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Redazione
ANNO XIVvenerdì 11 Settembre 2026
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Case della Comunità: cosa sono, come funzionano e perché ci riguardano tutti

Le Case della Comunità (CdC) sono uno dei cambiamenti più importanti della sanità territoriale di prossima introduzione: non un tema per addetti ai lavori, ma un nuovo modo di accedere alle cure – dalla prevenzione alla gestione delle cronicità, dall’assistenza domiciliare alla presa in carico sociosanitaria – che può incidere, prima o poi, sulla vita di ciascuno di noi. 

Per questo riteniamo che i nostri lettori siano informati sulla loro organizzazione e sul loro funzionamento per tempo in modo di essere pronti ad utilizzare questi servizi con cognizione di causa.

La Casa della Comunità è, insieme, un luogo fisico (riconoscibile e accessibile) e un modello organizzativo: un punto in cui il cittadino può trovare risposte a bisogni sanitari e sociosanitari, grazie a un lavoro integrato e multidisciplinare e a una forte integrazione con i servizi sociali. 

Le CdC nascono dall’intreccio di tre “motori” principali:

  • PNRR – Missione 6 Salute, Componente 1, che finanzia e abilita il potenziamento della rete territoriale (reti di prossimità, strutture, telemedicina);
  • Intesa Stato–Regioni del 4 agosto 2021, con le linee di indirizzo per sperimentare strutture di prossimità;
  • Decreto Ministeriale (DM) 77/2022, che definisce modelli e standard dell’assistenza territoriale (servizi, personale, tecnologia) e prevede il monitoraggio nazionale. 

In Toscana questo percorso si innesta su una storia precedente: le Case della Salute, avviate dal 2008, che vengono “evolute” verso il nuovo modello CdC. 

Il DM 77/2022 organizza le Case della Comunità in logica HUB & SPOKE, (utilizzando proprio i due termini inglesi riferibili all’immagine della ruota: hub = mozzo, spoke = raggio) mutuandoli dal sistema anglosassone di organizzazione sanitaria.. 

  • CdC HUB: è la sede “centrale” del territorio, con un’offerta di servizi più completa. Lo standard nazionale indica 1 HUB ogni 40.000–50.000 abitanti. 
  • CdC SPOKE: sono sedi “periferiche”, più capillari, con un set di servizi essenziali e collegate funzionalmente all’HUB di riferimento (es: per quello che non fanno, rimandano e si coordinano con l’HUB). In Toscana, per le aree rurali, è stato considerato un riferimento di 10–15.000 abitanti per SPOKE, richiamando prossimità/equità e geografia locale. 

In pratica: lo SPOKE porta i bisogni “vicino casa”, l’HUB concentra i servizi più complessi e coordina la rete (anche in collegamento con il sociale). 

Cosa deve esserci dentro: servizi e presenze minime.

Secondo gli standard, ci sono servizi obbligatori sia per HUB sia per SPOKE, incentrati sulle cure primarie in équipe (MMG (Medici di Medicina Generale), PLS (Pediatri di Libera Scelta), specialisti ambulatoriali, infermiere di famiglia e comunità, ecc.

Servizi obbligatori sia in HUB che in SPOKE.

  • PUA – Punto Unico di Accesso.
  • Assistenza domiciliare.
  • Specialistica ambulatoriale per patologie ad elevata prevalenza.
  • Servizi infermieristici.
  • Sistema di prenotazione integrato con il CUP.
  • Integrazione con i servizi sociali e partecipazione della comunità.
  • (Per gli SPOKE) collegamento funzionale con l’HUB di riferimento. 

Servizi “in più” obbligatori nell’HUB (non richiesti nello SPOKE)

  • Diagnostica di base (esami strumentali e test semplici, di primo livello).
  • Continuità assistenziale.
  • Punto prelievi. 

Orari/presenze minime (standard).

  • HUB: presenza medica H24 7/7; presenza infermieristica H12 7/7 (con estensione H24 7/7 indicata come fortemente raccomandata). 
  • SPOKE: presenza medica H12 6/7; presenza infermieristica H12 6/7. 

Valle del Serchio: quali sedi sono previste?

Nella Zona “Valle del Serchio” risultano 1 HUB e 3 SPOKE:

  • CdC Castelnuovo – Via della Fabbrica → HUB;
  • CdC Gallicano – Via Beata Elena Guerra → SPOKE;
  • CdC Piazza al Serchio – Via Comunale 1 → SPOKE;
  • CdC Fornoli – Piazza Aldo Moro → SPOKE; 

Tecnologie minime: non solo muri, ma strumenti.

Per sostenere la presa in carico (soprattutto delle cronicità) sono previste dotazioni minime come:

  • prenotazione integrata con CUP
  • diagnostica di base per monitoraggio (minimo: ecografo, elettrocardiografo, retinografo, OCT, spirometro), anche tramite telemedicina. 

Quando “entrano in funzione”.

Qui vanno distinti due piani:

  1. Scadenza PNRR: il target prevede che almeno 1.038 CdC, a vello nazionale, siano messe a disposizione e dotate di attrezzature tecnologiche entro giugno 2026 (target aggiornato dopo la rimodulazione 2023). 
  1. Percorso Toscana (attivazione/validazione): la DGR (Delibera Giunta Regionale)  della Toscana n. 38/2024 chiarisce che una CdC può essere considerata attiva se:
  • eroga i servizi obbligatori previsti per il suo livello (HUB/SPOKE),
  • è validata formalmente dalla Regione,
  • e le Aziende USL presentano domanda di validazione delle singole strutture entro il 31 marzo 2026. 

Come arrivare davvero alla riforma (senza fermarsi alle inaugurazioni).
Perché il cambiamento sia credibile e non resti un insieme di aperture “di facciata”, serve passare dalla fase delle attivazioni formali a quella della piena operatività, con servizi funzionanti, personale presente, risorse garantite e risultati verificabili. In questa prospettiva, i passaggi chiave indicati sono:

  1. Recupero dei ritardi con una governance trasparente e orientata ai risultati.
    • definire una cabina di regia chiara (ruoli, responsabilità, scadenze) e un cronoprogramma pubblico;
    • distinguere tra “strutture inaugurate” e “servizi realmente attivi” (orari, prestazioni erogate, accessi, liste d’attesa);
    • attivare sistemi di monitoraggio periodico con indicatori semplici e confrontabili tra territori (es. numero di équipe operative, volumi di attività, tempi di risposta);
    • rendere tracciabili gli avanzamenti e i colli di bottiglia, con meccanismi di correzione rapida quando i target non vengono raggiunti.
  2. Un piano realistico su personale e coperture economiche oltre il PNRR.
    • quantificare il fabbisogno reale di medici, infermieri, OSS (Operatori Socio Sanitari), amministrativi e figure di supporto (anche in base ai carichi di lavoro attesi);
    • chiarire come si coprono i turni e come si garantiscono continuità assistenziale e presenza stabile, evitando modelli basati su soluzioni temporanee;
    • definire un quadro economico pluriennale: non solo investimenti iniziali, ma costi di gestione, manutenzione, formazione, tecnologie e sostituzioni;
    • esplicitare le fonti di finanziamento post-PNRR e le modalità con cui i servizi possono reggere nel tempo senza ridursi o interrompersi.
  3. Accordi operativi per rendere stabile la presenza e il lavoro in équipe.
    • formalizzare intese tra aziende sanitarie, distretti, medicina generale e altri attori per garantire copertura, orari, reperibilità e modalità di presa in carico;
    • definire protocolli condivisi: chi fa cosa, con quali tempi, con quali strumenti e come si gestiscono i passaggi tra professionisti;
    • costruire équipe multiprofessionali realmente funzionanti (non solo “sulla carta”), con momenti strutturati di confronto clinico-organizzativo;
    • prevedere strumenti di coordinamento quotidiano (agenda comune, triage, case management) e responsabilità chiare per i casi complessi.
  4. Integrazione misurabile con servizi sociali e comunità: partecipazione e presa in carico efficace.
    • rendere operativa l’integrazione sociosanitaria con percorsi condivisi con i servizi sociali, superando la frammentazione tra enti e procedure;
    • definire criteri e strumenti per l’intercettazione precoce dei bisogni (fragilità, cronicità, non autosufficienza) e la presa in carico prima dell’emergenza;
    • attivare forme di partecipazione strutturata (associazioni, terzo settore, rappresentanze civiche) non come consultazione episodica, ma come parte del modello;
    • misurare l’integrazione con indicatori concreti: numero di progetti personalizzati, follow-up effettuati, riduzione accessi impropri, continuità dei percorsi.
  5. Infrastruttura digitale e telemedicina per un modello davvero “diffuso e ibrido”.
    • rendere interoperabili i sistemi informativi (cartelle, prescrizioni, referti, prenotazioni), evitando duplicazioni e “isole” digitali;
    • implementare strumenti che semplifichino il lavoro (condivisione dati, piattaforme uniche, alert clinici) e migliorino l’esperienza del cittadino;
    • costruire percorsi standard di telemedicina (follow-up, monitoraggio, teleconsulto) con requisiti chiari: eleggibilità, responsabilità cliniche, gestione privacy, continuità;
    • integrare il digitale con la presenza territoriale: la tecnologia deve estendere e rendere più capillare il servizio, non sostituirlo o scaricarne i limiti sui pazienti.

In Toscana, la criticità principale non è “aprire” nuove sedi, ma avere abbastanza persone (e turni) per farle funzionare davvero secondo gli standard del DM 77.

Il monitoraggio AGENAS (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) al 30/06/2025 mostra infatti che nella nostra regione, a fronte di  circa 77 Case della Comunità programmate, una buona parte  risulterebbero con almeno un servizio già attivo grazie all’integrazione con le Case della Salute; più critico il tema coperture: appena 27 strutture dichiarano presenza medica attiva,  secondo standard del DM77,  e 35 strutture la presenza infermieristica secondo standard.

In pratica, solo poche sedi risulterebbero “a pieno regime”, cioè con tutti i servizi obbligatori attivi inclusa la presenza medica e infermieristica secondo DM77. 

 Il salto organizzativo è enorme perché gli standard prevedono coperture orarie molto impegnative (medici 24/7 negli HUB e 12 ore/6 giorni negli SPOKE; infermieri 12 ore/7 giorni nelle HUB e 12 ore/6 giorni nelle SPOKE), quindi servono turnazioni stabili e personale dedicato, non soluzioni “a incastro”.  

Inoltre, AGENAS chiarisce che la “presenza medica” richiesta non coincide con il sistema MMG/AFT tradizionale (i Medici di Medicina Generale organizzati in Aggregazione Funzionale Territoriale): deve essere un servizio medico aperto a tutti, senza necessità di prenotazione (tipo continuità assistenziale/ex guardia medica), il che aumenta ulteriormente il fabbisogno di medici “su base oraria” e l’esposizione alle carenze. 

A questo si aggiunge la fragilità dell’“aggancio” con la medicina generale: al 1° gennaio 2024 solo 513 MMG hanno lo studio in una Casa della Salute (il 22,8% del totale regionale) e solo 59 su 115 AFT hanno almeno un medico in CdS, segnale che portare stabilmente i MMG dentro i presidi (requisito centrale del modello) resta un punto debole. 

In sintesi, la carenza più “bloccante” per la Toscana è la mancata copertura strutturale di équipe e orari: finché non si colma il gap di presenza medica/infermieristica e non si stabilizzano accordi operativi con la medicina generale, il nuovo sistema rischia di rimanere una rete “sulla carta”, con poche sedi davvero operative e molte attive solo parzialmente.

In sintesi: la riforma non si completa quando si apre una sede, ma quando quella sede è piena di servizi, professionisti, processi e tecnologia capaci di cambiare davvero l’esperienza di cura delle persone.

Fonti

  • Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. (2024, 15 gennaio). L’AgenziaAgenas
  • Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. (2025). Report nazionale di sintesi dei risultati del monitoraggio DM 77/2022: I semestre 2025 (dati al 30/06/2025) [Report]. Geopnrr
  • Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. (2025, 12 novembre). Report nazionale di sintesi dei risultati del monitoraggio DM 77/2022: I semestre 2025 [Pagina web]. Agenas
  • Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. (2025, settembre). Il personale del Servizio Sanitario Nazionale: dati 2023 (Edizione settembre 2025) [Rapporto]. Agenas
  • Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali. (2025, 12 dicembre). Il personale del Servizio Sanitario Nazionale: pubblicato il nuovo rapporto (dati 2023) [Pagina web]. Agenas
  • Francesconi, P., & Marini, C. (2024, 5 giugno). Case della salute e medici di medicina generale in Toscana: un aggiornamento al primo gennaio 2024. Agenzia Regionale diSanità della Toscana. ARS Toscana
  • Ministero della Salute. (2022, 23 maggio). Decreto 23 maggio 2022, n. 77: Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale (GU Serie Generale n. 144 del 22 giugno 2022). Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana
  • Ministero della Salute. (2025, 10 giugno). Case della Comunità e presa in carico della persona (M6C1 I1.1). PNRR – Salute. PNRR Salute
  • Ministero della Salute. (2025, 9 giugno). Investire sul personale sanitario. PNRR – Salute. PNRR SaluteMinistero della Salute. (2025, 17 giugno). Riforma dell’assistenza territoriale. PNRR – Salute. PNRR Salute
  • Ministero della Salute. (2025, 14 gennaio). Riforma dell’assistenza territorialeMinistero della SaluteMinistero della Salute – PNRR Salute (Missione 6), pagina ufficiale “Case della Comunità e presa in carico della persona”. 
  • Regione Toscana – Delibera n. 38 del 22/01/2024, “Approvazione indirizzi per l’implementazione del modello Casa della Comunità” (PDF ufficiale banca dati atti). 
  • Regione Toscana – DGR/Delibera n. 631 del 27/05/2024, approvazione dei piani di sviluppo delle Case della Comunità (richiamata nei materiali di monitoraggio regionali/ARS). 

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