Per noi nati nel 1956 questo è un anno speciale: compiamo settant’anni.
Un traguardo importante che porta con sé tanti ricordi, soprattutto pensando agli amici e alle amiche di Corsagna, con i quali abbiamo condiviso gli anni più belli dell’infanzia.
Il pensiero torna subito ai giorni della scuola elementare al Pozzo, dove spesso le classi erano organizzate in pluriclasse. La scuola era un punto di riferimento importante per tutti noi: non solo per imparare a leggere, scrivere e fare di conto, ma anche per crescere insieme.
La giornata iniziava sempre nello stesso modo: entravamo in classe e, prima di tutto, facevamo il segno della croce e una preghiera.
Ricordo bene anche l’aula, semplice ma accogliente. In un angolo della stanza c’era la stufa a carbone, che nelle mattine d’inverno diffondeva quell’odore acre e inconfondibile che ancora oggi, se ci penso, mi riporta indietro nel tempo. A volte capitava che qualche ragazzo arrivasse prima degli altri e, insieme alla maestra, accendesse la stufa per scaldare l’ambiente prima dell’inizio delle lezioni.
Sulle pareti erano appesi quei bellissimi manifesti didattici che ci insegnavano a leggere e a scrivere. C’erano le lettere dell’alfabeto accompagnate dalle figure: l’uva per la U, l’oca per la O, e tante altre immagini che aiutavano la memoria dei bambini. Erano semplici, ma per noi erano importanti e facevano parte della nostra scuola.
Fra di noi c’erano i più bravi, i meno bravi e quelli nel mezzo, e io mi collocavo proprio in quest’ultima categoria: non ero né bravo né meno bravo.
Devo ammettere che a volte mi aiutavo un po’ a copiare, perché accanto a me sedeva Maddalena Alberigi, che era molto brava, ma anche Chiara Pieroni mi sosteneva in particolare nei temi.
O mi passava il fogliettino oppure mi faceva copiare il suo compito. Ricordo ancora quel gesto con affetto: era un piccolo aiuto, ma anche un modo per stare insieme e condividere la scuola con un’amica speciale.
Ricordo anche le nostre divise, che facevano parte della vita quotidiana a scuola e rendevano tutti noi un po’ più eleganti e ordinati.
Per noi maschietti si chiamava Blusina: era di colore nero, con il colletto bianco aggiunto sopra e un bellissimo fiocco azzurro.
Per le bambine c’era invece il grembiule, sempre nero, con il colletto bianco aggiunto sopra e un fiocco rosa.
Vedere tutta la classe vestita così dava un senso di unità e di festa anche nelle giornate normali, e ancora oggi mi torna alla memoria quell’immagine con grande tenerezza.
Alcuni eventi importanti del 1956. La nevicata del 1956 fu memorabile: il paese si coprì di neve fino ai tetti; era un fatto straordinario che segnò quell’anno nella memoria della comunità.
Altri eventi significativi a livello nazionale e locale fecero sentire la loro presenza: cambiamenti nella scuola, nella comunicazione e piccoli episodi a Corsagna che restano impressi nella memoria collettiva.
Erano anni diversi da quelli di oggi. A scuola andavamo a piedi, anche quando pioveva o nevicava. Nessun genitore ci accompagnava. Partivamo da casa e arrivavamo fino alla chiesa, vicino alla quale si trovava la scuola. E quando uscivamo, tornavamo a casa da soli, percorrendo con tranquillità le strade del paese.
Durante la ricreazione mangiavamo una piccola merenda, spesso un semplice panino con o un po’ di marmellata. Poi tutti nel piazzale a giocare, ridere e stare insieme.
E guai ad arrivare in ritardo a scuola. La maestra non lo tollerava e il rimprovero era immediato.
Ricordo ancora un episodio che mi riguarda. Frequentavo la seconda elementare, quando le lezioni si tenevano anche nel pomeriggio. Prima di andare a scuola mi fermai un momento nell’orto di Osvaldo, alla Fontanaccia, per mangiare qualche chicco d’uva. Arrivai in ritardo e con le mani sporche di succo d’uva, e la maestra Ersilia Papera non mancò di farmelo notare. Ricordo ancora la bacchettata sulle mani, un gesto che allora faceva parte dei metodi educativi di quei tempi e che serviva a insegnarci disciplina e rispetto delle regole.
Con il passare degli anni arrivarono anche le prime scampagnate con gli amici, momenti vissuti con entusiasmo e con quella leggerezza che appartiene alla giovinezza.
Con alcuni di noi l’amicizia è rimasta forte ancora oggi. Ci incontriamo spesso perché abitiamo nello stesso paese, Corsagna, e ogni volta ritroviamo quello spirito di compagnia che non ci ha mai abbandonato.
Restano nella memoria anche le prime uscite con il gruppo parrocchiale, le serate di festa, i primi balli alle feste del paese. E, per qualcuno, anche i primi baci, timidi e pieni di emozione, proprio tra quelle stesse strade e piazze dove eravamo cresciuti insieme.
Molti di noi sono rimasti a Corsagna, altri hanno preso strade diverse e hanno lasciato il paese. Ma quando ci incontriamo, dopo tanti anni, torniamo sempre con la memoria a quei giorni semplici e sereni, alla scuola, alla piazza, alle strade del nostro paese.
Per questo il 2026 è un anno speciale per noi ragazzi del 1956 di Corsagna.
Un’occasione per guardarci indietro con gratitudine e per ricordare insieme un tempo che ha lasciato dentro di noi un segno profondo.
Oggi, molti di noi sono diventati nonni, e vedendo i nostri nipoti crescere ritroviamo in loro un po’ di quella stessa spensieratezza e curiosità che avevamo da bambini. Così la nostra storia continua, tramandando affetti, ricordi e l’amore per Corsagna alle nuove generazioni.
A tutti i miei compagni e compagne di allora voglio rivolgere un augurio sincero: che questi settant’anni siano accompagnati dalla salute, dalla serenità e dalla gioia di continuare a sentirci, ancora oggi, un po’ come i ragazzi di allora.