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Redazione
ANNO XIVdomenica 25 Ottobre 2026
castelnuovo di garfagnana

Ariosto secondo Massini: a Mont’Alfonso lo story-telling di un aedo-governatore

“Messer Lodovico, dove avete mai trovate tante fanfaluche?”, una domanda che scosse Ludovico Ariosto; una domanda inaspettata, fatta proprio da quell’Ippolito d’Este a cui era stato dedicato L’Orlando Furioso; una domanda gigantesca, che porta a solcare la mente di un pilastro della letteratura italiana.

Proprio a questo interrogativo ha risposto Stefano Massini, ieri sera, nel suo racconto dell’Ariosto, a Castelnuovo; quella Castelnuovo che vide Ludovico governatore della Garfagnana dal 1522 al 1525, quella Castelnuovo che lui definiva terra di castagne e di funghi.

Un palcoscenico che si apre allo scrittore e drammaturgo italiano, nella cornice di Mont’Alfonso Sotto le Stelle, e contemporaneamente un sipario che svela ciò che correva nella mente dell’Ariosto quando si accingeva ai versi della sua opera più celebre. Cosa lo spinge a narrare di un eroe folle? Di un tempo ormai lontano: quello delle guerre di Carlo Magno? Di uomini che lottano per una donna, trascurando completamente i loro doveri da cavalieri?

Tutto questo Ludovico lo accinge da ciò che lo circonda, da un secolo, il ‘400, di profondo cambiamento, dove le Americhe si svelano all’Europa, Copernico elabora la sua teoria eliocentrica, e l’uomo perde le sue certezze; un secolo di guerre confuse, rivoluzionate dall’arma da fuoco personale: l’archibugio, dove gli alleati di ieri sono i nemici di domani; dove un piccolo Lodovico è costretto a fuggire continuamente con la madre e i fratelli. Non smetterà mai di fuggire dalla guerra, ma allo stesso tempo non smetterà mai di rincorrere le sue storie, le famose fanfaluche, inseguendo il suo desiderio di essere artista e non uomo di legge, la sua volontà di essere scrittore, non scribano.

E così nasce la follia di Orlando, rappresentazione di quel caos che Ariosto vede nel suo mondo, e che Massini ha raccontato con un monologo accattivante, dai toni rocamboleschi e mai piatti, alternando letture dall’opera, che la rendono viva, palpabile, teatrale.

Un Massini che solleva il suo numeroso pubblico, facendolo volare come volò Astolfo sul suo ippogrifo, per recuperare il senno di Orlando sulla Luna. Così è volato il tempo passato ad ascoltare Massini che, abbracciato dall’applauso infinito del pubblico, si inchina, tenendo in alto ed indicando l’”Orlando Furioso”. Dicendo che l’appaluso è per lui, quel lui che non è uno scribano, bensì sempre sarà uno scrittore.

Foto di Elisa Togneri

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