Australia, Nuova Zelanda, Marocco, Egitto. E Italia, ovviamente. Docenti e studenti da tutto il mondo, che si sono dati appuntamento qui, nel meraviglioso borgo di Coreglia Antelminelli, per immergersi in due settimane davvero intense – di studio, sperimentazione e confronto – che hanno restituito al territorio una nuova visione di spazio: un arricchimento per loro, certo, ma anche per la comunità che li ha ospitati e che oggi, al Palazzo Il Forte, ha voluto toccare con mano il risultato creativo di questo soggiorno.
L’open day della quinta SMAC Summer School 2026 è stato un tripudio di innovazione, utilità e bellezza. Nella sala espositiva, all’ingresso di questo luogo profondamente identitario e simbolico, cuore pulsante della vita culturale coreglina, le opere di arte, design e architettura realizzate dai 14 partecipanti della scuola utilizzando tecniche all’avanguardia come la manifattura additiva: un processo industriale che crea oggetti tridimensionali aggiungendo materiale strato dopo strato, partendo da un modello digitale 3D.
Più che una mostra, un grande laboratorio artigianale dove uomo e macchina dialogano trovando una perfetta sintesi tra passato, presente e futuro. C’è da rimanere sbigottiti davanti al miracolo di questi oggetti che prendono magicamente forma grazie ad una tecnologia avveniristica e d’avanguardia che non esclude, ma anzi valorizza il pensiero umano. Alla base di tutto, infatti, c’è l’idea. L’originale progetto che questi ragazzi e ragazze hanno concepito e disegnato, ispirandosi ai luoghi che li circondano.
E allora ecco la riproduzione di una maschera del conte Camillo Benso di Cavour, ricalcata su quella conservata al Museo Civico della Figurina di Gesso e dell’Emigrazione “Guglielmo Lera”; o quella di un gatto adagiato dentro una valigia di cartone, emblema dei figurinai coreglini emigrati all’estero. Pensare che proprio qui a due passi, a Palazzo Vanni, si insegnava l’arte della manifattura di gesso, che era pura manualità, fa pensare all’evoluzione che la tecnica ha avuto nel corso del tempo, ma anche alla centralità che Coreglia, da sempre crocevia di artisti, non ha mai perduto.
Cinque anni. Cinque edizioni della SMAC che fanno di questa scuola internazionale, ormai, una realtà consolidata sul territorio e sempre più connessa al tessuto cittadino. “Essere giunti al quinto anno è, per noi, un importante traguardo – afferma il presidente Stefano Giovacchini -. Un punto di svolta. Cominciamo ad essere riconosciuti anche oltre i confini locali e all’estero, ma sono le associazioni locali che vogliamo maggiormente coinvolgere. Con questa edizione abbiamo rafforzato la nostra collaborazione con il comune e con il museo, proprio nell’ottica di fonderci sempre di più con la realtà che ci ospita”.
La scuola ha un legame veramente forte con Coreglia. Un po’ per la sua gloriosa storia e un po’ perché qui, in questo borgo montano, l’arte diventa anche uno strumento di rigenerazione urbana. Un veicolo di rilancio. Una risposta all’abbandono delle aree interne. Qui, tra queste montagne, l’opera acquista una duplice dimensione, etica e estetica, unendo la bellezza all’utilità concreta per il cittadino e guardando alla sostenibilità con il riutilizzo di materiali di scarto e poco impattanti con l’ambiente ed il paesaggio.
La limonaia del Forte, da anni palcoscenico naturale di eventi culturali ed artistici, ha fatto da cornice alla cerimonia di premiazione della SMAC che ha voluto consegnare, ad ogni partecipante, un attestato a conclusione della Summer. Matilde Gambogi, delegata al museo, e Marcello Lera hanno voluto salutare i giovani artisti ringraziandoli per il loro contributo: ogni loro opera, infatti, troverà collocazione nel territorio comunale di Coreglia lasciando così un segno tangibile del loro passaggio.
È stata quindi l’occasione per presentare, in anteprima assoluta, un’opera speciale dello scultore spagnolo Bartolomé Palazón Cascales, nata proprio all’interno dei laboratori della scuola. A seguire, poi, il talk pubblico “Dal Rifiuto alla Scena” in cui si esplorato il legame virtuoso tra economia circolare e cultura, svelando le inedite scenografie dello spettacolo teatrale “Che ne sai tu dell’amore”, realizzate in stampa 3D di grande formato utilizzando plastiche riciclate post-consumo fornite da Revet, industria leader nella gestione integrata del ciclo dei rifiuti.
Al dibattito hanno partecipato Alessia Scappini, amministratore delegato di Revet, il coordinatore del Teatro Era Piergiorgio Cheli, il drammaturgo e autore Michele Santeramo e lo stesso Giovacchini.
La SMAC conferma così la sua vocazione globale e, allo stesso tempo, locale. Un’iniziativa resa possibile dallo storico e prezioso contributo di Confindustria Toscana Nord, CNA Lucca e Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che, tra le altre cose, ha permesso di offrire quest’anno la partecipazione gratuita a quattro giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, dando loro accesso a tecnologie d’avanguardia.
“Il futuro ha un cuore antico” scriveva il grande Carlo Levi. E Coreglia ha dimostrato, ancora una volta, che ogni quercia ha bisogno di profonde radici per crescere robusta e rigogliosa.
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Da tutto il mondo a Coreglia per SMAC: la rigenerazione dei borghi passa dalla stampa 3D
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