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Redazione
ANNO XIVmartedì 13 Ottobre 2026
opinione

Bambini di serie A e bambini di serie B

Ci sono bambini che oggi giocano con la scienza, in ambienti sicuri e luminosi. E ci sono bambini che oggi cercano un pezzo di pane tra le macerie. Non è merito dei primi. E non è colpa dei secondi. È soltanto la crudele lotteria della nascita che continua a dividere il mondo in bambini di serie A e bambini di serie B.

Essere costretto a restare a Perth più a lungo del previsto, a causa delle incertezze legate alla sicurezza dei voli internazionali, mi ha dato almeno un’opportunità: conoscere meglio questa città e questo straordinario paese.

Questa mattina ho visitato un grande centro giochi per bambini. Un luogo moderno, coperto, con aria condizionata, progettato con grande intelligenza educativa. Non solo giochi, ma anche percorsi dedicati alla scienza, alla scoperta della natura, al rispetto dell’ambiente e del lavoro. Qui il gioco diventa conoscenza, curiosità, crescita.

C’erano tantissimi bambini e bambine, accompagnati dalle loro mamme e dai loro papà. Ridevano, correvano, imparavano. Alcuni educatori seguivano e coordinavano le attività. Tutto si svolgeva in un clima sereno, protetto, quasi naturale nella sua bellezza. Una scena bellissima.

Eppure proprio mentre osservavo quei bambini felici mi è nata dentro una domanda che non riuscivo più a scacciare. Perché questi bambini hanno avuto questa fortuna e altri no? Perché alcuni nascono in luoghi dove tutto è pensato per la loro crescita, per la loro educazione, per la loro sicurezza, mentre altri nascono in paesi dove manca persino il latte, dove la fame è una presenza quotidiana, dove la guerra cade dal cielo sotto forma di bombe?

Ci sono bambini che oggi giocano sereni in una sala climatizzata. E altri che oggi cercano riparo tra le macerie di una casa distrutta. Ci sono bambini che imparano la scienza. E altri che imparano troppo presto che cosa significa la paura. Non è merito dei primi. E non è colpa dei secondi. È semplicemente la lotteria della nascita.

Un vecchio sacerdote, un amico che non dimenticherò mai, mi diceva spesso: “Ricordati che siamo tutti su un treno. Alla prossima stazione dobbiamo scendere.” Aveva ragione. Siamo tutti passeggeri della stessa vita, tutti di passaggio su questo pianeta. E allora viene spontaneo chiedersi perché il mondo sia organizzato in modo così profondamente ingiusto. Perché chi ha il potere di cambiare le cose spesso non lo faccia. Perché la politica, sia di destra che di sinistra, continui troppo spesso a ragionare soltanto in termini di interessi economici, strategie e equilibri di potere.

Davanti ai nostri occhi c’è un mondo che potrebbe essere molto più giusto. Le ricchezze esistono, le conoscenze anche. Eppure milioni di bambini continuano a nascere nella parte sbagliata del mondo. Lo dico con amarezza: questo non è soltanto un problema economico. È soprattutto un fallimento morale della nostra civiltà.

Forse le parole di un uomo qualunque serviranno a poco. Ma guardando quei bambini giocare a Perth non ho potuto fare a meno di pensare a tutti gli altri bambini che, nello stesso momento, stanno vivendo una realtà completamente diversa. E finché la nascita continuerà a decidere quasi tutto del destino di una persona, sarà difficile dire che il nostro è davvero un mondo giusto.

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