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Redazione
ANNO XIVmercoledì 23 Settembre 2026
reportage

Dalla Lodovica al Parco Fluviale del Serchio. La Gazzetta saluta Marine e Antoine: “Il nostro viaggio continua”

Ci sono incontri che nascono per caso e che, nel giro di pochi giorni, diventano qualcosa di diverso. Marine e Antoine li avevamo visti per la prima volta lungo la Lodovica, a Borgo a Mozzano, con quella roulotte blu e i loro cavalli che avevano inevitabilmente attirato gli sguardi e la curiosità di tante persone.

Da quell’incontro è nato il primo articolo de La Gazzetta del Serchio, seguito da migliaia di lettori, ma soprattutto è nata la voglia di andare oltre: capire chi fossero quelle due persone che avevano scelto di attraversare lentamente strade e paesi, affidando una parte importante della loro vita ai cavalli e a una piccola casa su ruote.

Ieri, insieme a mia moglie Emanuela, sono andato nuovamente a trovarli. Questa volta l’appuntamento era a Lucca, al Parco Fluviale del Serchio, dove Marine e Antoine si erano fermati con la loro roulotte e i quattro cavalli.

Ormai mi piace chiamarli amici. Forse perché, fin dai primi momenti, è nata una curiosità reciproca: noi volevamo conoscere loro, ma anche loro volevano sapere chi fossimo noi, conoscere qualcosa della nostra vita e capire perché ci fossimo interessati tanto al loro viaggio.

Ad accoglierci, prima ancora delle parole, c’era quell’ambiente particolare che ormai accompagna la loro vita: la roulotte blu e, naturalmente, i quattro cavalli. È difficile rimanere semplici osservatori davanti a una realtà del genere. Così, quasi spontaneamente, la conversazione si è trasformata in una lunga intervista a quattro.

Giovanni: Marine, Antoine, partiamo dall’inizio. Come nasce l’idea di lasciare una vita più tradizionale e partire con una roulotte trainata dai cavalli?

È stato un progetto costruito poco alla volta. Prima di partire abbiamo dovuto preparare la roulotte e soprattutto fare in modo che i cavalli potessero viaggiare in sicurezza. Ci sono voluti alcuni mesi di lavoro prima che la nostra roulotte blu fosse pronta e che anche noi fossimo davvero preparati a metterci in viaggio“.

Quando siete partiti per la prima volta e quanti eravate?

La prima partenza è stata nell’aprile del 2023, quando abbiamo fatto il giro dell’Ariège, in Francia. Poi, nel luglio dello stesso anno, siamo partiti definitivamente verso nuovi orizzonti. All’inizio eravamo due persone, tre cavalli, tre cani e un gatto“.

Giovanni: Oggi invece vi abbiamo incontrato con quattro cavalli. Che cosa rappresentano per voi? Sono semplicemente gli animali che permettono alla roulotte di muoversi?

No. I cavalli sono parte essenziale del nostro viaggio e della nostra vita. Il nostro modo di spostarci deve rispettare prima di tutto loro, i loro tempi e le loro necessità“.

Emanuela: Viaggiare così significa procedere molto lentamente. Come si svolge una vostra giornata?

Ci muoviamo a circa quattro chilometri all’ora. Ogni giorno dobbiamo trovare erba e acqua per i cavalli e un luogo adatto dove fermarci. La roulotte è molto leggera proprio per garantire maggiore comfort ai cavalli e lo spazio a nostra disposizione è piccolo, quindi portiamo con noi soltanto ciò che riteniamo necessario“.

Giovanni: Eppure, dentro quel poco spazio, avete portato anche una parte importante delle vostre passioni.

Sì. Abbiamo gli strumenti musicali, il materiale per lavorare artigianalmente il cuoio, tutto ciò che serve per prenderci cura dei cavalli e anche alcuni libri. L’elettricità che utilizziamo viene dai pannelli solari“.

Emanuela: C’è poi il vostro spettacolo, Le conte de la Roulotte bleue. Come è nato?

È nato in Dordogna. Nessuno di noi aveva esperienza nel mondo dello spettacolo, ma sentivamo il desiderio di trasmettere dei messaggi, condividere qualcosa della nostra vita e creare momenti nei quali incontrare le persone“.

Giovanni: Quali sono i messaggi che cercate di portare con voi?

Ci interessano molto il rapporto tra esseri umani e non umani, la comunicazione con gli altri animali e le questioni ecologiche. Sono valori che cerchiamo di esprimere attraverso lo spettacolo, ma soprattutto attraverso il nostro modo di vivere“.

Emanuela: Dopo tanto tempo sulla strada, che cosa vi ha dato questo viaggio e che cosa invece vi è mancato?

Abbiamo vissuto moltissime cose belle e l’Italia ci piace molto. Ma il viaggio può essere anche faticoso e, in alcuni momenti, ci siamo sentiti soli e isolati. Per questo abbiamo deciso che per l’inverno torneremo in Francia“.

Giovanni: Prima, però, il vostro viaggio in Toscana continua.

Sì. Rimaniamo ancora per un periodo sulle strade della Toscana e ci piacerebbe rappresentare il nostro spettacolo anche nella zona di Lucca, trovando un luogo adatto e persone disponibili ad accoglierci“.

La conversazione continua ancora a lungo, spesso andando oltre le domande preparate. Ed è forse proprio questa la parte più bella dell’incontro: a un certo punto non sembra più nemmeno un’intervista. Siamo quattro persone sedute a parlare, provenienti da esperienze profondamente diverse, che cercano semplicemente di conoscersi.

Quando io ed Emanuela lasciamo il Parco Fluviale del Serchio, rimangono dietro di noi Marine, Antoine, la loro roulotte blu e i quattro cavalli. Ma questa volta ce ne andiamo con una sensazione diversa rispetto al primo incontro sulla Lodovica.

Allora erano due viaggiatori misteriosi che avevano acceso la nostra curiosità. Oggi hanno un nome, una storia, dei sogni, delle difficoltà e un progetto da raccontare.

Forse il bello del nostro mestiere è proprio questo: vedere qualcosa che incuriosisce, fermarsi, fare una domanda e non accontentarsi della prima risposta. Perché dietro una roulotte che attraversa lentamente una strada può esserci un mondo intero.

Noi abbiamo provato a entrarci in punta di piedi. E questa volta, salutandoci, abbiamo avuto la sensazione di non lasciare soltanto i protagonisti di un reportage.

Lasciavamo degli amici.

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