Un nuovo oggetto interstellare ha fatto la sua comparsa nel nostro sistema solare, e l’osservatorio amatoriale “G. Pascoli” di Castelvecchio Pascoli (codice Minor Planet Center D63) è tra i primi ad averlo documentato fotograficamente.
Si tratta della terza visita confermata da parte di un corpo celeste proveniente da un altro sistema stellare, dopo l’asteroide 1I/‘Oumuamua nel 2017 e la cometa 2I/Borisov nel 2019. Il nuovo oggetto, ora designato ufficialmente 3I (con “I” che sta per “Interstellar”), è stato scoperto il 1° luglio 2025 da uno dei telescopi della rete ATLAS, collocato in Cile. Inizialmente scambiato per un comune asteroide, con la designazione provvisoria A11pl3z, osservazioni successive hanno rivelato un’orbita iperbolica con eccentricità maggiore di 6, un chiaro segno della sua origine extrasolare. La traiettoria della cometa indica che proviene dalla direzione della costellazione del Sagittario, probabilmente vagando per milioni (se non miliardi) di anni nello spazio interstellare prima di incrociare casualmente il nostro sistema. Sta attraversando la nostra regione planetaria a una velocità impressionante: circa 67 chilometri al secondo rispetto al Sole.Il punto di massimo avvicinamento alla Terra (detto “perigeo”) avverrà il 19 dicembre 2025, quando la cometa si troverà nella costellazione del Leone, a una distanza di circa 270 milioni di chilometri, ben al di là dell’orbita terrestre ma comunque sufficiente per studi dettagliati. Attualmente, 3I ha una magnitudine apparente di 17,8, rendendola oltre 60mila di volte più debole di una stella visibile ad occhio nudo. Le sue osservazioni richiedono telescopi di medie e grandi dimensioni, oltre a cieli limpidi e privi di inquinamento luminoso.Nonostante la difficoltà, l’osservatorio “G. Pascoli” è riuscito a riprendere l’oggetto, che appare come un puntino appena distinguibile al centro dell’immagine ottenuta sommando 12 pose da 45 secondi ciascuna, con un telescopio riflettore da 0,4 metri.
Cometa attiva o solo un sasso interstellare?
A differenza di 1I/‘Oumuamua, che non ha mostrato alcuna attività cometaria visibile, e più simile a 2I/Borisov, 3I sembra aver sviluppato una debole chioma, segno che il calore del Sole sta sublimando i ghiacci volatili presenti nel nucleo. Questo ha convinto gli astronomi a classificarla come cometa e non semplice asteroide interstellare. Le prime stime indicano che il nucleo potrebbe avere un diametro medio compreso tra 5 e 10 Km, ma saranno necessarie ulteriori osservazioni per confermare questi dati. La chioma, visibile solo con esposizioni lunghe e filtri dedicati, appare sfumata e priva di una coda ben sviluppata, ma è probabile che l’attività aumenti man mano che si avvicina al Sole. Le comete interstellari rappresentano un’occasione unica per studiare materiali primordiali di altri sistemi solari, forse formatisi attorno a stelle diverse dal nostro Sole. Le analisi spettroscopiche in corso potrebbero rivelare composizioni chimiche differenti da quelle note nelle comete del nostro sistema, offrendoci un prezioso confronto.La comunità astronomica è in fermento: telescopi in tutto il mondo, dallo Hubble al VLT, sono già puntati su 3I per carpirne ogni segreto. L’Italia, grazie anche al contributo di osservatori amatoriali come quello di Castelvecchio Pascoli, partecipa attivamente alla raccolta dati, dimostrando che anche piccoli osservatori, se ben gestiti, possono dare un contributo concreto alla scienza.


