, più che lo stadio e le grandi partite, nella mia mente ritorna quella camera di tanti anni fa. E su una parete, attaccata con orgoglio, la figurina Panini di Sandro Mazzola.
Oggi quel ragazzo è diventato anziano, la passione per il calcio è quasi scomparsa, ma l’affetto per quel campione è rimasto. Il mio pensiero va alla sua famiglia, ai suoi cari e a tutti coloro che gli hanno voluto bene.
Ciao Sandro. Quella figurina non è più nella mia camera, ma dopo tanti anni è ancora lì, in un angolo della mia memoria.
ricordo
